noi altrove

Mio padre e il nonsense di Topolino

Ogni volta che passo davanti ad un giornalaio mi fermo e lo guardo come fosse un luogo sacro.
In questo mondo dissacrante ciascuno dovrebbe conservare un proprio tempio laico.
Il mio è il giornalaio, una specie di “Feltrinelli de noi artri”, una libreria a buon mercato.
Mio padre, infatti, con i pochi spiccioli che poteva permettersi di togliere dallo stipendio di un operario, ogni ‘santo sabato’ (ecco, appunto…) mi portava dal giornalaio per il rito del Topolino settimanale.
E sono cresciuta così, con la gioia dell’attesa e con quei miti intramontabili:
animali antropomorfi, personaggi fantastici che mi assicuravano eccitanti avventure.
Una sorta di pet therapy letteraria, insomma.
Quel mondo e quelle storie le ho vissute con l’inconscienza della fanciullezza, tra fantasia e divertimento.
Poi sono cresciuta, ma nel mio caso ‘poco’, e ho riflettuto, ma anche in questo caso ‘poco’, e mi sono chiesta:
“Walt, ma di cosa ti facevi in quel garage quando lavoravi di notte a Topolino?”
Di quei personaggi e di quelle storie conservo ancora il potere comico e terapeutico del nonsense.
Perchè non-sense? Provate a pensare:
– Paperino indossa una blusa da marinaio e l’immancabile berretto
– Paperina veste in abito viola e un enorme fiocco rosa in testa
sempre curatissimi dall’addome in su ma sbadatissimi dall’addome in giù: entrambi senza mutande !
Non voglio indagare sulle perversioni di una giovane coppia ma che anche Nonna Papera, fra una apple-pie e l’altra,
resti pure lei sempre senza mutande mi destabilizza e non poco.
Dalla uscita del primo numero ad oggi sono state vendute oltre 3mila copie di Topolino
e volete dirmi che non avete ancora trovato il tempo di mettervi un paio di mutande???
Poi c’è Pippo, il cane, che porta a spasso al guinzaglio Pluto, un altro cane.
Ammetto che questa immagine di Bondage fra cani mi fa nascere una certa curiosità sulle pratiche sessuali del regno animale e mi fa sentire anche un pò voyeur .
Ma l’apoteosi si raggiunge con Huey, Dewey and Louie che in italiano diventano, inspiegabilmente Qui, Quo e Qua.
Io credo che il traduttore volesse trasmetterci il senso dell’indefinito e del generico, tipico del mondo giovanile e, insieme, il bisogno di essere rassicurati, tipico del mondo dei genitori:
“ragazzi dove siete?” – “Qui” ma anche , “Qua! ” fino a “Quo!”, il re del nonsense…
L’unica cosa più rassicurante è che questi 3 discoli, di padre e madre sconosciuti, vengano ufficialmente adottati
da Paperino, creando una sorta di famiglia di fatto:
il primo caso di adozione di parenti minori da parte di un single è a Paperopoli.
Ma ciò che proprio non potrò mai perdonare a Walt Disney è quell’ansia da risparmio che mi ha portato a far tintinnare per anni il mio salvadanaio illudendomi di poter fare,
primo o poi, la mia nuotata fra monete sonanti proprio come zio Paperone.
Ma dopo aver rotto il porcellino sono riuscita a fare nulla di più che un pediluvio.
Nonostante questo, mio padre mi ha trasmesso quella che ritengo la vera cultura e sopratutto la sensibilità
per il comico e per l’ironia, evitandomi Dostoevskij e propinandomi Topolino.
Una cultura graduale e costante, perchè oltre a Topolino comprava anche Tex-Willer e Diabolix.
Ma questa è altra storia.