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Go Hawaii: falsi allarmi, veri sogni

Hawaii

Go hawaii: falsi allarmi e veri sogni

13 gennaio 2108.
Sono alle Hawaii. È un bel sabato mattina e sono le 8.

Sono qui da poco. Un piccolo, grande gesto di follia.
Un bel giorno, di qualche mese fa, ho detto addio a tutto e tutti, ho infilato un paio di jeans larghi, una camicia  a fiori, uno spazzolino in tasca e via: Hawaii.

Ho deciso di cambiare vita.
Basta con le difficoltà quotidiane, l’affitto, la spesa del fine settimana, la depilazione… no quella no, che alle Hawaii si va in spiaggia… va bé , comunque, in generale: basta.
Mi sono detta: vado in un posto puro, selvaggio come il mio animo, dove c’è il mare, ma che dico il mare, l’oceano, dove la gente c’ha le onde nel cuore e i fiori negli occhi.
Dove ci stanno i surfisti, oh. Buttali via, i surfisti…
Sono una fan dell’uomo surfista dai tempi di Dylan McKay in Beverly Hills 90210.
Sono una veterana io. Poi, va bé, non so surfare ma imparerò.
Ecco: ho deciso che nella mia nuova vita imparo tutto daccapo, come una bimba.
Una bimba in costume, con i capelli sbiaditi dal sole, le infradito tutto l’anno e le lentiggini sul naso abbronzato.

Mi sono detta: “Cosa potrebbe andare storto?”
Mi piace tutto delle Hawaii. Le cascate, le spiagge, la vegetazione tropicale, il clima, i surfisti.  Avevo già detto dei surfisti?
E poi, oh, fa caldo tutto l’anno. Per ora.
Sì perché con il riscaldamento globale, infatti, potrei risvegliarmi un giorno alle Hawaii, sì,  ma con le temperature polari di un paesino di montagna molisano. E magari in Molise inizieranno a surfare. Vai a sapere.
Ma io ho fiducia. Un posto come le Hawaii è immune pure ai cambiamenti climatici.
Pure a Trump.
Pure a Kim Jong-un… ah, no, forse a lui no.

Eh sì, perché quando mi sono trasferita alle Hawaii non avevo valutato Kim e il suo vizietto un po’ trasgressivo di sparare missili. Cioè, lo sapevo eh.
Ma una che parte con uno spazzolino in tasca, non si mette a valutare le minacce nucleari mondiali.
Così, arrivata qui, mi sono resa conto che sì, la penisola coreana è vicina alle Hawaii. Proprio a uno sputo.
Così vicina che pare che le onde migliori arrivino quando Kim rutta a finestre aperte.
Leggenda narra che un surfista sia riuscito a cavalcare la famosa Onda della Vita grazie a una digestione particolarmente difficile di Kim.
Il giovane dittatore, infatti, aveva appena finito di bere un brodino -che l’ultima esercitazione nucleare l’aveva appesantito e voleva tenersi leggero- quando… BUM, rutto colossale, vetri rotti in tutta la Corea del Nord, onde magiche in tutto il Pacifico e permanente duratura per tutti i coreani.
Tutti con nuove capigliature tranne Kim, è ovvio. Ma sto divagando.
Era solo per dirvi le 5 cose che ho imparato vivendo alle Hawaii:

1.
 L’attesa
Quando una fila di surfisti fissa l’oceano con la tavola sotto braccio, probabilmente sta aspettando che Kim Jong un digerisca.

2. Le precauzioni
Ultimamente, le autorità hawaiane hanno preso diverse precauzioni a causa delle minacce nucleari provenienti dalla Corea del Nord.
Ovvero: quando Kim non riesce a digerire, si innervosisce parecchio e invece di preparasi un Brioschi, spara missili a destra e manca. Siccome, appunto, le Hawaii sono a un tiro di schioppo, meglio premunirsi. Così pare che esista tutto un apparato preposto ad allertare la popolazione in caso di pericolo imminente.

3. La felicità
Questa l’ho imparata proprio ieri, sabato mattina, 13 gennaio 2018. Ore 8.
Sono lì che faccio stretching, dopo aver corso 8km all’alba e fatto colazione con uno smoothie ultra light e super detox. Sono pronta ad andare a surfare con Dylan McKay -che, non ve l’avevo detto, dopo la serie cult anni 90 si è trasferito qui- quando bipbip: il cellulare squilla.
Controllerei, ma la terza cosa che ho imparato è che se vuoi vivere felice devi staccare dal cellulare, devi mangiare bene e non devi far aspettare Dylan, che quello è n’attimo che ti tradisce con la Kelly di turno.
Così lascio il cellulare a casa e esco.

4. I messaggini
Anche questa l’ho imparata ieri, sabato, rientrando a casa. Ho imparato che se alle 8 di mattina ti arriva un messaggino, potrebbe essere tua mamma che ti manda una gif glitterata, potrebbe essere una catena di zia Pina che da Caltanissetta ti invita a inviare il messaggio “a 8 amiche che ami tanto tanto”, potrebbe essere l’amico maniaco che sta già organizzando la scampagnata di Pasquetta.

Ma potrebbe essere anche un sms che dice: “Un missile balistico si sta dirigendo verso l’arcipelago, mettersi immediatamente al riparo. Questa non è un’esercitazione”

Dove ci si ripara quando arriva un missile ancora non mi è chiaro ma tant’è.
Abituata alle gif di mia madre, e soprattutto alle catena di zia Pina, non mi sono spaventata. Io.
Ma il resto della popolazione sì. Panico e scene di terrore per circa… 30 minuti. Poi si è scoperto che un dipendente della Hawaii Emergency Management Agency, l’agenzia governativa che si occupa di emergenze tipo “Kim s’è incazzato, si salvi chi può” ha sbagliato a premere bottone.
Falso allarme. Tutto ok.

5. Homer
Ecco, la quinta cosa che ho imparato è che Homer Simpson non lavora più alla centrale nucleare di Springfield ma qui, alle Hawaii. Per forza è un Homer Simpson che deve aver fatto una cazzata così grossa.
O lui, o io. Ma io, come vi dicevo, ero a fare stretching.

Lo so. Sembra una barzelletta.
Io che parto per le Hawaii, surfo con Dylan e faccio una colazione dietetica dopo aver corso 8 km all’alba. E infatti lo è. Ma lasciatemi sognare.

La storia del falso allarme invece, è vera.