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Presa diretta – sintesi del ddl Pillon

Lunedì sera. Il mio programma scoppiettante per la serata prevedeva:
mettere a letto il bimbo presto, tanto è andato in piscina e sarà stanco morto.
Marito a cena fuori, quindi film romantico possibilmente da lacrime a fiumi, copertina e cioccolata.

Inizio a capire che le cose non andranno come sperato quando alle dieci mio figlio ancora saltella per tutta la stanza. Con un enorme sforzo di pazienza riesco in mezz’ora a metterlo a letto, faccio partire il mio film: Non va! Cavolo, sono stanca, non ho voglia di smanettare con il computer, passo allo zapping. Salto a piè pari rai 2 con lo speciale su Grillo perchè non ce la posso fare, e mi fermo su rai 3:

Presa diretta.

Ho sempre solo sentito parlare di questo programma, e mi dico “ma sì, non sai mai nulla di attualità, caschi sempre dalle nuvole, in fondo sei una persona disinformata, fai sto sforzo e prova a capire che succede nel mondo intorno a te. Poi vedi, stanno parlando di divorzio, sai mai che ti tornasse utile”. Così la mia coscienza civica mi bacchetta e mi rassegno a guardare questo programma. Mi bastano i primi 10 minuti per capire che non ci sarà un sonnellino rilassante per me sul divano, perché la gastrite è garantita.

L’argomento è il ddl Pillon, e questi sono i pezzi delle varie interviste agli autori e sostenitori che mi hanno fatto saltare dal divano:

  • Il matrimonio è un fatto sociale, mica c’entra con l’amore.  Per questo infatti bastano le corna.
  • “voi donne vi sentite più realizzate e felici ora che potete divorziare?” No, ci sentiamo più realizzate per poter decidere autonomamente chi sposare, lasciare, mandare a quel paese (sempre con garbo, si intende) chi ci pare senza essere perseguite, perseguitate e possibilmente ammazzate.
  • dall’autore di “L’isteria collettiva dell’abuso sessuale” vi presentiamo la “sindrome da alienazione parentale”, ovvero l’idea geniale di costringere i figli a vedere per forza un genitore con cui non vogliono avere niente a che fare. E se è violento? Non importa. E se i figli non ci vogliono andare? Si mette il bambino in casa famiglia, così lo “rieduchiamo” a volergli bene. E se lo ammazza…. ah forse ci siamo sbagliati. Tutto questo raccontato il giorno in cui un padre ha ammazzato di botte il figlio perché ha rotto il letto saltandoci sopra.
  • E dulcis in fundo, l’immancabile opinione del movimento pro-vita, che però sia sana vita italica eh! I figli dei musulmani a casa loro. Basta, non resisto più.

E qui ho spento, la mia coscienza civica si è placata e si è scusata dell’errore, perché invece che riportarmi nel mondo reale, mi ha fatta tornare al medioevo! Però se non avete avuto il piacere, un’occhiata alla trasmissione la darei, perché, hey! Non ci si può distrarre un attimo!