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Hanno ucciso l’Uomo Conad chi sia stato (non) si sa

uomo conad

Anni ed anni di buone azioni verso le donne di ogni età, una dedizione al lavoro nell’interesse della comunità oltre ogni limite, messaggi di un cuore buono con sempre lo stesso volto amico. Un volto che ha consentito a noi di Syndrome Magazine di giocare inventando un ipotetico, ironico, immaginario ruolo politico. Non solo per la simpatia, ma soprattutto per quel che rappresentava a livello di valori umani.

Lui, l’ uomo Conad, ovverosia Roberto Di Paola.

I tempi sono cambiati, il buonismo non va più di moda. In un mondo dove gli ultimi vanno respinti, forse non conviene più inseguire accoglienza e bontà. Ecco allora che il grosso marchio azzera tutto con il primo messaggio che riporta la donna al suo ruolo di donnetta dei caciocavalli, non a quell’immagine pericolosa dei precedenti spot di  donna emancipata che esce quando il compagno va a lavorare.

Ed ora il distacco totale: lui. Lui che per tanti anni ci ha rassicurato che un mondo diverso è possibile, via, eliminato. Perchè?

Forse perchè incarnava un’immagine troppo paterna?

O forse perchè secondo la legge dello schermo (che non riguarda solo le donne), va sostituito con uno più giovane( ma non più bello, lasciatevelo dire)?

Niente più  azioni buone, niente più presenza h24 tra gli scaffali.

Il messaggio televisivo ora sembra meno potente: grosso modo si rappresenta un uomo che corteggia una ragazza.  E che esegue un normale controllo qualità.

Ok, bisogna cambiare. Ci auguriamo però che, in questa operazione di modernizzazione, step by step, non si arrivi a trasmettere uno spot con l’uomo che caccia i venditori di colore dal supermercato!

Per ora  salutiamo  il nostro insostituibile: un bacio da tutte le Syndrome, Uomo Conad.