[:en]It’s 9.58.

I am about to leave my apartment. It’s a two-minute walk to the café.

I have a brief dilemma. I almost put my computer into my leather-and-chains Marc Jacobs bag until I had a ‘what am I thinking’ moment. I am on Södermalm. (The South Island – Stockholm is made up of 14 islands of distinct personality. This is the arts and culture and media creative tribes’ hub).

I already have my lumberjack shirt and roll-up square hip straight leg and rolled-up Levi’s on. The Marc Jacobs would have been ALL wrong. So I take my TGR cotton, alphabet-print bag instead.

Close shave.

I can only imagine the horror of my local compatriots at seeing me with the badly put together look. After all, this is the home of perfectly calculated relaxed look. Where spontaneity takes months of planning. And dogs refuse to poo unless they are sure their owner has a poop-scoop and doggy bag. That’s a dog’s life in Stockholm. Responsible. Sustainable. All rubbish recycled in the right place.

Ping. 09.00.

I arrive at URBAN DELI. Home of the Stockholm metropolitan hipster. Deliciously self-conscious. As a humbly vain writer/creative/actress/model with abandoned trophy-wife ideals, I feel perfectly at home here.

The key to fitting in?

Your hair must be slightly ruffled. Perfectly un-perfect. I scratch my head to get the right look.

On the radio waves?

Swedish folk pop playing—borderline too loud—in the foreground.

In the background? Swedish folk speak in apologetic ä and ö vowels to each other because they do not like to stand out from the crowd.

Typical scenery:

Two Swedish women with fringes and tattoos in relaxed designer T-shirts and skinny jeans sit alongside each other. Legs crossed.  Tapping at their Macs like they mean business. Communicating in concert with their iPhones. Flicking through a tend magazine. Sipping coffee from Swedish designer (Eva Solo) ceramic.

Yes.

Hard at work on Söder.

I look through the floor-to-ceiling windows at the park across the road. What do I see? A trophy husband? No. Just another man with child. And no. He is not unemployed. Or a pedophile. This is just normal Swedish paternal leave. (Mommy is hard at work inside with a coffee).

Nature calls.

The steps on the way up to the ‘Toalett’ read:

‘NO RACISM. NO SEXISM. NO HOMOPHOBIA. NO VIOLENCE. LOVE. PEACE’.

I was half expecting ‘NO TOILET PAPER’ but was delightfully disappointed. It was superfluous. However, I find the toilet seat is proudly UP. Thanks to feminism. Yes. It’s true. Men and women are equal here. So equal, in fact, that men have been known to be outraged when approaching a toilet where the toilet seat has been left DOWN.

I exit the toilet-seat-horror situation and come back down the steps with my eyes open for a piece of chalk to scribble ‘NO MANNERS’ on the last step but then? I remembered that here in Sweden, men are actually EQUAL to women! And! They are perfectly entitled to moderate their own position on toilet seats. (However, you can find excellent old-school manners on other islands in the city where the right-wingers with old money live).

Moving along.

Time to discuss what we’ve all been waiting for.

Swedes.

And eating disorders.

… Despite a Swede’s natural position of self-moderation in excess, breakfast here is often a smörgåsbord affair. And for a lack of God, then only atheism knows how much Scandinavians love their buffet-style eating. Where they can test their moderation skills. And feel pleased.

I watch slim blondes with tasteful tattoos and perfectly un-perfect hair help themselves to breakfast from the choice of politically correct quality ingredients.

Small-farm produced lactose-free yoghurt (Inclusive). Organic oat milk. Crushed linseeds. (No one likes a constipated hipster). Homemade muesli with cranberries. Charcuterie: Reindeer, Sopressa, smoked ham (open minded yet traditional). Pickles, mustard and, of course, liver paté with sweet pickled cucumber. Swedish hard cheese.

Stay with me.

There’s more.

Because no Swedish breakfast is complete without a hardboiled egg and a tube of Swedish caviar (fish roe paste that is unexpectedly divine with eggs. I swear). In-house bakery breads, knäckebröd (flat bread for people who wear skinny jeans) and, just to make a point, proper pastries. (GOD BLESS FRANCE). Finally? You will find Freedom of Choice biblically represented by seven (organic) jams aplenty.

And yet, each Swede leaves the smörgåsbord with a tiny plate of tidily arranged goods. Because the No. 1 crime in Stockholm is fatness. Closely followed by drivers not stopping politely at pedestrian crossings. (This rule does not, obviously, apply to fat people).[:it]

Le 07.58.

Sto per uscire di casa, diretta al caffè che dista 2 minuti a piedi. Sto per mettere il pc nella mia Marc Jacobs pelle-e-catene quando mi si accende un vänta en minut.

