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La vita complicata di una mamma “non informata”

mamme, scuola, maestra


Avete presente quei cartelli appesi nei negozi che recitano “per colpa di pochi, qui non si fa credito a nessuno?” Ecco, per colpa di molte mamme, la mia vita da genitrice diventa complicata.

Perché le mamme dei bambini in età scolare sono così rompipalle?

Le riconosci subito, rigorosamente inserite in agglomerati che partono da un minimo di tre mamme a infinito, con viso accigliato, premature rughe d’espressione sul sopracciglio, pose da sindacalista, tanto che a volte vieni rapita dall’illusione e noti quasi un occhio orientaleggiante: “è lui! Cofferati! Ah no, è una mammina informata”

Loro sanno e si uniscono per difendere i diritti della loro “fazione” contro la maestra e a volte, contro le altre mamme non allineate al pensiero comune. Fuori dagli uffici comunali, dove si ritirano i buoni mensa, potresti trovarle sole ma le riconosci perché urlano al telefonino che nessuno può dir loro cosa fare dei propri figli, anche se volesse mangiarli, per diana!

Poi ci sono io, genitore piuttosto tranquillo, mediamente indaffarato, che deve subire ore di fila per un colloquio con la maestra perché la mamma informata pretende l’attenzione dell’antagonista e con modi falsamente gentili le deve spiegare in quanti modi la scuola fa cagare e quindi i suoi figli non avranno la possibilità di accedere ad Harvard, per non parlare della carta igienica che manca e dei compiti a casa che “sono troppi, seppur troppo pochi ed eccessivamente impegnativi pur essendo nel contempo troppo semplici…”

Inoltre non mi è possibile avere un dialogo umano con la maestra della materna perché, sebbene una semplice richiesta potrebbe risolversi in un “stiamo chiedendo 1 Euro a testa alle mamme per ricomprare del materiale”, proposta che non mi scandalizza e alla quale, se potessi, risponderei subito con l’euro già in mano, diventa un’infinita opera teatrale alla quale non posso sfuggire fino al gran finale.
La maestra non mi lascia intervenire perché ha poco tempo e deve ripetere 10 minuti di monologo a 30 mamme e poi se si inceppa e si scorda un articolo determinativo deve ricominciare.

Maestra “… Non per me, ma lo sa, tagli di qua, tagli di là”

Io allarmata, cosa vuole? Chi si è tagliato? Mio figlio?

Maestra “… (frasi sconnesse)… e allora io devo valutare il disegno anche, sono capacità che devo valutare… ”
Io pensierosa e perplessa, mio figlio avrà mica disegnato cazzetti sul banco? Cosa deve valutare? Sarà per sempre ricordato come il bambino dei disegni sconci? Però figo… no, però il padre poi si arrabbia… ma no, è un musicista alla fine…
Maestra “(omissis, ero distratta, mi sono persa qualche frase)… e quindi siccome (abbassa la voce, tono da mafioso che organizza un attentato, si protrae verso di me, mi tocca il braccio) vado io in un ipermercato, capito? Dove, le assicuro, costano poco”

Io scombussolata, c’è un traffico di materiali illeciti a scuola? E nessuno mi aveva mai coinvolta?
Maestra “… e siccome consumano sempre gli stessi colori, ma in una confezione ci sono tutti i colori, anche il bianco…”
Io comprensiva, chi lo ha mai usato il bianco? Perché esiste il bianco?Riesco a inserirmi “dunque, mi corregga se sbaglio, mi sta chiedendo un euro per ricomprare i colori? Eccolo!”
Estraggo la moneta pensando di potermi finalmente sottrarre al lungo rituale della giustificazione per mamme informate che oppongono resistenza a qualunque richiesta, per partito preso.
La maestra mi guarda con sospetto. La vorrei rassicurare, non c’è inganno, io voglio pagare.
Si avvicina, mi tocca nuovamente il braccio, abbassa la voce e sussurra scandalizzata come se le avessi mostrato le tette: “Scherzaaaa???? Io non posso prendere soldi! Lo dia alla bidella”.

mamme, scuola, maestra


Avete presente quei cartelli appesi nei negozi che recitano “per colpa di pochi, qui non si fa credito a nessuno?” Ecco, per colpa di molte mamme, la mia vita da genitrice diventa complicata.

