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Il Paradiso delle molestie

paradiso molestie

Quasi ogni giorno escono nuove notizie sulle molestie avvenute un po’ dappertutto.
Dal mondo del cinema a quello politico, sono quasi tutte – e tutti – molestati da un personaggio famoso o non.
Nelle chiese, scuole, moschee, negli studi televisivi, backstage dei concerti, parchi, ospedali, bagni dei ristoranti… vabbè se vieni beccata mentre la dai in un bagno pubblico, per forza devi dire che era una molestia.

Il paradosso è che la gente, sentendo queste notizie, pretende giustizia.
Ma nessuno sa che IO, sono stata la prima donna ad aver subito molestie senza aver mai avuto l’opinione pubblica dalla mia parte.

Forse perché nessuno conosce la mia vera storia.

Ora che tutte hanno trovato il coraggio di denunciare il loro mostro lo faccio anch’io.

Care donne: denunciate chi vi fa del male e non abbiate paura. Non siete sole. Dalla vostra parte c’è la legge, a meno che non siate nate nei paesi islamici, eh.
Denunciate senza pensarci due volte. Denunciate.
Al massimo, verrete sgozzate o bruciate vive lo stesso, ma almeno morirete consapevoli di aver fatto tutto quello che potevate, per restare in vita.

Tornando alla mia storia, dovete sapere che il mio capo era anche mio padre e il mio migliore amico.
Io, però, preferisco chiamarlo solo “il mio capo”, perché l’amicizia e l’amore che c’era tra di noi, svanì dopo che lui mi spinse tra le braccia di un uomo di cui non ero innamorata e in seguito mi licenziò dopo che provai a scappare dal quel “inferno”.

Il mio capo, dopo “6 o 7 giorni” (dipende dalla vostra ideologia) di duro lavoro, mi fece trasferire in un nuovo posto, dove conobbi questo uomo, che al primo sguardo, mi sembrò anche simpatico.

Era vestito in un modo molto originale, usando solo roba organica.
Non parlava la mia lingua e per comunicare, usava espressioni facciali davvero buffe.
Per un paio d’ore, tutto andò bene, finché non iniziò a corteggiarmi, regalandomi cesti di frutta, poi fiori, poi pellicce di animali che cacciava con le sue mani, poi collane fatte con i denti del coccodrillo e altra roba demodé.

Mi fece capire, con lo sguardo e questi gesti folli, che mi aveva scelta, che mi voleva, che ero la donna per lui. Come dargli torto poverino, ero la prima donna seminuda che vedeva!

Un po’ mi fece pena, a dire la verità, aveva tanto bisogno di un contatto umano, ma eravamo troppo diversi.

Io ci tenevo alla mia linea e quindi mangiavo solo frutta o cereali (a base della vostra religione scegliete tra la mela e il grano). Lui? Mangiava come un porco!

Comunque era bello avere tutte quelle attenzioni, anche se i suoi gesti d’amore, certe volte, erano inquietanti.

Decisi di rifiutare ogni sua richiesta.

Guardavo la vastità del giardino in cui ci trovavamo, quando si permise di rubarmi un bacio.

Io, subito, chiamai il mio capo per dirgli che ero stufa di tutte le attenzioni e le molestie psicologiche – e ora anche fisiche – che stavo subendo – che non era vero – e gli chiesi di trasferirmi in un altro reparto.

Beh, sinceramente avevo sentito da qualche unicorno, che il reparto Angeli era quello più cool al momento.

Il mio capo, contrariato disse: “Non ci pensare neanche. Devi stare con lui anche se non ti piace. È un po’ il tuo padre biologico, ma lui non lo sa, quindi mi raccomando, massima discrezione!”

Io rimasi senza parole ovviamente. Chiesi stupita: “Cosa? Come il mio padre biologico?? Cosa vuol dire “un po’”?”
Rispose stufo: “Sì, poi ne parliamo meglio ma sappi che ti ho creata usando la sua costola mentre dormiva. Ora ho davvero tanto da fare che domani c’è il Grand Opening e come sempre, tutto deve essere perfetto” e mise giù.

La notizia mi devastò. Ero completamente sola, con questo essere sconosciuto, puzzolente, spensierato, fissato con l’uccello e con le forme rotonde – intendo il pallone non le tette, beh sì anche quelle – che aveva gli occhi dolci e un sorriso tenero.

Dentro di me c’era una sorta di paradosso, che ancora oggi esiste.
Essendo molto intelligente, oso dire, l’unica donna intelligente nei dintorni, capii all’istante che dal mio capo non avrei potuto aspettarmi nessun aiuto, se non i versamenti mensili e le comodità che mi procurava senza problemi.

Che poi si sa, essere donna costa.

