rubriche

I 5 viaggi più belli del mondo. Che non farò mai.

viaggiDurante il suo esilio politico, il poeta turco Nazim Hikmet scrisse delle ispirate poesie alla moglie, rimasta in Turchia, rese celebri in Italia grazie alla meritoria opera di Ferzan Ozpetek (che lo ha citato in un suo film) e alla altrettanto meritoria decisione di Smemoranda di inserirne alcune nelle agende e nei quaderni.
Così, in un tempo ormai lontanuccio, mi innamorai di una di quelle poesie, in cui il buon Hikmet cercava di consolare la moglie della propria assenza dicendole
«Il migliore dei nostri giorni non lo abbiamo ancora vissuto,
il più bello dei mari è quello che non navigammo»
e via con altre paraculate del genere, col malcelato intento di tenere a bada l’ansia da prestazione esistenziale della donna, probabilmente poco incline a tessere tele da scucire la notte per resistere all’assalto dei proci ottomani: Penelope si nasce, e la moglie di Hikmet, secondo me, non lo nacque.
Certo è che se mi dici che il meglio deve ancora venire e io per avventura ti credo, tu ti puoi rilassare per tutto il tempo in cui c’è da affrontare il peggio, e io mi consolo in attesa di tempi migliori.
Ora, questa modalità di approccio alla vita, mica vale soltanto per gli esuli turchi e le loro mogli. Anzi, direi che negli ultimi tempi è piuttosto diffusa: consolarsi di un presente gramo con la promessa di un futuro florido. Io, per esempio, lo faccio ogni fine del mese davanti all’estratto conto.
Un’altra circostanza in cui mi capita di pensare nei termini de “il meglio deve ancora venire” è a proposito di viaggi. Così ho stilato la mia personale top five di viaggi che non ho fatto ma che sicuramente in un futuro che non tarderà ad arrivare farò, in ordine crescente di aspettativa.
5) La Sicilia a bordo di asinello consenziente.
Sarà che vedendo Basilicata coast to coast ho pensato che, per carità, la Basilicata è fighissima, ma vuoi mettere la Sicilia (il fatto che io sia siciliana non c’entra nulla, giuro); sarà che la mia simpatia va da sempre a quelli un pochino sfigati, e mentre il cavallo è fiero e nobile e bla bla bla, l’asinello ha avuto il suo solo momento di gloria quando è stato preso come comprimario in una celebre grotta, per poi essere relegato a termine di paragoni poco lusinghieri, ma da un po’ di tempo accarezzo l’idea di fare un giro dell’entroterra siculo in compagnia di un fido ronzino che si sobbarchi il mio necessaire. Perché va bene viaggiare leggeri, ma a certe cose non si rinuncia. Tipo alla ceretta a caldo, per dire.
4) La Cappadocia in mongolfiera.
Qualche volta mi sento la Jessica Fletcher del viaggio all’estero: appena metto gli occhi su una meta, scoppia una guerra civile, arriva un falso colpo di stato, si scatena un’epidemia di morbillo senile. Insomma, la Cappadocia, finché c’è Erdogan a farsi i golpe in casa per vedere l’effetto che fa, magari la metterei da parte. Ma un giorno, chissà.
3) La Scandinavia del Nord all’inseguimento dell’Aurora Boreale.
Magari Babbo Natale non esiste (anche se io non ci metterei la mano sul fuoco), ma sicuramente esiste quel fenomeno atmosferico che, più o meno nelle zone in cui abita lui, crea delle bande luminose rosso-azzurro-verdastre che i più fortunati hanno già visto a casa propria durante l’adolescenza, grazie a qualche funghetto particolarmente azzeccato. Io, ahimè, ho avuto un’adolescenza così ordinaria che al confronto le piccole donne di Louisa May Alcott erano uscite dallo zoo di Berlino. Quindi non mi resta che inseguire l’aurora boreale. Da sobria.
2) Il deserto del Nevada alla ricerca di ET.
Se negli anni ’90 eri una ragazzina con un principio di nerditudine, quasi sicuramente ti sarai invaghita di Fox Mulder e Dana Scully, e dunque se ti dico La verità è là fuori non mi chiederai se per caso non sia uscito il nuovo singolo di Alessandra Amoroso.