“Vänta en minut”. Aspetta un attimo. Sei a Södermalm (l’Isola del Sud, una delle 14 sulle quali sorge Stoccolma, ognuna con la sua vocazione. Qui è dove viveva Lisbeth Salander: l’isola di arte, cultura e media). Hai la tua camicia da boscaiolo, i Levi’s a sigaretta e risvoltini (N.d.E: pensavate fosse un cancro solo italiano, illuse?) e ci abbini… la Marc Jacobs? Pazza!”

Infilo il pc nella TGR di cotone con le lettere dell’alfabeto. Le pulsazioni rallentano: l’ho scampata bella. Posso solo immaginare l’orrore dei miei concittadini nel vedermi così incoscientemente rilassata. Perché Stoccolma è la patria del perfettamente rilassato. Dove la spontaneità richiede mesi di pianificazione. Dove, se il padrone non ha paletta e sacchetto coordinati, i cani piuttosto non fanno la cacca.

Ping. Ore 08.00.

Arrivo all’Urban Deli, covo e ritrovo degli hipster. In quanto scrittrice/creativa/attrice/modella che schifa l’ideale di moglie-trofeo, ma umilmente vanitosa, qui sono a casa.

Ultimo tocco: i capelli. Devono essere un po’ arruffati, perfettamente imperfetti.

Una grattata di testa e ci siamo. Entro.

Il sound è pop folk svedese a un passo dal “troppo alto” con sottofondo di chiacchiere svedesi; un ronzio di ä and ö enfatizzate, che a nessuno piace farsi notare.

 

Tipica scena Urban Deli: due donne con frange, tattoos, jeans skinny, rilassate t-shirt di design. Sedute una accanto all’altra. Gambe accavallate. Tap frenetici sui Mac che vogliono dire “sto lavorando!”. Chattano sugli iPhones. Sfogliano una rivista di tendenza. Sorseggiano caffè svedese da tazze di ceramica svedese disegnate da Eva Solo, svedese. Tutto contemporaneamente.

Si lavora sodo, a Södermalm.

Oltre le vetrate a tutta altezza, nel parco dall’altra parte della strada, un uomo e un bambino.

Un marito-trofeo? Un disoccupato? Un pedofilo? Macchè: solo un papà qualunque in congedo parentale. Mamma sarà qui all’Urban Deli. Starà lavorando sodo.

Resterei ore a guardarli (non è vero!) ma… la natura chiama.

Su ciascuno dei gradini che portano alla toilette leggi:

“NO RACISM. NO SEXISM. NO HOMOPHOBIA. NO VIOLENCE…”.

Ero pronta a un “NO CARTA IGIENICA” ma sono stata piacevolmente delusa. In bagno, il water ha la tavoletta fieramente alzata. Grazie, femminismo. Sì. È vero. Uomini e donne sono uguali, qui. Talmente uguali che gli uomini si offendono se, in bagno, trovano la tavoletta abbassata (ma non disperate: nelle isole dove abitano i ricchi della destra conservatrice, a nessuno frega nulla della tavoletta).

Torno nel cuore pulsante dell’Urban Deli, proprio nel momento più brutto della giornata.

Perché nonostante ogni svedese tenda a un eccesso di auto-moderazione, la colazione si affronta ‘smörgåsbord’. A buffet.

Vista la mancanza di Dio in terra scandinava, potremmo dire che solo l’Ateismo sa quanto gli svedesi adorino mangiare a buffet. E mettere alla prova le loro capacità di moderazione. E sentirsi soddisfatti.

 

Per fortuna, queste hipster bionde magre, coi capelli perfettamente imperfetti, tatuate con buon gusto sono aiutate nella scelta della colazione hipster da cibi politicamente corretti. Yogurt senza lattosio di piccole aziende agricole; latte di avena bio; semi di lino schiacciati (a nessuno piace una hipster stitica); muesli casalingo con mirtilli rossi. E le delikatess: renna, soppressa, prosciutto affumicato (ok l’openmind ma pure la tradizione reclama), sottaceti, senape, formaggi a pasta dura e, naturalmente, patè di fegato con cetrioli dolci.

Ma nessuna colazione svedese è completa senza un uovo sodo e un tubo di caviale svedese (pasta di uova di pesce che è inaspettatamente divina con le uova. Giuro). Lo knäckebröd, pane fatto in casa (pane piatto per le persone con jeans attillati) e, dulcis in fundo, i dolci appunto (che Dio benedica la Francia).

E, infine, il libero arbitrio viene biblicamente rappresentato da almeno 7 varietà di marmellate bio.

MA!

Nonostante tutto questo venga offerto nella formula “tutto compreso”, nonostante sia tutto buonissimo, lo svedese si allontana dal buffet con UN piatto (piccolo), sul quale sono allineate microporzioni di tutto il catalogo a disposizione

Perché il peggior crimine in Svezia è essere grassi. Seguito al secondo posto dai conducenti che non si fermano con cortesia per far passare i pedoni sulle strisce (questa regola di cortesia ovviamente non si applica ai ciccioni).

leggi2

https://www.syndromemagazine.com/it/le-tette-di-rio/[:]