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Troppa cultura fa male ai bambini

cultura

Lodevoli le iniziative di varie istituzioni culturali che cercano di ampliare il proprio pubblico per rendere maggiormente fruibile la cultura a tutte le fasce della popolazione, e quando scrivo fasce intendo proprio i neonati con i pannolini ancora appiccicati alle chiappe.

Ma al richiamo della cultura non bisogna sempre rispondere.
È vero che le neo mamme sono ansiose di avvicinare i propri pargoli alla noiosissima musica classica come all’incomprensibile arte contemporanea,  solo per poter dare alle amiche la notizia di un concerto prenotato o di una mostra visitata.
Ma andateci da sole, non portateci i bambini!!!
Non si iscriveranno al conservatorio dopo 10 minuti di Mozart passati a mettersi le dita nel naso; così come non sceglieranno l’accademia di belle arti dopo una videoinstallastazione scambiata per uno scivolo.
Esistono i nonni, esistono le baby sitter, esistono i giardinetti, esistono i cartoni animati in tv… ma soprattutto esiste gente che vorrebbe godersi uno spettacolo in pace senza sorbirsi i vostri figli.

Ecco alcune tipologie di eventi ad alto rischio di presenze bambinesche moleste, da evitare come la peste.

La musica classica per tutti
Carissime mamme, quando leggete “per tutti” non significa che siano benvenuti proprio tutti, come ad esempio i bambini che piangono in continuazione, che scambiano il corridoio tra le poltrone per una pista di atletica, che non sopportano l’ouverture senza l’aiuto di un panino al salame, che non riescono a stare zitti un momento raccontandosi i reciproci travestimenti di carnevale…
Fatevi delle domande, possibilmente fuori dalla sala.

L’Opera spiegata ai ragazzi
Allora, se bisogna spiegare l’Opera ai ragazzi, vuol dire che sono delle capre! L’Opera non si spiega: si ascolta, si apprezza, ci si commuove, si canticchia, ma non si spiega. E soprattutto non va scambiata per una gita scolastica. Cari professori e professoresse, non vale portare le scolaresche a teatro solo perché così vi saltate l’odioso compito di accompagnarli a Vienna. Prendetevi le vostre responsabilità e portateli a far casino oltre confine, lasciandoceli, nel caso.

Al cinema con i bebè
Luci soffuse, sonoro ad un volume accettabile, scaldabiberon alla fine di ogni fila di poltrone, bagni attrezzati per il cambio, prezzo famiglia… Il tutto in cambio di un casino infernale dove il pianto dei bimbi non viene soffocato, il commento innocente non viene zittito, le patatine vengono sdoganate dal primo minuto di film. E per quale obiettivo culturale? La visione collettiva dei Pinguini del Madagascar…
Non vale il prezzo del biglietto, anche se ridotto.

Le letture in libreria
Ripassiamo le regole: i bimbi, creature innocenti, possono parlare perché sono ancora piccoli e percepiscono la lettura come uno spettacolo in cui è possibile interagire; le signorine che leggono possono parlare perché percepiscono che  se non lo facessero non ci sarebbe nessuna lettura; rimangono solo gli adulti che accompagnano i bambini: a voi, chi ha dato il permesso di parlare?
Il libraio no di certo, le lettrici no di certo, io no di certo.

Nonne, il telefonino può stare un attimo spento perché le mamme dei vostri nipoti vi hanno affidato i pargoli per un’oretta e non gliene può fregare di meno se hanno espresso il desiderio di hamburger e patatine per cena. Nonni, il bambino deve acquisire autonomia e non ci riuscirà mai se gli ripetete nelle orecchie ogni singola frase della storia.
Papà, non ci siete mai e non recupererete certo il tempo perduto con ‘sti 5 minuti di terapia di gruppo in libreria.
Mamme, abbandonate l’ansia di prestazione e non fate finta di aver riconosciuto l’edizione rara della prima storia per fumetti scritta in sanscrito e finita, non sapete come, tra i libri di casa vostra.
Baby sitter, siete le migliori: avete capito quando è il caso di rilassarvi. I bimbi sono in mano a delle professioniste della cultura e voi potete farvi il quarto d’ora accademico di fatti vostri su facebook (togliendo la suoneria, s’intende).

