adesso!

L’ultima festa della donna, in cui giurai mai più nel mucchio

full monty

C’era tutto il repertorio:
localino mica male
mimosa anche nel bagno degli uomini
(do sempre una sbirciata quando c’è la fila in quello nostro e mi scappa da sbrigati)
musica repertorio “I will survive”
– improvvisazioni teatrali sull’ eterno tema
“Saremo anche l’altra metà del cielo, ma piove sempre “
-proiezione di spezzoni cazzuti scelti da film al femminile tipo “Thelma&Louise”
stuzzichini
bevande incluse.
Quello che mandò tutto in vacca.

Perché al sesto giro di tutto l’alcolico a portata compreso il Lysoform bagno (raccomandato dai virologi italiani ), almeno a giudicare dall’effetto sgorga freni inibitori, la tavolata alla mia destra partì sia per la tangente che per la secante.
La prima che salì sul tavolo a ballare la lambada, fu raggiunta dalla seconda che invito` tutte a smutandarsi e a lanciare il biancherume sul lampadario, mentre la terza a cui il proprietario del locale si stava rivolgendo per riportare la calma se ne uscì con “Siamo calmissime, dovresti vederci quando beviamo davvero, bello…”

Fini`che il tipo minacciò di chiamare il RIS di Parma per scoprire chi aveva disegnato col rossetto membri maschili di notevoli proporzioni sui tovaglioli di fiandra e un’impresa di pulizie da addebitare a chi aveva vomitato a spruzzo e a sguazzo nell’antibagno.
Ma a quel punto ero già uscita con tre amiche a dividere in disagiato silenzio metri di strada tra noi e le “Sbronze Dreams Girls”.

E a deciderci con un’occhiata supplichevole ad onorare subito le donne, come chi diede il via ci aveva insegnato:
con le mutande tra le chiappe ma con tre reggiseni delle nostre mamme indossati a presente memoria che bruciavano.
La degna fine di un 8 Marzo come dea comandava.

#trematetremate