Perché le mamme dei bambini in età scolare sono così rompipalle?

Le riconosci subito, rigorosamente inserite in agglomerati che partono da un minimo di tre mamme a infinito, con viso accigliato, premature rughe d’espressione sul sopracciglio, pose da sindacalista, tanto che a volte vieni rapita dall’illusione e noti quasi un occhio orientaleggiante: “è lui! Cofferati! Ah no, è una mammina informata”

Loro sanno e si uniscono per difendere i diritti della loro “fazione” contro la maestra e a volte, contro le altre mamme non allineate al pensiero comune. Fuori dagli uffici comunali, dove si ritirano i buoni mensa, potresti trovarle sole ma le riconosci perché urlano al telefonino che nessuno può dir loro cosa fare dei propri figli, anche se volesse mangiarli, per diana!

Poi ci sono io, genitore piuttosto tranquillo, mediamente indaffarato, che deve subire ore di fila per un colloquio con la maestra perché la mamma informata pretende l’attenzione dell’antagonista e con modi falsamente gentili le deve spiegare in quanti modi la scuola fa cagare e quindi i suoi figli non avranno la possibilità di accedere ad Harvard, per non parlare della carta igienica che manca e dei compiti a casa che “sono troppi, seppur troppo pochi ed eccessivamente impegnativi pur essendo nel contempo troppo semplici…”

Inoltre non mi è possibile avere un dialogo umano con la maestra della materna perché, sebbene una semplice richiesta potrebbe risolversi in un “stiamo chiedendo 1 Euro a testa alle mamme per ricomprare del materiale”, proposta che non mi scandalizza e alla quale, se potessi, risponderei subito con l’euro già in mano, diventa un’infinita opera teatrale alla quale non posso sfuggire fino al gran finale.
La maestra non mi lascia intervenire perché ha poco tempo e deve ripetere 10 minuti di monologo a 30 mamme e poi se si inceppa e si scorda un articolo determinativo deve ricominciare.

Maestra “… Non per me, ma lo sa, tagli di qua, tagli di là”

Io allarmata, cosa vuole? Chi si è tagliato? Mio figlio?

Maestra “… (frasi sconnesse)… e allora io devo valutare il disegno anche, sono capacità che devo valutare… ”
Io pensierosa e perplessa, mio figlio avrà mica disegnato cazzetti sul banco? Cosa deve valutare? Sarà per sempre ricordato come il bambino dei disegni sconci? Però figo… no, però il padre poi si arrabbia… ma no, è un musicista alla fine…
Maestra “(omissis, ero distratta, mi sono persa qualche frase)… e quindi siccome (abbassa la voce, tono da mafioso che organizza un attentato, si protrae verso di me, mi tocca il braccio) vado io in un ipermercato, capito? Dove, le assicuro, costano poco”

Io scombussolata, c’è un traffico di materiali illeciti a scuola? E nessuno mi aveva mai coinvolta?
Maestra “… e siccome consumano sempre gli stessi colori, ma in una confezione ci sono tutti i colori, anche il bianco…”
Io comprensiva, chi lo ha mai usato il bianco? Perché esiste il bianco?Riesco a inserirmi “dunque, mi corregga se sbaglio, mi sta chiedendo un euro per ricomprare i colori? Eccolo!”
Estraggo la moneta pensando di potermi finalmente sottrarre al lungo rituale della giustificazione per mamme informate che oppongono resistenza a qualunque richiesta, per partito preso.
La maestra mi guarda con sospetto. La vorrei rassicurare, non c’è inganno, io voglio pagare.
Si avvicina, mi tocca nuovamente il braccio, abbassa la voce e sussurra scandalizzata come se le avessi mostrato le tette: “Scherzaaaa???? Io non posso prendere soldi! Lo dia alla bidella”.