italy

Trentenni fuori sede: le fasi del Rientro a Casa

Oggi studieremo le fasi del Rientro a Casa, di una trentenne fuori sede.

Fase 1. Il Rientro.

Osservatela, osservate come si sposta serena, giuliva e spensierata. Ignara.
Canta, guida, suda.

L’estate è iniziata da tempo ormai. Ma per la trentenne fuori sede, l’estate non inizia se prima non fa rientro nella terra natìa, al sud, almeno per una settimana.
Durante l’anno, la trentenne fuori sede vive al nord. Qui si nutre principalmente di verdure crude, cibi precotti, cioccolata, caramelle e bibite. Il tutto, consumato in piedi o sul divano. Tutto procede secondo un ordinato caos che ha ormai imparato a gestire da più di 10 anni.
Al rientro in terra natìa, invece, cambia da subito abitudini.
Sfacciata, cieca, impavida, siede a tavola: primo-secondo-contorno-frutta-gelato-caffè-amaro-confetti della comunione del cugino-confetti della comunione dell’altro cugino- il liquore della zia – che fai non lo assaggi che quella poi si offende?

Osservate. Osservate come la trentenne si illude di poter smettere di mangiare quando vuole.

Fase 2. Il Calo dell’Euforia.

Nella giungla del rientro, fameliche attendono le visite ai parenti stretti, meno stretti, lontani, lontanucci, fino agli sconosciuti.

Così la trentenne affronta i salotti adibiti a sedi ufficiali di interrogatori serratissimi

Tra un limoncello fatto in casa, un centrino e una crostata “E insomma quando ti sposi? E il lavoro? E il fidanzato? E  in che senso vivete insieme? E i figli?”

Così la trentenne, in preda al panico, cerca di occupare la bocca con il cibo per bloccare le prime risposte che le vengono in mente e trovarne qualcuna più diplomatica, meno diretta, insomma: finta.

È questo il tipico momento in cui, l’animale trentenne fuori sede, accusa il Calo dell’Euforia. Sono passati solo 3 giorni dal suo rientro e già vorrebbe che l’estate fosse finita. Ma il calendario dice che non è neanche Ferragosto.
Basta, bisogna reagire, si ripete la trentenne.

Fase3. La Regressione

Questo disorientamento emotivo è un rigurgito dell’adolescenza che, chissà per quale intercessione divina, è passata senza troppi intoppi. Ormai la trentenne è, appunto, una trentenne, sa bene come affrontare certe cose: birra e motocicletta.

Si incontra così con un altro trentenne fuori sede, maschio e motorizzato. Lo conosce quanto la sua terra- ovvero visceralemente ma mai abbastanza- e insieme montano in sella a gironzolare per il paese. Rivedeno tutto: la villa comunale, la casa blu e gialla, la stradina della prima sbronza, il bar… “No! Qui ci dobbiamo fermare” urlano all’unisono.
Il bar delle chiacchiere, del dopo scuola, dei tafferugli, del juke box con i Pearl Jam.
I gruppi di adolescenti sono gli stessi di allora, non sembrano diversi. E anche lei, insieme all’uomo con cui viaggia, somigliano a quegli adolescenti : sono meno sicuri, vestiti meno alla moda, ma non sono più vecchi.

Presa dall’entusiasmo della rinnovata pubertà, ecco allora che la trentenne festeggia attaccandosi alla birra, concentrando lo sguardo sulla bottiglia inclinata verso la sua bocca: è esattamente questo l’inizio della Regressione all’Adolescenza.
Ci sono gli animali che vanno in letargo in inverno, quelli che seguono i paesi caldi e i trentenni che tornano ragazzini in Agosto: è la natura.

Per prima cosa, il ritorno all’adolescenza implica la convinzione di poter andare a correre senza allenamento, dopo lunghi mesi invernali in cui l’esercizio più impegnativo è stato alzarsi dal divano per farsi un panino.
Il trentenne fuori sede maschio e motorizzato, abbandona subito la malsana idea e se ne va.

Ma l’aria inebriante del crepuscolo e l’ausilio della terza birra, convincono invece la trentenne femmina che è arrivato il momento di correre. Non c’è il sole, non c’è la luna, non è giorno ma non è neanche notte. Insomma è l’ora che descrive meglio la situazione mentale e emotiva della trentenne. È l’ora migliore per correre felice per le stradine di campagna dietro casa.

