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Quando De Crescenzo ci raccontava i miti

de crescenzo

La recente scomparsa di Luciano de Crescenzo mi ha riportata a quando ero bambina, nella mia stanza, a leggere dei fascicoli di una di quelle edizioni da 127 uscite in 3 anni che ti ci vuole un mutuo per completarla tutta. 

Di quella collana io avevo solo i primi due volumi, ma se avessi la macchina del tempo, con il senno di poi, tornerei indietro a chiedere ai miei genitori di completare quella raccolta, di tagliarmi pure i viveri e smettere di comprarmi vestiti (che tanto erano terribili, scusa mamma), ma di lasciarmi in eredità quel tesoro. 

Era la mitica (e mitologica) collana a fumetti dei miti greci: un già anziano e barbutissimo De Crescenzo raccontava a chi gli capitava a tiro uno dei miti della Grecia antica, con tanto di morale nel finale.

Insomma, alla base della mia formazione ci sono loro, le storie di Luciano. Grazie a lui ho conosciuto il mito di “Orfeo ed Euridice”, dove Orfeo  non riuscendo ad accettare la morte della moglie scende fino all’Ade per riportarla in vita: “Eh dai Ade, capisci a me: saprò suonare la Lira e incantare mostri, ma ho finito la biancheria pulita, il chitone non so manco come si stira e non trovo nemmeno i sandali, guarda, sto scalzo!” E così Ade, che pur essendo un Dio è pur sempre un uomo, capendo le ragioni dell’eroe gli ridà sua moglie, che però per un tragico equivoco non fa nemmeno in tempo a rivedere la luce del sole che deve tornare nell’oltretomba. 

Oppure Narciso, talmente pieno di sé e della sua bellezza da portare la povera ninfa Eco a – letteralmente – dissolversi per amore, per poi finire annegato mentre cerca di baciare la sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua (Eco, in fondo mi sa che non ti sei persa sta gran cima). 

Mentre sono immersa in questi ricordi, entra nella mia testa una delle canzoncine dei cartoni che guarda mio figlio in tv, e osservando dei gatti che mangiano tagliatelle e vanno a combattere la gang di gatti rivali, ho continuato a riflettere sulle differenze con quello che propinavano a noi quando eravamo piccoli, oltre ai fumetti della mitologia.

Mi pare che negli anni 90 provassero a infilare l’intento educativo ovunque,  anche nelle merendine: infatti se ti rimpinzavi di crostatine ti arrivavano a casa le casette didattiche a forma di mulino. E poi ricordate il cartone “Esplorando il corpo umano” no? Grazie a quello quando giocavamo al dottore facevamo le diagnosi differenziali meglio di dottor House. Oggi ho provato a spiegare a mio figlio che, se non si lasciava disinfettare il ginocchio sbucciato, dei serpentelli verdi con il nasone e la cresta punk sarebbero entrati nel suo corpo a fare i bulli con i globuli rossi, e lui ovviamente mi ha guardata come se fossi pazza. 

Oggi invece, che mi tocca guardare? Un uomo vestito di giallo che vive con una scimmia che si comporta da bambino, parla da bambino, ragiona come un bambino… o è il mio bambino che ragiona come una scimmia? Forse vorrebbero insegnare l’evoluzionismo

Per Daniel Tiger ho una sola parola: Napalm. Odio la sigla, che ti entra nel cervello e la canticchi in maniera ossessiva per tutto il giorno… è davvero una bella giornata l’ideale per essere amici… amici? AMICI? Ma vai aff.. tu, le tue canzoncine ripetitive, i tuoi amici strani, i tuoi comportamenti ossessivo compulsivi, non insegnerai queste cose a mio figlio!

L’unica cosa che mi pare cerchino di insegnare oggi i cartoni è l’inglese, anzi, a sparare qualche termine in inglese a caso in mezzo a delle frasi in un italiano ancora discutibile, perché l’importante è essere WONDERFUL!

Però in questa confusione di scimmie pensanti, mostri ed eroi, il cartone davvero formativo alla fine l’ho trovato: Dottor Panda. Si tratta di un Panda (ma va?) appena laureato, tanto che indossa ancora fieramente il tocco, che ogni puntata fa un mestiere diverso: idraulico, carpentiere, gelataio, lattaio. Ecco, questo era il cartone che avrebbero dovuto proporci ai nostri tempi, per prepararci al fatto che saremmo stati una generazione di laureati senza posto fisso a dover svolgere lavori non qualificati in nero per la signora Mucca o il signor Ippopotamo. Questo si che sarebbe stato formativo, mica Dei ed Eroi. Oh, Luciano, si scherza eh?