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Generazione ZERO euro

generazione zero euro

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Ho ventisette anni e lavoro circa 61 ore a settimana.

Lavoro circa 61 ore divise in due lavori: dalle 8.30 alle 12.30 14.30 19 come praticante avvocato, il week end e qualche sera a settimana come cameriera in pizzeria.

Mi chiamo Laura, ma per raccontare la mia storia potrei chiamarmi Luca, Andrea, Claudia, Tania, Gigi, Filippo e così via.

Non è la mia storia, ma la nostra storia.

Lavoro dai tempi dell’università: baby-sitter, cameriera, quello che c’era da fare, insomma, il famoso “quello che trovo”.

Guadagnare qualcosa per alleggerire le tasche dei genitori e per comprare qualcosa con i miei soldi, non aveva prezzo.

E’ statodurante quel periodo che ho capitolo fosse il vero valore dei soldi.

Maglietta euro 29,90. Mi costerebbe quasi 5 ore di lavoro. Ma ne ho davvero bisogno? La rimetto al suo posto.

Oppure, quando desideravo qualcosa e pensavo a quante ore avrei dovuto lavorare, facevo il calcolo e, quando andavo a prenderlo, ammazza che goduria.

Mi sono laureata nel frattempo, in legge.

Non sono figlia di nessuno, o meglio, sono figlia di papà e mamma, ma non abbiamo nessun legame con Anna Magnani e non sono né la figlia né la nipote di quel famoso avvocato di Genova.

-“Ma hai i genitori avvocati?”-

-“No”-

-“Ma conosci qualcuno?”-

-“No”-

-“E allora come fai?”-

Papà e mamma hanno un negozio.

Ho iniziato praticantato con la curiosità di capire se questa professione mi appartenesse davvero o fosse stato un errore di percorso.

Un colpo al cuore per mio padre, lui che metterebbe tutti al rogo “notai, bancari e avvocati, tutta quella casta, che si fanno le leggi da soli”.

Che dispiacere che gli ho dato.

Ho iniziato praticantato lo scorso novembre: 8 ore al giorno, dal lunedì al venerdì, il sabato in caso di estrema urgenza.

«Non possiamo darti niente, ma tutto quello che c’è da imparare te lo insegneremo».

8 ore al giorno dal lunedì al venerdì per ZERO euro.

Sì, zero euro.

Finisco alle 19.00 (se tutto va bene) e poi, con la testa che mi scoppia, vado in pizzeria.

Il giorno dopo non mi sento le gambe, si perché il praticante avvocato non sta seduto dietro una scrivania e basta, no, fa i chilometri in tribunale, in posta, al Tar, uffici, cancellerie, camera di commercio, ovunque.

Vado a dormire all’una e la sveglia suona alle 7.

Il primo giorno che sono andata a fare la prova in pizzeria, Vanessa mi facevano domande per conoscermi.

-“Studi?”-

-“No, ho finito. Ho studiato legge, sono laureata e adesso faccio praticantato”-

-“Fai praticantato e poi vieni qui?”-

-“Si”-

-“E perché? “-

-“Perché  Non mi pagano, il praticantato funziona cosi”-

Non rispose, ma la sua faccia parlò chiaro “ASSURDO”.

Lavoro 61 ore a settimana per pagarmi quel poco che posso permettermi con i miei soldi.

Lavoro 61 ore perché ho dignità e a 27 anni non posso chiedere la “paghetta”.

Lavoro 61 ore per un esame di Stato che potrei non passare.

Lavoro 61 ore con la speranza che la ruota giri anche per me.

Lavoro 61 ore e tutti i giorni piango di nascosto.

Lavoro 61 ore con un sorriso amaro.

Lavoro 61 ore come tanti altri.

Lavoro 61 ore per 200-300 euro al mese dipende quante volte mi chiamano in pizzeria.

Lavoro 61 ore perché non posso fare diversamente. 

Ho ventisette anni e lavoro circa 61 ore a settimana.

Lavoro circa 61 ore divise in due lavori: dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 19:00 come praticante avvocato; il week end e qualche sera a settimana come cameriera in pizzeria.

Mi chiamo Laura, ma per raccontare la mia storia potrei chiamarmi Luca, Andrea, Claudia, Tania, Gigi, Filippo e così via.

Non è la mia storia, ma la nostra storia.

generazione zero euro

Lavoro dai tempi dell’università: baby-sitter, cameriera, quello che c’era da fare, insomma, il famoso “quello che trovo”.

Guadagnare qualcosa per alleggerire le tasche dei genitori e per comprare qualcosa con i miei soldi, non aveva prezzo.

È stato durante quel periodo che ho capito il vero valore dei soldi.

Maglietta euro 29,90. Mi costerebbe quasi 5 ore di lavoro. Ma ne ho davvero bisogno? La rimetto al suo posto.

Oppure, quando desideravo qualcosa e pensavo a quante ore avrei dovuto lavorare, facevo il calcolo e, quando andavo a prenderlo, ammazza che goduria.

Mi sono laureata nel frattempo, in legge.

Non sono figlia di nessuno, o meglio, sono figlia di papà e mamma, ma non abbiamo nessun legame con Anna Magnani e non sono né la figlia né la nipote di quel famoso avvocato di Genova.

«Ma hai i genitori avvocati?».

«No».

«Ma conosci qualcuno?».

«No».

«E allora come fai?».

Papà e mamma hanno un negozio.

Ho iniziato praticantato con la curiosità di capire se questa professione mi appartenesse davvero o fosse stato un errore di percorso.

Un colpo al cuore per mio padre, lui che metterebbe tutti al rogo “notai, bancari e avvocati, tutta quella casta, che si fanno le leggi da soli”.

Che dispiacere che gli ho dato.

Ho iniziato praticantato lo scorso novembre: otto ore al giorno, dal lunedì al venerdì, il sabato in caso di estrema urgenza.

«Non possiamo darti niente, ma tutto quello che c’è da imparare te lo insegneremo».

Otto ore al giorno dal lunedì al venerdì per ZERO euro.

Sì, zero euro.

Finisco alle 19:00 (se tutto va bene) e poi, con la testa che mi scoppia, vado in pizzeria.

Il giorno dopo non mi sento le gambe, sì perché il praticante avvocato non sta seduto dietro una scrivania e basta, no: fa i chilometri in tribunale, in posta, al Tar, uffici, cancellerie, camera di commercio, ovunque.

Vado a dormire all’una e la sveglia suona alle sette.

Il primo giorno che sono andata a fare la prova in pizzeria, Vanessa mi faceva domande per conoscermi.

«Studi?».

«No, ho finito. Ho studiato legge, sono laureata e adesso faccio praticantato».

«Fai praticantato e poi vieni qui?».

«Sì».

«E perché?».

«Perché NON mi pagano, il praticantato funziona così».

Non rispose, ma la sua faccia parlò chiaro: ASSURDO.

Lavoro 61 ore a settimana per pagarmi quel poco che posso permettermi con i miei soldi.

Lavoro 61 ore perché ho dignità e a 27 anni non posso chiedere la “paghetta”.

Lavoro 61 ore per un esame di Stato che potrei non passare.

Lavoro 61 ore con la speranza che la ruota giri anche per me.

Lavoro 61 ore e tutti i giorni piango di nascosto.

Lavoro 61 ore con un sorriso amaro.

Lavoro 61 ore come tanti altri.

Lavoro 61 ore per 200/300 euro al mese dipende quante volte mi chiamano in pizzeria.

Lavoro 61 ore perché non posso fare diversamente.