“NO PHOTO”: è l’indicazione antipaticissima che principalmente troviamo in musei e chiese e che ci impedisce di fare foto.

Eccccccerto uno prende aerei, treni, autobus, metro, fa chilometri a piedi, fa la coda per il biglietto di entrata, fa la coda per il controllo, fa la coda per posare la giacca: fintamente uno si butta in questa tonnara di turisti che vagano come anime in pena tra le gallerie del museo di Reina Sofia per poi arrivare davanti al Guernica e leggere il cartellino maledetto:

NO PHOTO.
La prima cosa che viene automatica da pensare è: “Ma no photo de che?”.

La seconda cosa da fare è guardarsi intorno: ci sarà ben un impavido turista che proverà a fare una foto, no? No.

Tutti che guardano questa meraviglia immobili senza fare foto.
Perché ci sono: 4 francesi, 10 spagnoli, 3 polacchi, 5 tedeschi, ma nessuna traccia di italiani.

Sì, perché l’italiano in vacanza il cartellino NO PHOTO non lo vede nemmeno: tira fuori la sua macchina fotografica (o il suo cellulare) e inizia a scattare foto senza sapere che cosa sia e di chi, ma nemmeno perché lo stia facendo… Nel dépliant del museo l’opera c’è e quindi fa figo fotografarla, perché evidentemente è importante.
Praticamente è un celo-celo-manca.

Quindi, prendo atto che toccherà a me fare la Brave Heart della situazione. Sfodero il mio cellulare, guardo con estrema attenzione dove sono le guardie (cioè ovunque) e decido di adottare questa meravigliosa tattica: mi attacco il telefono alla pancia in direzione Guernica, senza flash e tac.

Merda. Ho il maglione nero e il mio sobrio cellulare è… Dorato. So benissimo che passare inosservata sarà dura ma ci provo…

Tre, due, uno… CLICK.

A un tratto, una signora vestita con un tailleur più imbarazzante di quello delle hostess di Alitalia si concretizza davanti a me:

«Tu no puedes hacer foto, y lo sabes».
«Ok» rispondo scazzatissima

Ci fissiamo con aria di sfida: ha gli occhi così piccoli che mi chiedo come faccia ad avermi vista.

Vorrei farle solo una domanda: “Ma fa parte anche lei della collezione di Picasso o è proprio fatta così?”, ma il tragitto è ancora troppo lungo per farsi sbattere fuori adesso.

Prendo il telefono nella speranza che dopo tutta sta bella scenetta sia riuscita a fare la foto a Guernica. Il verdetto: un Picasso nel Picasso. Praticamente le mie dita si sono sovrapposte al quadro e il Guernica, che già è bello incasinato, sembra essere trafitto da dei pali rosa.

DISASTRO. Rinuncio. Sconfitta abbandono la sala del Guernica.

Ma in linea di massima a Madrid non si può fotografare un granché, sono peggio dei francesi! Almeno al Louvre si può fotografare tutto… Pure la Gioconda, ovviamente se riuscite ad arrivarci, perché prima dovete individuarla, attraversare un corridoio lunghissimo, scavalcare tutti i cinesi, filippini e giapponesi, combattere con i selfiestick e poi arrivare lì davanti per vederla a 3 metri da voi incastonata nel muro.

Però la foto si può fare! Capite bene, che a me rode un po’ che questi vengano in Italia e possano fotografare tutto: dalla Cappella Sistina alla Pietà… Che, poraccia, con tutti i flash che le arrivano sembra che stia per condurre Pomeriggio 5 da un momento all’altro.

Cari spagnoli… Perché non ci fate fotografare niente? Che limite avete? Perché non condividete le vostre bellezze con noi? Perché siete egoisti?

Ma sopratutto, vi rendete conto che l’italiano medio deve condividere dove va e che cosa fa, che lui Guernica l’ha vista, che lui anche se pensava fosse di Botticelli l’ha vista, anche se pensava che Guernica fosse una bella spagnola con cui provarci, lui l’ha vista.

Spagnoli dai, riflettete… Pensate a tutto quello che potete vedere e condividere in Italia… Ma sai che figurone con gli amici? Facciamo una foto, senza flash, mettiamo un hashtag anche 2 o 3 e siamo tutti contenti.

Invece no.

P.s.
E comunque cara guardiana di Guernica “Tienes un tailleur de mierda, y lo sabes”.[:]