Trovai invece supporto morale in un amico molto furbo – e sì anche un po’ stronzo – che mi veniva a trovare, sempre quando ero da sola.
Mi ero un po’ abituata all’idea di passare del tempo con quell’ uomo, ormai più presentabile, che aveva imparato anche la mia lingua e mi manteneva senza fare troppe storie. Avremmo potuto essere anche felici se solo non si fosse dimenticato quanto mi cercava e mi desiderava all’inizio.
Un giorno il mio amico mi chiese: “Ssssenti Eva! Ci pensssssi mai di andartene?” Si avvicinò fissandomi negli occhi: “Non vorressssti liberarti per sssempre e andartene molto lontano? Risposi, confusa: “Ovvio! Dimmi cosa hai in mente.”
Lui mi spiegò che aveva saputo in giro, che dopo il Grand Opening, il mio capo aveva aperto un nuovo reparto bellissimo, super Green, ottima paga e che lui era in cerca di impiegati adeguati e professionali e io sarei stata la persona più adatta per quel posto.
L’unico problema era che lì avrei dovuto sanguinare ogni mese e soffrire durante il parto. Sciocchezze! Cosa vuoi che siano un po’ di crampi qualche giorno. Tanto io i figli non li voglio quindi, vai reparto Terra!
Avrei dovuto far incazzare così tanto il mio capo, che avrebbe accettato subito il mio trasferimento, era ciò che mi propose.
Finalmente sarei stata una donna libera anche se sinceramente, a quell’uomo mi ero un po’ affezionata. Dissi al mio amico che ci avrei pensato.
Lo feci tutta la notte con lui accanto, russante, e decisi di fare come mi aveva proposto l’amico.
Diedi un morso a quella mela maledetta ed eccomi qua:
Donna. Iraniana. Obbligata a portare il velo per tutta la vita, se no, arrestata.
Donna. Afghana. Vengo lapidata se un uomo mi violenta, perché di sicuro, io, con il burka e coperta dalla testa ai piedi, l’avrò provocato.
Donna. Saudita. Cammino dietro al mio marito, con le sue altre tre mogli e non ho il permesso di uscire di casa senza il suo permesso.
Donna. Pakistana. Mi fanno sposare un uomo vecchio come mio nonno a 9 anni.
Donna. Siriana. Vedo morire i miei figli davanti agli occhi , durante la guerra tra chi li vuole “aiutare” e chi li vuole “proteggere” da questi aiuti stranieri.

Io sono Donna. Vivo in ogni parte del mondo e sono la figlia di Eva, la prima donna che subì molestie da Dio, Adamo e perché no, anche da quel viscido di un Serpente senza scoprire mai che avrebbe potuto restare in paradiso per sempre, se smetteva di essere intelligente!paradiso molestie

Quasi ogni giorno escono nuove notizie sulle molestie avvenute un po’ dappertutto.
Dal mondo del cinema a quello politico, sono quasi tutte – e tutti – molestati da un personaggio famoso o non.
Nelle chiese, scuole, moschee, negli studi televisivi, backstage dei concerti, parchi, ospedali, bagni dei ristoranti… vabbè se vieni beccata mentre la dai in un bagno pubblico, per forza devi dire che era una molestia.

Il paradosso è che la gente, sentendo queste notizie, pretende giustizia.
Ma nessuno sa che IO, sono stata la prima donna ad aver subito molestie senza aver mai avuto l’opinione pubblica dalla mia parte.

Forse perché nessuno conosce la mia vera storia.

Ora che tutte hanno trovato il coraggio di denunciare il loro mostro lo faccio anch’io.

Care donne: denunciate chi vi fa del male e non abbiate paura. Non siete sole. Dalla vostra parte c’è la legge, a meno che non siate nate nei paesi islamici, eh.
Denunciate senza pensarci due volte. Denunciate.
Al massimo, verrete sgozzate o bruciate vive lo stesso, ma almeno morirete consapevoli di aver fatto tutto quello che potevate, per restare in vita.

Tornando alla mia storia, dovete sapere che il mio capo era anche mio padre e il mio migliore amico.
Io, però, preferisco chiamarlo solo “il mio capo”, perché l’amicizia e l’amore che c’era tra di noi, svanì dopo che lui mi spinse tra le braccia di un uomo di cui non ero innamorata e in seguito mi licenziò dopo che provai a scappare da quel “inferno”.

Il mio capo, dopo “6 o 7 giorni” (dipende dalla vostra ideologia) di duro lavoro, mi fece trasferire in un nuovo posto, dove conobbi questo uomo, che al primo sguardo, mi sembrò anche simpatico.

paradiso molestie

Era vestito in un modo molto originale, usando solo roba organica.
Non parlava la mia lingua e per comunicare, usava espressioni facciali davvero buffe.
Per un paio d’ore, tutto andò bene, finché non iniziò a corteggiarmi, regalandomi cesti di frutta, poi fiori, poi pellicce di animali che cacciava con le sue mani, poi collane fatte con i denti del coccodrillo e altra roba demodé.

Mi fece capire, con lo sguardo e questi gesti folli, che mi aveva scelta, che mi voleva, che ero la donna per lui. Come dargli torto poverino, ero la prima donna seminuda che vedeva!

