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La guerra dell’aria condizionata

aria condizionata, guerra

La guerra dell’aria condizionata

Il vostro compagno è vegano?
Vota per Salvini?
È a favore del ritorno alla lira?
Beve?
Si depila?
Gli puzza l’alito?
Russa?
Il mio no. Il mio è molto peggio. Il mio è un “NO CLIMA”.
Nel senso che non sopporta l’aria condizionata, non la regge.
Appena avverte un minimo spiffero di aria condizionata va fuori di testa, diventa matto, si agita tutto e grida che:
– Gli viene il “raspino” in gola
– Si sta già ammalando
– Se fuori ci sono 40 gradi non ha senso vivere a 20 gradi, poi lo sbalzo termico ti può uccidere
– Come faceva l’umanità a sopravvivere nella Preistoria?
Ecco.
Sull’altro versante ci sono io che, non appena entro in auto, accendo il getto dell’aria condizionata perché:
– Al di sopra dei 30 gradi l’aria calda diventa irrespirabile
– Poi diventa pesante come piombo
– Poi i miei polmoni non riescono a farcela e sfiorano il collasso
– Meglio accenderla subito, climatizzare l’ambiente e vivere sereni, piuttosto che iniziare a sudare, diventare appiccicosi, incazzarsi, litigare, accoltellarsi… per poi accenderla e rischiare una polmonite.
In sintesi: un’estate in guerra, climatizzatore acceso (da me) e subito spento (da lui). Con qualche piccola tregua in Puglia, quando il termometro segnava 43 gradi. A quel punto, con moglie e figli agonizzanti nell’abitacolo, si è deciso ad accendere il climatizzatore.
Puntandolo a 30 gradi, ovviamente.
Stessa cosa nelle camere d’albergo. Accendo, spegne. Accendo, spegne.
Di notte mi sveglio e, quatta quatta, lo accendo dieci minuti mentre lui russa. Sniffo l’aria fredda come fosse cocaina.
Chiudo gli occhi e sento i miei polmoni che riprendono a funzionare.
Poi spengo e ritorno a non dormire. Fino al mattino.
Una vita d’inferno.
Negli hotel, però, ho ottenuto la mia vendetta: lì non c’è scampo. L’aria condizionata è ovunque. Quindi lui scende a tavola con maglietta, bermuda e pashmina arrotolata sul collo come Briatore a Capodanno, cercando il tavolo più distante dai bocchettoni spara-gelo, possibilmente in veranda o sul terrazzo, anche con 35 gradi e senza un alito di vento. Lui fuori, io dentro il salone. Separati in sala.
Per non parlare del climatizzatore nella camera da letto.  Che noi non tocchiamo mai. Usciamo dalla camera infuocata e torniamo a sera, tutti sudati e conciati da fare spavento e puntualmente troviamo il termostato sparato a 16 gradi perchè le donne delle pulizie devono respirare, chiaro, e forse pensano pure di farci un favore, ecco.
La guerra del condizionatore inizia a giugno e finisce a settembre. Con molto momenti critici, crisi di nervi e palle girate.
Solo chi la combatte sa di cosa parlo.
Mio marito poi, come tutti i “No clima”, è leggermente dislessico sull’uso del telecomandino manuale del condizionatore.
E da zero a sottozero, è un attimo che ti surgela l’ambiente. Magari lo fa partire a palla mentre sei in bagno sotto la doccia. Quindi, spegni il getto, ti avvolgi nel telo di spugna, esci e…TAC, vieni colta dal vento gelido dell’Alaska occidentale, ti si blocca il miocardio, saluti i pinguini, i trichechi e gli urli dietro: “Ma sei scemo? Mi vuoi uccidere?”.

Dite che ho indovinato?

 

aria condizionata, guerra

La guerra dell’aria condizionata

Il vostro compagno è vegano?
Vota per Salvini?
È a favore del ritorno alla lira?
Beve?
Si depila?
Gli puzza l’alito?
Russa?

Il mio no. Il mio è molto peggio. Il mio è un “NO CLIMA”.

Nel senso che non sopporta l’aria condizionata, non la regge.
Appena avverte un minimo spiffero di aria condizionata va fuori di testa, diventa matto, si agita tutto e grida che:
– Gli viene il “raspino” in gola
– Si sta già ammalando
– Se fuori ci sono 40 gradi non ha senso vivere a 20 gradi, poi lo sbalzo termico ti può uccidere
– Come faceva l’umanità a sopravvivere nella Preistoria?

Ecco.
Sull’altro versante ci sono io che, non appena entro in auto, accendo il getto dell’aria condizionata perché:
– Al di sopra dei 30 gradi l’aria calda diventa irrespirabile
– Poi diventa pesante come piombo
– Poi i miei polmoni non riescono a farcela e sfiorano il collasso
– Meglio accenderla subito, climatizzare l’ambiente e vivere sereni, piuttosto che iniziare a sudare, diventare appiccicosi, incazzarsi, litigare, accoltellarsi… per poi accenderla e rischiare una polmonite.

In sintesi: un’estate in guerra, climatizzatore acceso (da me) e subito spento (da lui). Con qualche piccola tregua in Puglia, quando il termometro segnava 43 gradi. A quel punto, con moglie e figli agonizzanti nell’abitacolo, si è deciso ad accendere il climatizzatore.
Puntandolo a 30 gradi, ovviamente.
Stessa cosa nelle camere d’albergo. Accendo, spegne. Accendo, spegne.
Di notte mi sveglio e, quatta quatta, lo accendo dieci minuti mentre lui russa. Sniffo l’aria fredda come fosse cocaina.
Chiudo gli occhi e sento i miei polmoni che riprendono a funzionare.
Poi spengo e ritorno a non dormire. Fino al mattino.

Una vita d’inferno.

Negli hotel, però, ho ottenuto la mia vendetta: lì non c’è scampo.
L’aria condizionata è ovunque. Quindi lui scende a tavola con maglietta, bermuda e pashmina arrotolata sul collo come Briatore a Capodanno, cercando il tavolo più distante dai bocchettoni spara-gelo, possibilmente in veranda o sul terrazzo, anche con 35 gradi e senza un alito di vento. Lui fuori, io dentro il salone. Separati in sala.
Per non parlare del climatizzatore nella camera da letto, che noi non tocchiamo mai. Usciamo dalla camera infuocata e torniamo a sera, tutti sudati e conciati da fare spavento e puntualmente troviamo il termostato sparato a 16 gradi perchè le donne delle pulizie devono respirare, chiaro, e forse pensano pure di farci un favore, ecco.

La guerra del condizionatore inizia a giugno e finisce a settembre. Con molti momenti critici, crisi di nervi e palle girate.
Solo chi la combatte sa di cosa parlo.
Mio marito poi, come tutti i “No clima”, è leggermente dislessico sull’uso del telecomandino manuale del condizionatore.
E da zero a sottozero, è un attimo che ti surgela l’ambiente. Magari lo fa partire a palla mentre sei in bagno sotto la doccia. Quindi, tu spegni il getto d’acqua, canticchiando ti avvolgi nel telo di spugna, esci dal bagno e…TAC, vieni colta dal vento gelido dell’Alaska occidentale, ti si blocca il miocardio, saluti i pinguini, i trichechi e gli urli dietro: “Ma sei scemo? Mi vuoi uccidere?”.

Dite che ho indovinato?