 Lodevoli le iniziative di varie istituzioni culturali che cercano di ampliare il proprio pubblico per rendere maggiormente fruibile la cultura a tutte le fasce della popolazione, e quando scrivo fasce intendo proprio i neonati con i pannolini ancora appiccicati alle chiappe.

Ma al richiamo della cultura non bisogna sembra rispondere.
E’ vero che le neo mamme sono ansiose di avvicinare i propri pargoli alla noiosissima musica classica come all’incomprensibile arte contemporanea,  solo per poter dare alle amiche la notizia di un concerto prenotato o di una mostra visitata.
Ma andateci da sole, non portateci i bambini!!!
Non si iscriveranno al conservatorio dopo 10 minuti di Mozart passati a mettersi le dita nel naso; così come non sceglieranno l’accademia di belle arti dopo una videoillastazione scambiata per uno scivolo.
Esistono i nonni, esistono le baby sitter, esistono i giardinetti, esistono i cartoni animati in tv… ma soprattutto esiste gente che vorrebbe godersi uno spettacolo in pace senza sorbirsi i vostri figli.

Ecco alcune tipologie di eventi ad alto rischio di presenze bambinesche moleste, da evitare come la peste.

La musica classica per tutti
Carissime mamme, quando leggete “per tutti” non significa che siano benvenuti proprio tutti, come ad esempio i bambini che piangono in continuazione, che scambiano il corridoio tra le poltrone per una pista di atletica, che non sopportano l’overture senza l’aiuto di un panino al salame, che non riescono a stare zitti un momento raccontandosi i reciproci travestimenti di carnevale…
Fatevi delle domande, possibilmente fuori dalla sala.

L’opera spiegata ai ragazzi.
Allora, se bisogna spiegare l’opera ai ragazzi vuol dire che sono delle capre! L’opera non si spiega: si ascolta, si apprezza, ci si commuove, si canticchia, ma non si spiega. E soprattutto non va scambiata per una gita scolastica. Cari professori e professoresse, non vale portare le scolaresche a teatro solo perché così vi saltate l’odioso compito di accompagnarli a Vienna. Prendetevi le vostre responsabilità e portateli a far casino oltre confine, lasciandoceli nel caso.

Al cinema con i bebè
Luci soffuse, sonoro ad un volume accettabile, scaldabiberon alla fine di ogni fila di poltrone, bagni attrezzati per il cambio, prezzo famiglia… Il tutto in cambio di un casino infernale dove il pianto dei bimbi non viene soffocato, il commento innocente non viene zittito, le patatine vengono sdoganate dal primo minuto di film. E per quale obiettivo culturale? La visione collettiva dei Pinguini del Madagascar…
Non vale il prezzo del biglietto, anche se ridotto.

Le letture in libreria
Ripassiamo le regole: i bimbi creature innocenti possono parlare perché sono ancora piccoli e percepiscono la lettura come uno spettacolo in cui è possibile interagire; le signorine che leggono possono parlare perché percepiscono che  se non lo facessero non ci sarebbe nessuna lettura; rimangono solo gli adulti che accompagnano i bambini: a voi, chi ha dato il permesso di parlare?
Il libraio no di certo, le lettrici no di certo, io no di certo.

Nonne, il telefonino può stare un attimo spento perché le mamme dei vostri nipoti vi hanno affidato i pargoli per un’oretta e non gliene può fregare di meno se hanno espresso il desiderio di hamburger e patatine per cena. Nonni, il bambino deve acquisire autonomia e non ci riuscirà mai se gli ripetete nelle orecchie ogni singola frase della storia.
Papà, non ci siete mai e non recupererete certo il tempo perduto con sti 5 minuti di terapia di gruppo in libreria.
Mamme, abbandonate l’ansia di prestazione e non fate finta di aver riconosciuto l’edizione rara della prima storia per fumetti scritta in sanscrito e finita non sapete come tra i libri di casa vostra.
Baby sitter, siete le migliori: avete capito quando è il caso di rilassarvi. I bimbi sono in mano a delle professioniste della cultura e voi potete farvi il quarto d’ora accademico di fatti vostri su facebook (togliendo la suoneria, s’intende).