Un po’ mi fece pena, a dire la verità, aveva tanto bisogno di un contatto umano, ma eravamo troppo diversi.

Io ci tenevo alla mia linea e quindi mangiavo solo frutta o cereali (a base della vostra religione scegliete tra la mela e il grano). Lui? Mangiava come un porco!

Comunque era bello avere tutte quelle attenzioni, anche se i suoi gesti d’amore, certe volte, erano inquietanti.

Decisi di rifiutare ogni sua richiesta.

Guardavo la vastità del giardino in cui ci trovavamo, quando si permise di rubarmi un bacio.

Io, subito, chiamai il mio capo per dirgli che ero stufa di tutte le attenzioni e le molestie psicologiche – e ora anche fisiche – che stavo subendo – che non era vero – e gli chiesi di trasferirmi in un altro reparto.

Beh, sinceramente avevo sentito da qualche unicorno, che il reparto Angeli era quello più cool al momento.

Il mio capo, contrariato disse: “Non ci pensare neanche. Devi stare con lui anche se non ti piace. È un po’ il tuo padre biologico, ma lui non lo sa, quindi mi raccomando, massima discrezione!”

Io rimasi senza parole ovviamente. Chiesi stupita: “Cosa? Come il mio padre biologico?? Cosa vuol dire un po’?”
Rispose stufo: “Sì, poi ne parliamo meglio ma sappi che ti ho creata usando la sua costola mentre dormiva. Ora ho davvero tanto da fare che domani c’è il Grand Opening e come sempre, tutto deve essere perfetto” e mise giù.

La notizia mi devastò. Ero completamente sola, con questo essere sconosciuto, puzzolente, spensierato, fissato con l’uccello e con le forme rotonde – intendo il pallone non le tette, beh sì anche quelle – che aveva gli occhi dolci e un sorriso tenero.

Dentro di me c’era una sorta di paradosso, che ancora oggi esiste.
Essendo molto intelligente, oso dire, l’unica donna intelligente nei dintorni, capii all’istante che dal mio capo non avrei potuto aspettarmi nessun aiuto, se non i versamenti mensili e le comodità che mi procurava senza problemi.

Che poi si sa, essere donna costa.

Trovai invece supporto morale in un amico molto furbo – e sì anche un po’ stronzo – che mi veniva a trovare, sempre quando ero da sola.
Mi ero un po’ abituata all’idea di passare del tempo con quell’ uomo, ormai più presentabile, che aveva imparato anche la mia lingua e mi manteneva senza fare troppe storie. Avremmo potuto essere anche felici se solo non si fosse dimenticato quanto mi cercava e mi desiderava all’inizio.
Un giorno il mio amico mi chiese: “Ssssenti Eva! Ci pensssssi mai di andartene?” Si avvicinò fissandomi negli occhi: “Non vorressssti liberarti per sssempre e andartene molto lontano? Risposi, confusa: “Ovvio! Dimmi cosa hai in mente.”
Lui mi spiegò che aveva saputo in giro, che dopo il Grand Opening, il mio capo aveva aperto un nuovo reparto bellissimo, super Green, ottima paga e che lui era in cerca di impiegati adeguati e professionali e io sarei stata la persona più adatta per quel posto.
L’unico problema era che lì avrei dovuto sanguinare ogni mese e soffrire durante il parto. Sciocchezze! Cosa vuoi che siano un po’ di crampi qualche giorno. Tanto io i figli non li voglio quindi, vai reparto Terra!
Avrei dovuto far incazzare così tanto il mio capo, che avrebbe accettato subito il mio trasferimento, era ciò che mi propose.
Finalmente sarei stata una donna libera anche se sinceramente, a quell’uomo mi ero un po’ affezionata. Dissi al mio amico che ci avrei pensato.
Lo feci tutta la notte con lui accanto, russante, e decisi di fare come mi aveva proposto l’amico.
Diedi un morso a quella mela maledetta ed eccomi qua:
Donna. Iraniana. Obbligata a portare il velo per tutta la vita, se no, arrestata.
Donna. Afghana. Vengo lapidata se un uomo mi violenta, perché di sicuro, io, con il burka e coperta dalla testa ai piedi, l’avrò provocato.
Donna. Saudita. Cammino dietro al mio marito, con le sue altre tre mogli e non ho il permesso di uscire di casa senza il suo permesso.
Donna. Pakistana. Mi fanno sposare un uomo vecchio come mio nonno a 9 anni.
Donna. Siriana. Vedo morire i miei figli davanti agli occhi , durante la guerra tra chi li vuole “aiutare” e chi li vuole “proteggere” da questi aiuti stranieri.

Io sono Donna. Vivo in ogni parte del mondo e sono la figlia di Eva, la prima donna che subì molestie da Dio, Adamo e perché no, anche da quel viscido di un Serpente senza scoprire mai che avrebbe potuto restare in paradiso per sempre, se solo avesse smesso di essere intelligente!