adesso!

Manchester: le cose in comune

Manchester

Tu vorresti anche scrivere qualcosa, su quello che è appena successo a Manchester.

Avevi appena finito quel pezzo sulla strage di Capaci, ieri notte, che avevi già in mente di passare la mattinata a scorrere notizie e bere caffè.

Ti siedi, accendi la macchina espresso e aspetti.
Piedi sul tavolo, sole che filtra dalle persiane e news.

E attentato a Manchester: “60 feriti, 12 dispersi, 22 morti. Anche bambini”. I numeri sono questi ma, come sempre, non sono definitivi. Una bomba farcita di chiodi, sarebbe esplosa alla fine del concerto di Ariana Grande. Una cantante che non ha neanche 30 anni e i cui fan sono soprattutto teenager.

Seriamente. Una, adesso, che deve scrivere?

Cominciamo col dire che, per scrivere bene, conviene pensare bene, prima. Ma è anche vero che le cose migliori spesso vengono di getto. Ma di getto, una che dovrebbe pensare di una cosa del genere?

Se tu fossi una stratega, una politica, una politologa o che so io, allora faresti un ragionamento adatto, una riflessione ponderata sulla situazione internazionale, sugli sviluppi di questa cosa in futuro. Cose simili.

Ma non lo sei. Sei una che ha letto la notizia, che non ha mai visto Manchester, che a stento conosce Ariana Grande, che a stento riesce a immaginare come si possa costruire una bomba. Sei una che, anche se ne avesse le qualifiche, non avrebbe voglia di fare un’analisi ponderata. Perché di ponderato, in questa storia, c’è decisamente poco. L’unica cosa che puoi pensare, allora, è che tu hai in comune con questa orribile faccenda l’essere una persona comune, che potrebbe trovarsi in un posto comune, in un giorno comune o in un giorno speciale, non farebbe differenza perché faresti una fine non comune. Anche se, ormai, è capitata talmente tante volte che è diventata drammaticamente riconoscibile, familiare, oserei dire.

Così, in comune con le vittime e le persone che erano lì, puoi solo restare senza parole, senza idee. Con un profondo senso di fastidio verso l’incapacità di capire come sarebbe meglio reagire.

Il caffè è anche pronto e tutto quello che puoi fare è berlo in silenzio.

attentato Manchester

Tu vorresti anche scrivere qualcosa.

Avevi appena finito quel pezzo sulla strage di Capaci, ieri notte, che avevi già in mente di passare la mattinata a scorrere notizie e bere caffè.

Ti siedi, accendi la macchina espresso e aspetti.
Piedi sul tavolo, sole che filtra dalle persiane e news.

Attentato a Manchester: “60 feriti, 12 dispersi, 22 morti. Anche bambini”. I numeri sono questi ma, come sempre, non sono definitivi. Una bomba farcita di chiodi, sarebbe esplosa alla fine del concerto di Ariana Grande. Una cantante che non ha neanche 30 anni e i cui fan sono soprattutto teenager.

Seriamente. Una, adesso, che deve scrivere?

Cominciamo col dire che, per scrivere bene, conviene pensare bene, prima. Ma è anche vero che le cose migliori spesso vengono di getto. Ma di getto, una che dovrebbe pensare di una cosa del genere?

Se tu fossi una stratega, una politica, una politologa o che so io, allora faresti un ragionamento adatto, una riflessione ponderata sulla situazione internazionale, sugli sviluppi di questa cosa in futuro. Cose simili.

Ma non lo sei. Sei una che ha letto la notizia, che non ha mai visto Manchester, che a stento conosce Ariana Grande, che a stento riesce a immaginare come si possa costruire una bomba. Sei una che, anche se ne avesse le qualifiche, non avrebbe voglia di fare un’analisi ponderata. Perché di ponderato, in questa storia, c’è decisamente poco. L’unica cosa che puoi pensare, allora, è che tu hai in comune con questa orribile faccenda l’essere una persona comune, che potrebbe trovarsi in un posto comune, in un giorno comune o in un giorno speciale, non farebbe differenza perché faresti una fine non comune. Anche se, ormai, è capitata talmente tante volte che è diventata drammaticamente riconoscibile, familiare, oserei dire.

Così, in comune con le vittime e le persone che erano lì, puoi solo restare senza parole, senza idee. Con un profondo senso di fastidio verso l’incapacità di capire come sarebbe meglio reagire.

Il caffè è pronto e tutto quello che puoi fare è berlo in silenzio.