adesso!

Diario di un femminicida per bene

lacrime

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‘Ste donne.
È sempre un parlare di ‘ste donne, alla radio, in tv, sui giornali, donne mamme a 50 anni, donne bambine, donne stuprate, donne segregate.
Oh, ma basta! ‘Ste donne sono sempre in mezzo, parlano parlano, promettono di amarti tutta la vita.

Anche la mia l’ha fatto.

Eravamo di fronte al prete in quella primavera del ‘90, ‘91, beh non ricordo é passato troppo tempo.

Lei imbottita in quell’abito bianco con le maniche a palloncino pareva una bomboniera, era bella lei, aveva il sole negli occhi.

Lei davanti al prete ha detto “lo giuro”.

Tutta la vita, nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia finché morte non ci separi. Quella stronza l’ha giurato! Era così bella l’amore mio quel giorno!

Quando tornammo a casa la sera del matrimonio, ricordo che era stanca ed io avevo un po’ esagerato con il vino. Uh, quanto le era piaciuto fare l’amore quella sera, non duró molto, ma quando finì sentii che si sgonfió dentro quel palloncino, non se lo tolse neppure.

Si limitò a girare la testa sul cuscino e ridacchiava o piangeva non so, io sicuramente stavo già russando.

Quella stronza diceva di amarmi, me lo ripeteva ogni giorno.

Mi preparava la cena quando tornavo da lavoro, ma non era brava come mia madre in cucina, ci misi un po’ a farglielo capire. Solo quando le spaccai il piatto su quegli occhi stralunati lo capì.

Uh, quanto piangeva: il giorno dopo per farle fare un mezzo sorriso ho dovuto spendere 5.000 lire per dei fiori, avrei dovuto buttarli nel cesso. Beh, come quella volta che nel cesso ci buttai la sua faccia.

Ero rincasato da una dura giornata di lavoro e quella stronza aveva appena messo su l’acqua della pasta. Ma dico io, dopo dodici ore che lavoro al freddo st’imbecille non mi fa trovare niente e mi guarda sempre con ‘sta faccia spaurita, mi veniva da abbaiarle, mi veniva. Ahahah quanto mi sono divertito quella sera! Con una mano le spingevo la faccia nel cesso e con l’altra la tenevo mentre me la facevo da dietro, ‘sta puttana.
‘Sta puttana alla fine quella sera è rimasta incinta.

Che bella era col pancione il mio amore? Io la coccolavo, lei mi osservava guardinga, un giorno mi sono incazzato! Aspettiamo un figlio cazzo – le dissi – devi essere felice, non stare come se ti fosse morto il gatto. Per farla riprendere la strattonai, battè la testa, ‘sta stupida e perse il bambino. Cercó anche di darmi la colpa ‘sta stronza! Era lei che doveva essere felice, non io! Era mio figlio quello!

Se ne andò pure! Ah, ma io andai a riprenderla eh!!

Mi attaccai al citofono della madre e salii gli scalini a tre a tre, diedi un bacio a sua madre e le dissi che sua figlia passava un brutto periodo, mi disperai un po’ e le feci qualche moina. Lei e la madre cedettero, quella sera me la riportai a casa, ‘sta stupida. Cosa avrebbe fatto senza di me?! Non sapeva neanche fare le faccende di casa, chi poteva essere senza me?! Ma io avevo giurato davanti al prete.

Per tutta la vita, in ricchezza e in povertà. E io l’ho mantenuta ‘sta stronza irriconoscente, per molti anni.

Un giorno – pensa te – arriva dicendo che aveva trovato un posto come ragioniera in parrocchia. Ho riso così tanto che per poco non mi uscivano le budella dallo stomaco, ‘sta ignorante! Grazie al bel segno in faccia che le lasciai, in parrocchia non ci andò più, chissà cosa si pensava!
Un giorno tornai a casa, la cena non era pronta, ho iniziato a bestemmiare ovviamente, ma lei non c’era, l’ho chiamata e richiamata e sono andato a cercarla in giro. Dopo qualche birra per smorzare la rabbia sono rientrato e ho visto una lettera sul tavolo.
Diceva: “mi hai fatto troppo male, voglio separarmi”. Lanciai tutti i piatti della credenza. Quando finii pensai che stesse scherzando, l’abbiamo giurato!

Davanti al buon Dio, cazzo!

Mi calmai, ma mi dissi che se aveva preso questa decisione era perché c’era un altro! Iniziai a seguirla.

Aveva trovato lavoro in uno studio di commercialisti, mah chissà a chi l’aveva data per entrare. ‘Sta puttana. Entrava alle 8, spesso non andavo al lavoro per vederla entrare in ufficio e salutare i colleghi, tutti maschi. Chissà con chi di quelli era stata. Magari con tutti.

Allora iniziai a lasciarle messaggi sulla macchina, prima su un post it, poi con la chiave, tanto era una macchina di merda. La chiamavo almeno 100 volte al giorno finché non é scattata definitivamente la segreteria. Aveva cambiato numero.
Ah, ma se pensava che così non l’avrei cercata più si sbagliava.

Ho iniziato ad andarle dietro mentre faceva la spesa. Una volta le feci sbattere la testa contro lo scaffale dei pelati. Cadde a terra e io venni fermato dalla guardia giurata, arrivarono anche gli sbirri. Non mi fecero niente.
Dopo altri mesi di appostamenti arrivarono gli stessi sbirri, intimandomi di smetterla perché lei mi aveva querelato. Ma siamo impazziti, quella aveva detto “per sempre”, cazzo!
Li vidi qualche altra volta suonare alla porta. Evitai di aprire.

Mi mancava, l’amavo ‘sta donna. La odiavo.
È la stessa cosa che provo da quando non c’è più, ha tradito la nostra promessa ed é finita al creatore. Per mano mia. Il suo Salvatore, povera donna. Che Dio la perdoni.