Siccome già verso i tredici anni impazzivo per X-Files, mi è rimasta la curiosità di scoprire se esiste davvero l’Area 51, se ci hanno nascosto dentro qualche alieno e, soprattutto, se adesso che tutti abbiamo gli smartphone, quando ET viene in trasferta sulla Terra si fa le video-chiamate interstellari su Skype con i parenti rimasti a casa.
E comunque, già che sono in Nevada, magari farei anche un salto a Las Vegas a farmi sposare da Elvis vestita da Marylin, ché mica si vive di sola scienza.
1) La Transiberiana
Sarà che quando ero bambina i russi erano ancora i cattivoni di tutti i film americani, volevano distruggerci con l’atomica e parlavano con strani accenti, abbondando di u e i, ma nel mio immaginario l’esotico è sempre stato la Russia.
Inoltre amo i viaggi in treno, perché puoi leggere, mangiucchiare, sgranchirti le gambe, conoscere i tuoi vicini di scompartimento e, soprattutto, goderti il panorama.
Ok, la Transiberiana è praticamente tutta immersa nella tundra, e a paesaggi non siamo messi un granché, ma vuoi mettere l’emozione di partire dall’ultimo baluardo di Europa orientale e arrivare a guardare il Giappone dalla terraferma, alla stessa distanza dalla quale Heidi guardava le caprette che le facevano ciao?
Ecco, secondo me questo è il viaggio della vita. Ma per un viaggio simile ci vuole anche la giusta compagnia. Magari qualcuno che parli russo e sappia rispondere ai militari che salgono in carrozza per perquisirti. O che almeno sappia difendere la tua incolumità personale se i suddetti militari la mettono a repentaglio. Insomma, ci vorrebbe qualcuno che ti ama come Nazim Hikmet quando scriveva alla moglie, ma che abbia anche la prestanza atletica di Rocky Balboa che non si fa spiezzare in due da Ivan Drago.
Dunque mi sa che la Transiberiana dovrà aspettare ancora un po’.
Del resto si sa: il più bello dei treni, è quello che non prendemmo.

 viaggiDurante il suo esilio politico, il poeta turco Nazim Hikmet scrisse delle ispirate poesie alla moglie, rimasta in Turchia, rese celebri in Italia grazie alla meritoria opera di Ferzan Ozpetek (che lo ha citato in un suo film) e alla altrettanto meritoria decisione di Smemoranda di inserirne alcune nelle agende e nei quaderni.
Così, in un tempo ormai lontanuccio, mi innamorai di una di quelle poesie, in cui il buon Hikmet cercava di consolare la moglie della propria assenza dicendole
«Il migliore dei nostri giorni non lo abbiamo ancora vissuto,
il più bello dei mari è quello che non navigammo»
e via con altre paraculate del genere, col malcelato intento di tenere a bada l’ansia da prestazione esistenziale della donna, probabilmente poco incline a tessere tele da scucire la notte per resistere all’assalto dei proci ottomani: Penelope si nasce, e la moglie di Hikmet, secondo me, non lo nacque.
Certo è che se mi dici che il meglio deve ancora venire e io per avventura ti credo, tu ti puoi rilassare per tutto il tempo in cui c’è da affrontare il peggio, e io mi consolo in attesa di tempi migliori.
Ora, questa modalità di approccio alla vita, mica vale soltanto per gli esuli turchi e le loro mogli. Anzi, direi che negli ultimi tempi è piuttosto diffusa: consolarsi di un presente gramo con la promessa di un futuro florido. Io, per esempio, lo faccio ogni fine del mese davanti all’estratto conto.
Un’altra circostanza in cui mi capita di pensare nei termini de “il meglio deve ancora venire” è a proposito di viaggi. Così ho stilato la mia personale top five di viaggi che non ho fatto ma che sicuramente in un futuro che non tarderà ad arrivare farò, in ordine crescente di aspettativa.
5) La Sicilia a bordo di asinello consenziente.
