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L’inverno più caldo e la congiura del perenne freddo alle ossa

inverno più caldo

Nell’inverno più caldo degli ultimi 30 anni – lo ha detto Mercalli – io non riesco a togliermi di dosso questa sensazione di freddo nelle ossa come fossi una pinguina spersa sull’iceberg, esposta ai venti artici e senza possibilità di riparo.

Lo so, non piove e non nevica da settimane nel nord ovest, e la nebbia ha ormai creato un microclima tipo Hawai prima del monsone, ma al corpo non si comanda e io continuo a soffrire il freddo sia a casa che in ufficio… pure l’acqua della piscina non è il solito brodo primordiale in cui mi immergo tutte le settimane.

Nel mio ufficio l’unico termosifone presente non funziona bene: il tubo di arrivo dell’acqua è caldo ma il tubo di ritorno è freddo. Risultato: temperatura tiepidina.

Il tecnico, che ho chiamato più volte con una telefonata di SOS livello catastrofe, si è presentato con secchi in spalla come un contadino cambogiano e ha salassato il mio termosifone per tutto il giorno senza cavarne acqua calda.

Il giorno doposi è presentato con i rinforzi: un esercito di energumeni che potrebbe da solo gestire le conseguenze di un terremoto, ma che non è stato capace di aggiustare il mio termosifone.

Sentenza: le termovalvole installate l’anno precedente hanno strozzato l’imboccatura dell’acqua in ingresso, diminuendo la portata e la capacità di scaldare la stanza.
Non c’è cura.

Termosifone clinicamente morto, tenuto in vita da un flebile afflato di acqua calda che proviene dai tubi dell’ufficio di fianco.

Non mi scoraggio e tiro fuori dal ripostiglio in buon vecchio termosifone elettrico, su cui per anni ho scaldato pranzi e guanti.

Lo accendo al massimo e lo uso per creare un clima tropicale fino all’arrivo dell’ispezione sulla sicurezza.

L’addetto mi comunica che è proibito tenere apparecchi elettrici non inventariati all’interno degli uffici…
Stai scherzando, vero??????
Faccio sparire con un’abile mossa di arti marziali il bollitore e la radio, installati in un angolo buio, e faccio notare il paradosso di termosifone regolare rotto e termosifone irregolare funzionante, senza successo. Stacco quello elettrico, giurando e spergiurando che non lo avrei mai più attaccato e che piuttosto mi sarei comprata una pelle di foca da indossare in ufficio, a spese dell’amministrazione.

Ma le disgrazie non vengono mai sole e quello stesso pomeriggio ricevo la telefonata del tecnico per la sostituzione del contatore del gas. Ma non è il giorno giusto!

Si, lo so signora, ma io non ci posso fare niente, non è che potrebbe uscire un po’ prima dall’ufficio così risolviamo la faccenda? Sono già sotto casa sua…
Rispondo positivamente perchè ho appena dovuto spegnere il termosifone elettrico. E mi dirigo verso casa dove mio marito tiene una temperatura media tipica della scandinavia, pensando di dare così il proprio contributo alla chiusura del buco dell’ozono, e presto alla chiusura anche del nostro matrimonio.
Apro al tecnico, metto a palla i termosifoni, che a quell’ora di solito sono spenti, e mi faccio un bel té caldo da assaporare mentre guardo le mail per far passare il tempo.

Mi chiama il tecnico per farmi sapere che durante il suo intervento dovrei spegnere la caldaia.
Stai scherzando, vero??????

Ma vi siete messi tutti d’accordo? Marito, responsabile della sicurezza, tecnico del gas… un gruppo di insospettabili che sta tramando alle mie spalle per farmi morire di freddo.
Mi avvolgo nella coperta di pile e, già che ho il computer accesso, controllo la mia polizza assicurativa… fidarsi è bene.

La settimana dopo ho la conferma della congiura in atto: si rompe la caldaia di venerdì pomeriggio…
Già so che qualsiasi tecnico risponderà che non potrà fare nulla fino a lunedì mattina, perchè ha altri appuntamenti, forse deve ordinare il pezzo di ricambio, aveva già comprato lo skipass per andare a Bardonecchia, ecc…
Stai scherzando, vero??????
Ma io non sopravviverò fino a lunedì mattina. Mando le bambine a dormire da amici e affronto da sola il pericolo. Esco a comprare una confezione gigante di scaldini termici e una nuova borsa per l’acqua calda, segnalo il mio nome sul sito della Farnesina e mi appresto a una ventiquattrore di film sul divano sommersa di coperte.
Mi ritroveranno ibernata in bagno mentre abbraccio la stufetta elettrica.