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Capisci di invecchiare guardando The Voice of italy

the voice of Italy 2

Martedi scorso c’è stata la finale del talent Rai The Voice of Italy.

Come da buona tradizione Rai i palinsesti invernali si chiudono a maggio e poi comincia la programmazione estiva fatta di film riciclati, spezzoni presi dalle teche e festival musicali.

L’appuntamento con questi talent musicali è un must familiare. Non di quelli della De Flippi però, che c’ho un figlio radical chic che mi dà soddisfazioni e che non sa cosa sia Il Grande Fratello.

E allora martedì tutti pronti davanti al Tv a commentare The Voice of Italy.

E capisci che stai invecchiando proprio lì. Seduta accanto a un quasi maggiorenne, pensando che tu, rockettara e metallara hai ancora qualcosa da dire a questi millenials. Ma non va proprio così.

Perché, proprio come faceva tuo padre, cominci a chiedere all’adolescente vicino che razza di musica ascoltino. Che noi si che eravamo fighi, non questi vestiti di stracci che non infilano due accordi uno dietro l’altro manco per caso.

E ti chiedi ancora quale delle due cantanti sia la concorrente e quale la cantante che ha venduto milioni di dischi.

Non le conosci entrambe, ti sembrano pivelle che Castrocaro levate proprio. E invece il millenials lì ti dice “Ma come, mamma, non conosci Lizzo???”

No che non la conosco, se è nata quando ero già diplomata e fa rap che per me non è musica e neanche poesia come vogliono farmi credere.

E poi, ‘sti giudici di The Voice of Italy. Ma ti rendi conto che mi ritrovo a rivalutare Gigi D’Alessio come cantante?

Almeno lui è diplomato al conservatorio, risulta essere il nome con più depositi Siae in Italia. 750 brani registrati e 20 milioni di dischi venduti… non sarà Madonna, non è il mio genere preferito, ma capite che cos’è quest’uomo??

Accanto a lui è seduto un tipo in tuta dorata. Occhiali tipo aviator, collanone prese al compro-oro di Harlem che, dice sempre mio figlio, è famoso per le sue canzoni trap. Sarà mica un frate? Gli chiedo.

E a seguire una bella ragazza con delle codine in testa, occhi verdissimi, tutina lurex attillata dalla quale sporgono due promontori. È una cantante. Ha fatto 2 (duedicodue) canzoni. È figlia d’arte.

Non come Nikka Costa però (ve la ricordate Nikka, figlia di Don?).

Fa Lamborghini di cognome. Ah, dico al millenial interessato ai promontori, ‘na raccomandata in pratica.

“Ma no, ma’…. Twerka benissimo nei suoi video”.

Ah. Peccato che ho dovuto cercare cosa significasse twerk prima di vomitare. Non è questione di bigottismo, è che proprio non capisco come possa far successo in campo musicale una che muove il lato B e basta. E’ proprio questo il segreto del successo? Allora datemi della bigotta.

Infine Morgan, che almeno conosco. Avrà fatto anche lui si e no 3 dischi ma sembra dire cose sensate. Che poi, se quelle 3 canzoni sono dei capolavori come i pochi dischi che ha fatto Jeff Buckley andrebbe anche bene, eh?.

E comunque Morgan almeno capisce la musica, la conosce, interviene in modo tecnico. E infatti dice mio figlio che lui lo conosco perché è un mio coetaneo. Vecchio in pratica.

E capisci anche di invecchiare proprio lì, una sera di quasi estate. Guardando The voice of Italy.

Perché non conosci i cantanti che duettano coi talenti in gara. Perché dubiti della validità dei giudici di The Voice of Italy. Perché pensavi fino a ieri che avere visto i concerti dei Rolling Stones, dei Depeche Mode, degli U2 e tanti tanti altri ti desse diritto di pensare di essere giovane.

E invece i tuoi figli non sanno manco di che parli e ti prendono per quelle groupies sessantenni che ricordano i bei tempi di quando si levavano il reggiseno sotto il palco del loro rocker preferito (che tristezza penseranno tra sé e Sé).

Però poi la rivalsa.

Alla terza canzone. La presenta Morgan. Il suo pupillo duetterà con Holly Johnson. Che il pupillo non conosce ma io si. Se vi dico Frankie goes to Hollywood mi dite vecchia o cosa?

Ha i capelli imbiancati, ma sul palco parte la musica e sembra ancora superfigo. E canta con un ventenne, e non ha niente da invidiargli. A mio figlio piace la parte rappata, ma non mi frega.

Perché il pubblico si infervora, i bassi ti arrivano al cuore anche se sei seduta sul divano.

E il twerk di Elettra sembra un fatto da educande al confronto del testo (che guarda caso fu censurato in Inghilterra all’epoca).

E infatti Gigi commenta: “Io che non capisco l’inglese sapevo perfettamente il testo di questa canzone”

Io starò pure invecchiando, ma il rock non ha età.