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Musica: “maneggiare” con cura

Una, a 31 anni, comincia a essere responsabile.
A prendere seriamente le cose, a mostrare maturità occupandosi di questioni fondamentali per la propria formazione come donna e essere sociale.
Tipo:
-che musica dovrei ascoltare mentre friggo le melanzane?
-e mentre parcheggio?
-è meglio svegliarsi con la radio o con una playlist definita?
-è meglio fare colazione con la musica nelle casse o nelle cuffie?
-è giusto ascoltare la musica, di qualsiasi genere, in ogni momento? O bisogna selezionare il momento adatto, lo stato emotivo adatto e quindi, di conseguenza, la canzone adatta?
Dal 2006, più o meno, “maneggio” la musica con cura.
Sono finiti gli anni della giovinezza, nei quali riuscivo ad ascoltare tutto e ovunque, senza ripercussioni fisico-psichiche.
A 31 anni non è che posso mettermi in fila alla Coop, per comprare il taleggio, e avere nelle cuffie ‘Creep’ dei Radiohead.
Non è che posso farmi la doccia e ascoltare Gaber, che poi il rumore dell’acqua coprirebbe le parole -e allora che lo ascolto a fare Gaber?-
Non è che posso ascoltare i Blondie e non saltare sul divano come una cretina. Quindi, quando non c’è un divano e non mi sento abbastanza cretina, che li ascolto a fare i Blondie?
E fin qui è proprio una ragione di giustezza e giustizia.
Poi c’è la memoria della pancia. Quella che ti ricorda un’ emozione forte, come una fitta, ma non ti ricorda il perché di quel dolore.
Il fatto è stato cancellato ed è rimasta solo la sensazione.
Le canzoni abolite, quelle che evito e che se capitano per caso in radio devo alzarmi, sospendere qualunque faccenda e andare a spegnere -anche se si tratta di andare a spegnere la radio del vicino di casa o del negozio eh- dicevo, le canzoni abolite sono:
-‘November rain’ dei Guns and Roses
-‘Sing’ dei Travis
-‘Hymne’ (la musica dello spot Barilla anni 80. Sono un personaggio mainstream, lo so, non ne faccio mistero)
Le canzoni, invece, da maneggiare semplicemente con cura, per non andare in sovraccarico emotivo e implodere, ad esempio facendo l’errore di ascoltarle la sera, mentre scrivo o quando ‘mi girano’, sono:
-I Radiohead, per carità, se capitasse ‘Street Spirit’ al momento sbagliato finirei in terapia.
-I Pink Floyd, ‘Shine on you crazy diamond’, per carità se capitasse al momento sbagliato finirei in terapia -ma poi mi ribellerei-al-sistema-e-mi-chiuderei-nel-mio-mondo-protetta-da-un-muro-immaginario-e-siamo-tutti-“lost-souls-swimming-in-a-fish-bowl”- perchè, si sa, i Pink FLoyd sono un po’ così.
-Tutta la discografia del Duca Bianco (ma quella, dal gennaio 2016, la ascolto ogni giorno e ogni giorno ci lascio un pezzo di cuore per una ragione di elaborazione del lutto che affronterò dal terapista quando mi capiterà la canzone sbagliata, tipo Street spirit eh, perché con i Pink FLoyd abbiamo già visto che la cosa si complicherebbe parecchio)
E così, insomma, una raggiunge l’età adulta con le sue certezze, i pilastri a cui aggrapparsi e quelli da evitare.
Si sente pure abbastanza eroica per avere tutta questa lucidità.
“C’ho l’elenco di musica da evitare, io, non mi fregate, a me”.
E poi capita una mattina qualunque di ottobre, con la febbre, il mal di testa, il mal di gola, il freddo, la voglia di spremuta di pompelmo solo perché non ho pompelmi.
È una mattina orribile, in cui decido che è il momento di darsi il colpo di grazia e chiamare il Cup, per prenotare i prelievi da fare.
Chiamo.
Rispondono dopo mille anni.
Mi mettono in attesa e…
parte…
‘Shine on you crazy diamond’.
Siete scorretti, siete.
Tutti quanti.