Seguiamola. La trentenne fuori sede corre già da un buon quarto d’ora e come sempre è in bilico tra il ritmo perfetto e il collasso. Non vuole fermarsi ma lo fa. Perché non ce la fa più e, sopratutto, perché sente un rumore strano. Un fruscìo, un respiro animalesco, passi pesanti: o è un altro trentenne fuori sede che è regredito ad adolescente e si è convinto di poter correre, oppure sono allucinazioni.
La risposta è più cruda e surreale: è un cinghiale.
Osservate come il mammifero quadrupede apre le narici affannato.
Anni di involuzione hanno portato la trentenne fuori sede a urlare di terrore anche di fronte a una falena. Figuriamoci cosa può fare di fronte a un cinghiale.

Se la trentenne fosse davvero tornata adolescente, urlerebbe, piangerebbe, chiamerebbe aiuto. Tutte cose che sta facendo mentalmente ma che non riesce a esprimere. Se ne sta paralizzata, la cretina. Probabilmente è spacciata.
Il bestione soffia ancora un po’ d’aria calda dal naso: è lento e annoiato
Se la trentenne fuori sede fosse davvero tornata adolescente, adesso scapperebbe, ne avrebbe la forza. Guardate invece come decide di essere troppo stanca e spaventata per correre ancora come una pazza.
Il bestione respira a un ritmo sempre più lento e la trentenne comincia a seguire il suo respiro.
Il bestione scava il terreno sotto i suoi piedi “ecco mi sta puntando, addio.” pensa la trentenne. Prepariamoci ad assistere alla sua fine. Ecco dove vanno a finire le nuove generazioni, amici. Mangiate dai cinghiali perché non fanno abbastanza sport.

Attenzione, colpo di scena: il cinghiale sbuffa, punta gli occhietti neri altrove e se ne va.
E in un attimo il cinghiale è lontano.

Fase 4. Ridere

La trentenne rammollita fa uscire dalla bocca un lunghissimo soffio che aveva trattenuto e poi scoppia a ridere.
Chi lo avrebbe mai detto, amici? Forse ha avuto ragione lei: la cosa migliore è stata fermarsi un attimo. Non è più adolescente, è vero, ed è meglio così. Se avesse corso probabilmente il cinghiale l’avrebbe raggiunta.
Fermarsi e ridere è la soluzione, quello, le riesce sempre benissimo.

Sudata e con le mani sulla pancia, la trentenne fuori sede ride a crepapelle ancora un po’, finché l’estate non sarà finita e comincerà un’altra bellissima stagione.

trentenni

Trentenni fuori sede

Oggi studieremo le fasi del Rientro a Casa di una trentenne fuori sede.

Fase 1. Il Rientro.

Osservatela, osservate come si sposta serena, giuliva e spensierata. Ignara.
Canta, guida, suda.

L’estate è iniziata da tempo ormai. Ma per la trentenne fuori sede, l’estate non inizia se prima non fa rientro nella terra natìa, al sud, almeno per una settimana.
Durante l’anno, la trentenne fuori sede vive al nord. Qui si nutre principalmente di verdure crude, cibi precotti, cioccolata, caramelle e bibite. Il tutto, consumato in piedi o sul divano. Tutto procede secondo un ordinato caos che ha ormai imparato a gestire da più di 10 anni.
Al rientro in terra natìa, invece, cambia da subito abitudini.
Sfacciata, cieca, impavida, siede a tavola: primo-secondo-contorno-frutta-gelato-caffè-amaro-confetti della comunione del cugino-confetti della comunione dell’altro cugino- il liquore della zia – che fai non lo assaggi che quella poi si offende?

Osservate. Osservate come la trentenne si illude di poter smettere di mangiare quando vuole.

Fase 2. Il Calo dell’Euforia.

Nella giungla del rientro, fameliche attendono le visite ai parenti stretti, meno stretti, lontani, lontanucci, fino agli sconosciuti.

Così la trentenne affronta i salotti adibiti a sedi ufficiali di interrogatori serratissimi.

Tra un limoncello fatto in casa, un centrino e una crostata “E insomma quando ti sposi? E il lavoro? E il fidanzato? E  in che senso vivete insieme? E i figli?”

Così la trentenne, in preda al panico, cerca di occupare la bocca con il cibo per bloccare le prime risposte che le vengono in mente e trovarne qualcuna più diplomatica, meno diretta, insomma: finta.

È questo il tipico momento in cui, l’animale trentenne fuori sede, accusa il Calo dell’Euforia. Sono passati solo 3 giorni dal suo rientro e già vorrebbe che l’estate fosse finita. Ma il calendario dice che non è neanche Ferragosto.
Basta, bisogna reagire, si ripete la trentenne.

