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Quel vaffanculo che non ti ho detto

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Ti ricordi…?

Ti ricordi quella volta in cui, al pub, al compleanno del tuo migliore amico, mi sono tuffata nella ciotola delle patatine al barbecue, dicendo addio per sempre alla dieta e alla dignità, perché tu hai pensato di lasciarmi come ultimo posto lo sgabello dietro al freezer dei surgelati?

Quella sera in cui siamo tornati a casa e, invece di andare dritta in camera da letto, ti ho trascinato in salotto per guardare una puntata di Friends e farci le coccole sul divano, e tu, solo in quel momento, ti sei ricordato di doverti alzare presto il mattino seguente, perché, mannaggia, il cane doveva esser portato a far lo shampoo e la nonna a fare un giro al parco, o viceversa?

Quel pomeriggio d’estate in piscina, in cui ho versato così tante lacrime da poterci riempire la vasca dei bambini e farci annegare tutto il gruppo grest di Buccinasco e tu sei stato ore a giocare a briscola coi tuoi amici senza accorgertene?

Quel giorno in cui ti ho chiesto di non andare al cinema con la tua collega e mi sono ritrovata a decapitare le Barbie di mia cugina lanciando la testa nello scarico del WC perché “tutto sommato la trama era un po’ scarna”?

Ecco, se ti ricordi queste cose volevo dirti che no, non va sempre tutto bene.

Non va bene rispondere distrattamente “Per me sei sempre bella” quando ti chiedo se sono ingrassata.
Non va bene regalarmi una rosa e una scatola di cioccolatini per farmi dimenticare che il giorno prima sei tornato alle quattro del mattino.
Non va bene prestare la felpa alla ragazza del tuo amico che sta morendo di freddo perché tanto io ho 52 strati +1, sono previdente e mio zio è l’Omino Michelin.
Non va bene scoppiare a ridermi in faccia ogni volta che ti presento un progetto di vita, dovessi anche voler fare la fisica teorica sul lungomare di Varazze, in mutande di pelliccia di procione croato.
Non va bene stare zitta solo perché ti voglio bene e tengo a noi, anche quando un panda cinese cieco sul ciglio di un burrone ha più possibilità di sopravvivenza della nostra relazione.

Ma sai che ti dico? Non sono pentita di aver lottato per noi, di aver stretto i denti e di aver provato a far funzionare con tutte le mie forze qualcosa di talmente rotto e irreparabile da far chiudere a vita persino la Bostik.

Non rimpiango di aver mantenuto la calma e di non essermi messa ad urlare quanto cazzo mi avessi delusa per il modo sciocco, egoista e immaturo in cui hai deciso di farla finita quando ci siamo detti addio, in quel parcheggio all’una di notte, dopo un’intera giornata passata in treno.

Non mi dispiace di essere stata forte per tutto questo tempo, facendo la parte della donna matura che non soffre e non sta male, quando in realtà avrei solo voluto correre sotto casa tua sventolando la foto del nostro anniversario urlando: “Mi manchi! Stai pure lì dove sei, va bene, ma ti prego, datti una ripulita che con quei baffi ridicoli manco la Principessa Peach ti si piglia più!”

E non rimpiango di farlo adesso, QUI, dal momento che sei talmente infame da avermi mollata per telefono ancora prima che io avessi il tempo di arrivare al mare con mia madre, ancora prima di avermi incontrata di persona per dirmi che per te era finita guardandomi in faccia, ancora prima che io potessi realizzare quanto sia stata sciocca e cieca e rincoglionita a non vedere che razza di persona fossi diventato.

E adesso, finalmente, te lo posso dire a pieni polmoni (o a pieni caratteri) senza rischiare di compromettere l’immagine che volevo avessi di me, senza rischiare di mandare a puttane il lavoro di autocensura che mi sono imposta per tutti questi anni, senza rischiare che tu veda la mia rabbia in tutta la sua splendida maturità dopo otto anni di gestazione: VAFFANCULO, STRONZO!

Tanto mi hai bloccata su Facebook.