Sarà che vedendo Basilicata coast to coast ho pensato che, per carità, la Basilicata è fighissima, ma vuoi mettere la Sicilia (il fatto che io sia siciliana non c’entra nulla, giuro); sarà che la mia simpatia va da sempre a quelli un pochino sfigati, e mentre il cavallo è fiero e nobile e bla bla bla, l’asinello ha avuto il suo solo momento di gloria quando è stato preso come comprimario in una celebre grotta, per poi essere relegato a termine di paragoni poco lusinghieri, ma da un po’ di tempo accarezzo l’idea di fare un giro dell’entroterra siculo in compagnia di un fido ronzino che si sobbarchi il mio necessaire. Perché va bene viaggiare leggeri, ma a certe cose non si rinuncia. Tipo alla ceretta a caldo, per dire.
4) La Cappadocia in mongolfiera.
Qualche volta mi sento la Jessica Fletcher del viaggio all’estero: appena metto gli occhi su una meta, scoppia una guerra civile, arriva un falso colpo di stato, si scatena un’epidemia di morbillo senile. Insomma, la Cappadocia, finché c’è Erdogan a farsi i golpe in casa per vedere l’effetto che fa, magari la metterei da parte. Ma un giorno, chissà.
3) La Scandinavia del Nord all’inseguimento dell’Aurora Boreale.
Magari Babbo Natale non esiste (anche se io non ci metterei la mano sul fuoco), ma sicuramente esiste quel fenomeno atmosferico che, più o meno nelle zone in cui abita lui, crea delle bande luminose rosso-azzurro-verdastre che i più fortunati hanno già visto a casa propria durante l’adolescenza, grazie a qualche funghetto particolarmente azzeccato. Io, ahimè, ho avuto un’adolescenza così ordinaria che al confronto le piccole donne di Louisa May Alcott erano uscite dallo zoo di Berlino. Quindi non mi resta che inseguire l’aurora boreale. Da sobria.
2) Il deserto del Nevada alla ricerca di ET.
Se negli anni ’90 eri una ragazzina con un principio di nerditudine, quasi sicuramente ti sarai invaghita di Fox Mulder e Dana Scully, e dunque se ti dico La verità è là fuori non mi chiederai se per caso non sia uscito il nuovo singolo di Alessandra Amoroso.
Siccome già verso i tredici anni impazzivo per X-Files, mi è rimasta la curiosità di scoprire se esiste davvero l’Area 51, se ci hanno nascosto dentro qualche alieno e, soprattutto, se adesso che tutti abbiamo gli smartphone, quando ET viene in trasferta sulla Terra si fa le video-chiamate interstellari su Skype con i parenti rimasti a casa.
E comunque, già che sono in Nevada, magari farei anche un salto a Las Vegas a farmi sposare da Elvis vestita da Marylin, ché mica si vive di sola scienza.
1) La Transiberiana
Sarà che quando ero bambina i russi erano ancora i cattivoni di tutti i film americani, volevano distruggerci con l’atomica e parlavano con strani accenti, abbondando di u e i, ma nel mio immaginario l’esotico è sempre stato la Russia.
Inoltre amo i viaggi in treno, perché puoi leggere, mangiucchiare, sgranchirti le gambe, conoscere i tuoi vicini di scompartimento e, soprattutto, goderti il panorama.
Ok, la Transiberiana è praticamente tutta immersa nella tundra, e a paesaggi non siamo messi un granché, ma vuoi mettere l’emozione di partire dall’ultimo baluardo di Europa orientale e arrivare a guardare il Giappone dalla terraferma, alla stessa distanza dalla quale Heidi guardava le caprette che le facevano ciao?
Ecco, secondo me questo è il viaggio della vita. Ma per un viaggio simile ci vuole anche la giusta compagnia. Magari qualcuno che parli russo e sappia rispondere ai militari che salgono in carrozza per perquisirti. O che almeno sappia difendere la tua incolumità personale se i suddetti militari la mettono a repentaglio. Insomma, ci vorrebbe qualcuno che ti ama come Nazim Hikmet quando scriveva alla moglie, ma che abbia anche la prestanza atletica di Rocky Balboa che non si fa spiezzare in due da Ivan Drago.
Dunque mi sa che la Transiberiana dovrà aspettare ancora un po’.
Del resto si sa: il più bello dei treni, è quello che non prendemmo.