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Donne alle prese con un trasloco

Dicono che fare un trasloco d’estate sia l’ultima frontiera della genialità, lo consigliano proprio: caricare e scaricare scatoloni, portarli giù per 4 piani di scale, sudare 7 camicie già chiuse nella valigia di vestiti e rilassarsi poi tra la polvere, le zanzare e il vuoto cosmico della città.

Gli uomini di solito sono molto motivati, soprattutto nel trasportare TV e Nintendo Wii: la prospettiva di vederle sistemate nel nuovo salotto li eccita al punto da non sentire la fatica.

Ma vediamo cosa succede ad una donna nella stessa situazione:
– Prepara dodici valigie con tutti i vestiti che “tanto non mi servono almeno fino a Natale”. Poi la sera dopo, quando viene invitata a cena e non ha ancora svuotato neppure una delle dodici valigie, mette una gonna che non può non può non può prescindere da quella cintura che ha infilato tra 15 maglioni. Il dramma.

– Divide per colore collane, scarpe, borse e fermagli per capelli, in ventisette bustine; le più fragili in cima. Poi arriva Lui e ci schiaccia sopra i suoi tomi di Birra e Rutto libero perché così la scatola “è più comoda portare”. Pianto isterico e “come hai potuto?!?” di fronte alla collana di pasta fatta all’asilo, ormai ridotta in briciole.

– Incarta ogni vasetto, piatto, soprammobile inutile in chili di carta di giornale: una volta arrivata nella casa nuova li srotolerà con leggerezza e tanta premura, per sistemarli in maniera impeccabile su mensole e credenze. E invece: parenti e familiari giunti sul posto creeranno un ingorgo tale da farla inciampare sullo scatolone fragile. Voglia di picchiare forte qualcuno, ricerca spasmodica di un SuperAttak e di tanta pazienza “sono qui per aiutarci, dopotutto. Che cari.”

– Porta con sé soltanto le cose più utili: diari delle medie, medagliette vinte alle elementari, portapranzo dell’asilo. Quando tutto sembra essere andato per il verso giusto arriva la suocera con un sacchetto dell’immondizia 1400×1200 e inizia a togliere di mezzo “tutto quello che non serve”. Nota mentale sull’ubicazione del cassonetto in cui andare a recuperare tutto, una volta tolta di mezzo la suocera.

Vorrei dirvi tante altre cose, tutte frutto della fantasia (che la vita ha per noi) ma purtroppo devo andare: restano da imballare le musicassette. Magari un giorno torneranno di moda e non posso non posso non posso proprio rinunciarci.

trasloco, donne

trasloco donne v/uomini

Dicono che fare un trasloco d’estate sia l’ultima frontiera della genialità, lo consigliano proprio: caricare e scaricare scatoloni, portarli giù per 4 piani di scale, sudare 7 camicie già chiuse nella valigia di vestiti e rilassarsi poi tra la polvere, le zanzare e il vuoto cosmico della città.

Gli uomini di solito sono molto motivati, soprattutto nel trasportare TV e Nintendo Wii: la prospettiva di vederle sistemate nel nuovo salotto li eccita al punto da non sentire la fatica.

Ma vediamo cosa succede ad una donna nella stessa situazione:


– Prepara dodici valigie con tutti i vestiti che “tanto non mi servono almeno fino a Natale”. Poi la sera dopo, quando viene invitata a cena e non ha ancora svuotato neppure una delle dodici valigie, mette una gonna che non può, non può, non può prescindere da quella cintura che ha infilato tra 15 maglioni. Il dramma.

– Divide per colore collane, scarpe, borse e fermagli per capelli, in ventisette bustine; le più fragili in cima. Poi arriva Lui e ci schiaccia sopra i suoi tomi di Birra e Rutto libero perché così la scatola “è più comoda da portare”. Pianto isterico e “come hai potuto?!?” di fronte alla collana di pasta fatta all’asilo, ormai ridotta in briciole.

– Incarta ogni vasetto, piatto, soprammobile inutile in chili di carta di giornale. Una volta arrivata nella casa nuova li srotolerà con leggerezza e tanta premura, per sistemarli in maniera impeccabile su mensole e credenze. E invece, parenti e familiari giunti sul posto creeranno un ingorgo tale da farla inciampare sullo scatolone fragile.
Voglia di picchiare forte qualcuno, ricerca spasmodica di un SuperAttak e di tanta pazienza “Sono qui per aiutarci, dopotutto. Che cari.”

– Porta con sé soltanto le cose più utili: diari delle medie, medagliette vinte alle elementari, portapranzo dell’asilo. Quando tutto sembra essere andato per il verso giusto arriva la suocera con un sacchetto dell’immondizia 1400×1200 e inizia a togliere di mezzo “tutto quello che non serve”. Nota mentale sull’ubicazione del cassonetto in cui andare a recuperare tutto, una volta tolta di mezzo la suocera.

Vorrei dirvi tante altre cose, tutte frutto della fantasia (che la vita ha per noi) ma purtroppo devo andare: restano da imballare le musicassette. Magari un giorno torneranno di moda e non posso, non posso, non posso proprio rinunciarci.