adesso!

Sala d’attesa dal medico. Si salvi chi può

 

Genitori che guardano il cellulare, sfogliando pagine, foto e desideri, mentre buttano un occhio ai figli piccoli, che li obbligano a puntare lo screen assieme per giocare a Snake, perché “mi sto rompendo mamma, uffa!”. “Amore basta con questa tecnologiaaa! Aspetta un attimo che devo condividere un tag del post e linkarlo in Twitter cambiando font”.

Figli grandi che si nutrono di iPhone mimando emozioni, stupore, sdegno, libidine, ilarità, atteggiamenti da adulti: replicanti rapiti da una bolla, derubati dell’anima individuale. Jeans strappati, ciuffi più ribelli dei pensieri, ma meno disordinati.
Nonni che sfogliano riviste e ricordi trottando a ritroso con la memoria zoppa, scrutano rassegnati la gioventù robotizzata di oggi, fattivamente ipnotizzata dal ‘mago invisibile’, quello che ti offre il viaggio di sola andata verso l’isola che non c’è.

Entra il medico, saluta, salutiamo. Lui è stanco ancor prima di iniziare le visite, i pazienti sono impazienti perché vogliono essere visitati. Il primo scalpita assorto, gli altri gli inchiodano gli occhi addosso, come fosse uno starter di corsa all’infarto.
Tosse, sospiri, rantoli, tip tap di piedi e polpastrelli, tripudio di varici ribelli e ristagnanti sotto calze contenitive, tonsille congestionate, bende, cerotti ed apparecchi, settimanali di medicina e culi al mare, poster dell’apparato muscolo-scheletrico, bacilli e seggiolini blu arredano corpi sofferenti e ambiente.

Io osservo fra i capelli, complice la testa chinata.
Uno, due, tre, 16 anziani, uno, due, tre, 5 bambini. Questo non è un paese per bambini, ma non li vedi? Pettinati di ingenuità, tristi e soli, rubano baci ai genitori-ombra, solo alla sera o dal dottore, contendendosi l’attenzione coi fratelli, fra fornelli, TV, sciroppi, distrazioni moderne e salopettine.
Non è nemmeno un Paese per anziani, ma non li vedi? Contano sotto al naso gli spiccioli al pari dei giorni che restano, campano di nostalgia, di sentimenti intensi appannati dal tempo e dalla vedovanza, e biascicano lamenti, minestrine insapori e farmaci assassini.

“Avanti il prossimo!”.
… ‘Cazzo mi guardano tutti?
Ah già, sono io.