italy

Fenomenologia della spesa

Spesa, fila,attesa, fenomenologia

Coda al supermercato lunga quanto la Dolomiti superbike ed altrettanto estenuante. Volti tesi, provati, incazzati. Neanche a dirlo, avevo una fretta che manco Noè quando ha cominciato a fa’ du’ gocce.
Decisi di attuare il mio classico atteggiamento dispotico ed inflessibile da assumere in questi casi: odio tutti, schifo il sistema e non faccio passare nessuno. Nemmeno chi ha soltanto un tubetto di dentifricio. Che poi, decidi di andare proprio all’ora di punta per comprare una cosa sola? Organizzati, no? Mastica un chewing-gum! Evita i contatti umani! Va beh, comunque.

Quando sono in fila alla cassa del supermercato e devo attendere molto, non riesco a fare a meno di sbirciare la spesa di colui o colei che mi precede. Anche di chi mi segue, eh. Poi inizio a collegare tra loro gli elementi e a giudicare.
Mentre quella davanti a me infilava lesta le sue cose nella busta per sottrarle al mio sguardo indagatore, le ho lanciato un’occhiataccia da: “Le ho viste quelle patatine, sai? E ho visto pure il Cif e le salviettine per spolverare. Solo quando vengono a trovarti devi dare il meglio di te? Eh? Non credi che la vita vada vissuta indipendentemente da…?”
Smorza subito il flusso dei miei pensieri, lei. Guarda me, contrita. Poi la mia spesa, lentamente scandagliata dai bip-bip della cassiera. Poi di nuovo me. E sorride.
Avevo preso assorbenti notte, mozzarella senza lattosio e pantofole della Rox. E il tonno in scatola, universalmente accettato come baluardo della mestizia.
Mi travolge con uno sguardo micidiale da: “ho una vita sociale migliore della tua, mpfh!” e se ne va.
Ho perso.

Compare dal nulla il classico vecchietto con due pacchi di biscotti che cerca subdolamente di infilarsi, col pretesto di chiacchierare con quella davanti a me. Lei a stento lo riconosce, ma questi sono i classici casi dove è utile riallacciare i legami. Insomma, dopo cinque minuti di chiacchierata senza senso, si sente legittimato a sostare dove si trova, ossia proprio DAVANTI A ME che, a mia volta, ero davanti ad altri cinque malcapitati che erano comunque PRIMA DI LUI. Decido di soprassedere, finché non compare la moglie, caruccia e ignara di tutto, con altre cose in mano. Saluta anche lei quella davanti a me con due frasi di circostanza, quando poi sorride al marito, esclamando: “…Beh, vedi! Non ti davo un soldo di fiducia, invece t’ho ritrovato a fare la fila, qualcosa di buono l’hai fatto!”
Non potevo resistere. Era il mio momento.
“Non è stato capace di fare nemmeno quello, signò. È passato avanti a tutti!”
Il suo volto ha mutato in successione colore ed aspetto, rivelando progressivamente: sgomento, rifiuto, accettazione, rassegnazione, rabbia.
“Idiota! Sei passato avanti?! Io mi vergogno! Tieni! Prendi questa roba e vai in fondo alla fila! Io esco! Deficiente!”

Donna, hai il mio rispetto.
Hai espiato le colpe di colui che devi sopportare ogni giorno tuo malgrado e ti sei guadagnata la mia redenzione.

L’ho fatti passare, entrambi.

Fine.

Spesa, fila,attesa, fenomenologia

Coda al supermercato lunga quanto la Dolomiti superbike ed altrettanto estenuante. Volti tesi, provati, incazzati. Neanche a dirlo, avevo una fretta che manco Noè quando ha cominciato a fa’ du’ gocce.
Decisi di attuare il mio classico atteggiamento dispotico ed inflessibile da assumere in questi casi: odio tutti, schifo il sistema e non faccio passare nessuno. Nemmeno chi ha soltanto un tubetto di dentifricio. Che poi, decidi di andare proprio all’ora di punta per comprare una cosa sola? Organizzati, no? Mastica un chewing-gum! Evita i contatti umani! Va beh, comunque.

Quando sono in fila alla cassa del supermercato e devo attendere molto, non riesco a fare a meno di sbirciare la spesa di colui o colei che mi precede. Anche di chi mi segue, eh. Poi inizio a collegare tra loro gli elementi e a giudicare.
Mentre quella davanti a me infilava lesta le sue cose nella busta per sottrarle al mio sguardo indagatore, le ho lanciato un’occhiataccia da: “Le ho viste quelle patatine, sai? E ho visto pure il Cif e le salviettine per spolverare. Solo quando vengono a trovarti devi dare il meglio di te? Eh? Non credi che la vita vada vissuta indipendentemente da…?”
Smorza subito il flusso dei miei pensieri, lei. Guarda me, contrita. Poi la mia spesa, lentamente scandagliata dai bip-bip della cassiera. Poi di nuovo me. E sorride.
Avevo preso assorbenti notte, mozzarella senza lattosio e pantofole della Rox. E il tonno in scatola, universalmente accettato come baluardo della mestizia.
Mi travolge con uno sguardo micidiale da: “ho una vita sociale migliore della tua, mpfh!” e se ne va.
Ho perso.

Compare dal nulla il classico vecchietto con due pacchi di biscotti che cerca subdolamente di infilarsi, col pretesto di chiacchierare con quella davanti a me. Lei a stento lo riconosce, ma questi sono i classici casi dove è utile riallacciare i legami. Insomma, dopo cinque minuti di chiacchierata senza senso, si sente legittimato a sostare dove si trova, ossia proprio DAVANTI A ME che, a mia volta, ero davanti ad altri cinque malcapitati che erano comunque PRIMA DI LUI. Decido di soprassedere, finché non compare la moglie, caruccia e ignara di tutto, con altre cose in mano. Saluta anche lei quella davanti a me con due frasi di circostanza, quando poi sorride al marito, esclamando: “…Beh, vedi! Non ti davo un soldo di fiducia, invece t’ho ritrovato a fare la fila, qualcosa di buono l’hai fatto!”
Non potevo resistere. Era il mio momento.
“Non è stato capace di fare nemmeno quello, signò. È passato avanti a tutti!”
Il suo volto ha mutato in successione colore ed aspetto, rivelando progressivamente: sgomento, rifiuto, accettazione, rassegnazione, rabbia.
“Idiota! Sei passato avanti?! Io mi vergogno! Tieni! Prendi questa roba e vai in fondo alla fila! Io esco! Deficiente!”

Donna, hai il mio rispetto.
Hai espiato le colpe di colui che devi sopportare ogni giorno tuo malgrado e ti sei guadagnata la mia redenzione.

L’ho fatti passare, entrambi.

Fine.