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messa di Pasqua

Domenica mattina. Pasqua.
Alle 11.20 io e la mia famiglia avevamo già occupato in chiesa una scomoda panca senza poggiaschiena ma strategicamente vicino all’uscita, mettendo in atto tutte le procedure standard per uscire illesi dalla Messa di Pasqua.

Trattasi di una delle 3 celebrazioni da fantacredenti, quelli che “sono cattolico ma non frequentante, vado solo a Natale, Pasqua e Domenica delle Palme”. Essendo quindi frequentata da un’alta percentuale di fedeli poco avvezzi ai luoghi di culto, ti ritrovi circondato da divi del cinema sudamericano, corredati di fantasiosi abiti da cerimonia, sobri come gli invitati di un matrimonio gipsy su Real Time.

Messa di Pasqua

Tra gonne corte plissettate che facevano tanto festa quando Monica Bellucci indossava maglioncini con spalline spesse 30 centimetri sul catalogo Postalmarket e tacchi sostituiti da zeppone di gomma di pachidermica memoria, mi perdo nella contemplazione di un brutto-talmente-brutto da fare il giro e diventare bello.

Improvvisamente sento dei tonfi, per un attimo la mia mente ricostruisce l’immagine della breccia di Porta Pia, mi giro allarmata e a sorpresa Ella m’appare! Non la Madonna, bensì una signora vestita di tutto toulle, trasparenze e colori audaci su reggiseno calibrato nero, contenente le giuste grazie di una donna non giovanissima e gioiosamente in sovrappeso… osservo questo colosso vestito a festa precipitarsi verso l’esterno sui suoi tacconi modello “troppo di classe per indossarli quando fai spesa”. In un secondo mi sento toccare il braccio dal mio compagno e insieme sussurriamo “Alviiiinnnn”!

 

Intanto la celebrazione procede e ho tutto il tempo per ascoltare le ultime suonerie del momento, a volte gli evergreen che simulano i vecchi telefoni Sip ti riportano indietro nel tempo, poi scopri le nuove tendenze del momento e ti compiaci nel riconoscere temi e versacci ormai fuori moda da settimane.

L’intrattenimento però si avvale anche dei temutissimi canti che, durante le celebrazioni più importanti, aumentano nel numero e nella lunghezza, per rendere la Santa Messa più “solenne”.

In realtà trattasi di esecuzioni più o meno riuscite di canzoni obbiettivamente brutte, partorite dal cuore di autori che forse compongono le proprie opere immaginando di rivolgersi a quell’energumeno che ha rubato loro l’ultimo posto auto sotto casa.

Il coro è regolarmente diviso in due fazioni. Immagino che la scelta avvenga in base alla fede calcistica perché le due parti non cantano mai la stessa canzone e si urlano contro nel tentativo di chiarire una volta per tutte chi comanda.

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Se è vero che “chi canta prega due volte”, io sono convinta che “chi canta male canzoni brutte bestemmia tre volte”.

E così, dopo un paio di fantasiosi tentativi dell’assemblea di andare a tempo nell’alzarsi in piedi (pratica che crea ogni volta una festosa ola da stadio senza braccia in alto) e con la soddisfazione di aver schivato ogni tentativo di placcaggio a scopo “che fai a Pasquetta”, anche quest’anno sono tornata a casa vincitrice.

Ci rivediamo per la Domenica delle Palme: perché puoi essere pure un mangiaprete ma nessuno ti potrà impedire di buttarti nel mezzo per accaparrarti il rametto più lungo.

Le dimensioni contano.

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