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Povero bullo

bullo

bullo

Da quando è stato pubblicato su facebook, continuo a guardare e riguardare il video del bulletto di Lucca.

C’è qualcosa che non mi convince ma non riesco a capire cosa.
Intuisco una stranezza, un’incongruenza, un qualcosa di bizzarro che, però, non riesco ad afferrare.
Guardo e riguardo, penso e ripenso, medito e rimedito ma niente da fare.
Poi, all’improvviso, tutto diventa chiaro.
Finalmente, ho capito cos’è che stona: il ragazzo offende e minaccia il professore dandogli del “lei”.
Sicuramente sto sbagliando, ma quel “lei” mi fa l’effetto di una lucina nel buio, di una zattera in mezzo al mare, di un’oasi in un deserto.
Quel “lei” mi fa sperare che, forse, non tutto è perduto.

Penso che quell’incongruente “lei” sia come una spia accesa a segnalare un guasto che può essere ancora riparato.
A noi adulti e solo a noi, il compito di correggere l’errore e trasformare il “lei” in “Lei”.