adesso!

11 settembre e la mia loop generation

 


Sto facendo i pop corn.
Non li so fare, mia madre mi ha spiegato mille volte ma niente, tutte le volte li brucio.
Ma oggi me lo sento che ce la farò.
Non può essere così difficile.
Devo solo stare attenta. E aspettare.
Una volta messo il coperchio sulla pentola, devo fare caso ai rumori, alle piccole esplosioni dei chicchi di mais che faranno sbocciare mia cena.
Ho 15 anni e ogni volta che mi capita di cenare da sola preparo cose che somigliano più a una merenda sbagliata o a una colazione in ritardo: pane e marmellata, gelato e frutta,  patatine fritte, pop corn, appunto.
Mi piacerebbe usare la “scusante” dell’età ma a distanza di 15 anni esatti ceno spesso allo stesso modo .
Come se il tempo si fosse fermato. 
Ovviamente ho la musica nelle orecchie perché anche una pentola sul fornello deve avere la sua colonna sonora. La musica conserva le cose nella testa, le piazza per bene in ogni angolo e gli dà un senso.
J. non c’è . Sono mesi che non c’è.
Mi ha lasciata sola a bruciare al sole di un’esate e di un’età in cui, meno che mai, sono pronta a essere triste per amore.
E invece mi riesce benissimo.
Siamo esplosi come due chicchi di mais e siamo rimasti a rosolare sul fuoco, per troppo tempo.
Il solito errore che faccio anche con i pop corn.
Ma non oggi, oggi le cose sono cambiate. Lo dice anche la tv, è da ieri che lo dice: “11 settembre, hanno colpito il cuore dell’America, le Twin Towers sono crollate”
E io non so che pensare.
È da ieri che non penso.
A 15 non si può sapere cosa pensare di una cosa del genere.

Ma la verità è che nessuno sa cosa pensare ma quelli che hanno più di 15 anni si sentono sempre in dovere di dire qualcosa, di spiegarci.
“Non rimarrà che un buco, uno zero enorme nella storia”.
Non ci credo.
Mi tolgo le cuffiette e consulto la Bibbia. Cioè Mtv.
Mtv manda in onda il video di Imagine a ripetizione, tutto il
giorno. Un loop di John e Yoko che sono fermi, seduti su un
letto, nella loro rivoluzione orizzontale: la vera ribellione è fermarsi.
La casa è vuota, la pentola non dà  ancora segni di esplosioni.
Per far fiorire i pop corn ci vuole tempo.
Così mi fermo anche io e guardo il video. A ripetizione.
Più va avanti Imagine, più l’immobilità
di John e Yoko si trasforma e, alla luce dei nuovi fatti,
somiglia a una minaccia, a una sentenza che pesa sulla nostra
generazione: voi non sarete sdraiati in segno di protesta,
sarete paralizzati in segno di apatia. Restate in loop fino a nuovo ordine.
Sono imbambolata, non so ancora che pensare ma comincio a sentire qualcosa, un disagio che avvia un motore emotivo, un loop di emozioni confuse che mi farà muovere e restare sempre allo stesso posto, allo stesso tempo, e adesso che ho il doppio degli anni mi sento ancora in quella cucina con quella canzone in testa e l’odore di pop corn. Un odore sempre più forte.
Imagine finisce e ricomincia,
le torri ancora fumano
E fuma pure la cucina: i pop corn si sono bruciati. 
Il loop continua anche quando torna J.

Senza dire nulla si presenta alla porta per baciarmi ancora una volta senza motivo. E entriamo insieme in un futuro in loop, fatto di esplosioni, bruciature e notizie tragiche, tutto buttato in un unico pentolone che non sappiamo gestire. Ma almeno siamo insieme a immaginare qualcosa di migliore anche se l’odore di bruciato ancora si sente.