Fase3. La Regressione

Questo disorientamento emotivo è un rigurgito dell’adolescenza che, chissà per quale intercessione divina, è passata senza troppi intoppi. Ormai la trentenne è, appunto, una trentenne, sa bene come affrontare certe cose: birra e motocicletta.

Si incontra così con un altro trentenne fuori sede, maschio e motorizzato. Lo conosce quanto la sua terra- ovvero visceralemente ma mai abbastanza- e insieme montano in sella a gironzolare per il paese. Rivedeno tutto: la villa comunale, la casa blu e gialla, la stradina della prima sbronza, il bar… “No! Qui ci dobbiamo fermare” urlano all’unisono.
Il bar delle chiacchiere, del dopo scuola, dei tafferugli, del juke box con i Pearl Jam.
I gruppi di adolescenti sono gli stessi di allora, non sembrano diversi. E anche lei, insieme all’uomo con cui viaggia, somigliano a quegli adolescenti : sono meno sicuri, vestiti meno alla moda, ma non sono più vecchi.

Presa dall’entusiasmo della rinnovata pubertà, ecco allora che la trentenne festeggia attaccandosi alla birra, concentrando lo sguardo sulla bottiglia inclinata verso la sua bocca: è esattamente questo l’inizio della Regressione all’Adolescenza.
Ci sono gli animali che vanno in letargo in inverno, quelli che seguono i paesi caldi e i trentenni che tornano ragazzini in Agosto: è la natura

Per prima cosa, il ritorno all’adolescenza implica la convinzione di poter andare a correre senza allenamento, dopo lunghi mesi invernali in cui l’esercizio più impegnativo è stato alzarsi dal divano per farsi un panino.
Il trentenne fuori sede maschio e motorizzato, abbandona subito la malsana idea e se ne va.

Ma l’aria inebriante del crepuscolo e l’ausilio della terza birra, convincono invece la trentenne femmina che è arrivato il momento di correre. Non c’è il sole, non c’è la luna, non è giorno ma non è neanche notte. Insomma è l’ora che descrive meglio la situazione mentale e emotiva della trentenne. È l’ora migliore per correre felice per le stradine di campagna dietro casa.

Seguiamola. La trentenne fuori sede corre già da un buon quarto d’ora e come sempre è in bilico tra il ritmo perfetto e il collasso. Non vuole fermarsi ma lo fa. Perché non ce la fa più e, sopratutto, perché sente un rumore strano. Un fruscìo, un respiro animalesco, passi pesanti: o è un altro trentenne fuori sede che è regredito ad adolescente e si è convinto di poter correre, oppure sono allucinazioni.
La risposta è più cruda e surreale: è un cinghiale.


Osservate come il mammifero quadrupede apre le narici affannato.
Anni di involuzione hanno portato la trentenne fuori sede a urlare di terrore anche di fronte a una falena. Figuriamoci cosa può fare di fronte a un cinghiale.

Se la trentenne fosse davvero tornata adolescente, urlerebbe, piangerebbe, chiamerebbe aiuto. Tutte cose che sta facendo mentalmente ma che non riesce a esprimere. Se ne sta paralizzata, la cretina. Probabilmente è spacciata.
Il bestione soffia ancora un po’ d’aria calda dal naso: è lento e annoiato
Se la trentenne fuori sede fosse davvero tornata adolescente, adesso scapperebbe, ne avrebbe la forza. Guardate invece come decide di essere troppo stanca e spaventata per correre ancora come una pazza.
Il bestione respira a un ritmo sempre più lento e la trentenne comincia a seguire il suo respiro.
Il bestione scava il terreno sotto i suoi piedi “ecco mi sta puntando. addio” pensa la trentenne. Prepariamoci ad assistere alla sua fine. Ecco dove fanno a finire le nuove generazioni, amici. Mangiate dai cinghiali perché non fanno abbastanza sport.

Attenzione, colpo di scena: il cinghiale sbuffa, punta gli occhietti neri altrove e se ne va.
E in un attimo il cinghiale è lontano.

Fase 4. Ridere

La trentenne rammollita fa uscire dalla bocca un lunghissimo soffio che aveva trattenuto e poi scoppia a ridere.
Chi lo avrebbe mai detto, amici? Forse ha avuto ragione lei: la cosa migliore è stata fermarsi un attimo. Non è più adolescente, è vero, ed è meglio così. Se avesse corso probabilmente il cinghiale l’avrebbe raggiunta.
Fermarsi e ridere è la soluzione, quello, le riesce sempre benissimo.

Sudata e con le mani sulla pancia, la trentenne fuori sede ride a crepapelle ancora un po’, finché l’estate non sarà finita è comincerà un’altra bellissima stagione.