musica, 31 anni

Musica: maneggiare con cura

Una, a 31 anni, comincia a essere responsabile.
A prendere seriamente le cose, a mostrare maturità occupandosi di questioni fondamentali per la propria formazione come donna e essere sociale.
Tipo:
-che musica dovrei ascoltare mentre friggo le melanzane?
-e mentre parcheggio?
-è meglio svegliarsi con la radio o con una playlist definita?
-è meglio fare colazione con la musica nelle casse o nelle cuffie?
-è giusto ascoltare la musica, di qualsiasi genere, in ogni momento? O bisogna selezionare il momento adatto, lo stato emotivo adatto e quindi, di conseguenza, la canzone adatta?

Dal 2006, più o meno, “maneggio” la musica con cura.
Sono finiti gli anni della giovinezza, nei quali riuscivo ad ascoltare tutto e ovunque, senza ripercussioni fisico-psichiche.
A 31 anni non è che posso mettermi in fila alla Coop, per comprare il taleggio, e avere nelle cuffie ‘Creep’ dei Radiohead.
Non è che posso farmi la doccia e ascoltare Gaber, che poi il rumore dell’acqua coprirebbe le parole -e allora che lo ascolto a fare Gaber?-
Non è che posso ascoltare i Blondie e non saltare sul divano come una cretina. Quindi, quando non c’è un divano e non mi sento abbastanza cretina, che li ascolto a fare i Blondie?
E fin qui è proprio una ragione di giustezza e giustizia.
Poi c’è la memoria della pancia. Quella che ti ricorda un’emozione forte, come una fitta, ma non ti ricorda il perché di quel dolore.
Il fatto è stato cancellato ed è rimasta solo la sensazione.
Le canzoni abolite, quelle che evito e che se capitano per caso in radio devo alzarmi, sospendere qualunque faccenda e andare a spegnere -anche se si tratta di andare a spegnere la radio del vicino di casa o del negozio eh- dicevo, le canzoni abolite sono:
‘November rain’ dei Guns and Roses
‘Sing’ dei Travis
‘Hymne’ (la musica dello spot Barilla anni 80. Sono un personaggio mainstream, lo so, non ne faccio mistero)

Le canzoni, invece, da maneggiare semplicemente con cura, per non andare in sovraccarico emotivo e implodere, ad esempio facendo l’errore di ascoltarle la sera, mentre scrivo o quando ‘mi girano’, sono:
-I Radiohead, per carità, se capitasse ‘Street Spirit’ al momento sbagliato finirei in terapia.
-I Pink Floyd, ‘Shine on you crazy diamond’, per carità se capitasse al momento sbagliato finirei in terapia -ma poi mi ribellerei-al-sistema-e-mi-chiuderei-nel-mio-mondo-protetta-da-un-muro-immaginario-e-siamo-tutti-“lost-souls-swimming-in-a-fish-bowl”- perchè, si sa, i Pink FLoyd sono un po’ così.
-Tutta la discografia del Duca Bianco (ma quella, dal gennaio 2016, la ascolto ogni giorno e ogni giorno ci lascio un pezzo di cuore per una ragione di elaborazione del lutto che affronterò dal terapista quando mi capiterà la canzone sbagliata, tipo Street spirit eh, perché con i Pink FLoyd abbiamo già visto che la cosa si complicherebbe parecchio)
E così, insomma, una raggiunge l’età adulta con le sue certezze, i pilastri a cui aggrapparsi e quelli da evitare.
Si sente pure abbastanza eroica per avere tutta questa lucidità.
“C’ho l’elenco di musica da evitare, io, non mi fregate, a me”.
E poi capita una mattina qualunque di ottobre, con la febbre, il mal di testa, il mal di gola, il freddo, la voglia di spremuta di pompelmo solo perché non ho pompelmi.
È una mattina orribile, in cui decido che è il momento di darsi il colpo di grazia e chiamare il Cup, per prenotare i prelievi da fare.
Chiamo.
Rispondono dopo mille anni.
Mi mettono in attesa e…
parte…
‘Shine on you crazy diamond’.
Siete scorretti, siete.
Tutti quanti.