adesso!

Sono atea, ma faccio la brava.

sono atea ma faccio la brava

Io sono atea, fortemente convinta.

Di tutti i sacramenti ho battesimo e prima comunione. Il primo fatto perché non potevo dir la mia, il secondo perché tutti gli amici lo facevano, c’erano i regali e il vestitino bello.

Motivi decisamente profondi.

Arrivato il momento della cresima, scoperto che il catechismo sarebbe stato di sabato pomeriggio, ho capito che no, quello non era per me e nessuna festa né nessun regalo avrebbero potuto farmi cambiare idea.

Sono anche parecchio femminista, di quelle” l’utero è mio e decido io” per intenderci. Non trovo nulla di più fuoriluogo di un maschio che si metta a sindacare sul diritto o meno di una donna di scegliere per se stessa. Non ho nulla contro i maschi sia ben chiaro, ne sto per sposare uno e ne ho partorito un altro, li amo parecchio dunque.

Porto avanti il mio essere atea in maniera decisa, allo stesso tempo mi rendo conto che spesso faccio miei quei precetti che dovrebbero essere alla base del modo di vivere di ogni cristiano. Cerco di trattare gli altri nel modo in cui vorrei essere trattata io, non giudico sapendo di essere io la prima a poter essere giudicata, non desidero l’uomo di altri (fatta eccezione per Andrew Scott, l’attore che interpreta il sexy prete in Fleabag 2 e Moriartry in Sherlock, ma tanto è gay, quindi comunque non mi guarderebbe). Insomma, faccio la brava. Mi comporto bene, cerco di non trattare male nessuno, se posso aiuto, se non posso almeno non ostacolo. Mi faccio i cazzi miei, nel senso che capisco dove sia quel limite oltre il quale la questione non mi riguarda più.

Credo che in fondo, senza troppe manfrine, un buon cristiano è questo che dovrebbe fare: amare, non giudicare, immedesimarsi, aiutare, accudire e accogliere. Le cose che faccio io in pratica, anche se sono atea.

Fare il bravo in soldoni.

A guardar bene è l’esatto contrario di quello che i più convinti cattolici, in politica, fanno in questi giorni.

Vedo uomini baciare la madonnina, affidare a lei la propria sorte e poi chiudere porti.

Vedo uomini (aridaje) giudicare l’uso che una donna decide di fare del proprio corpo e del proprio utero.

Vedo gli stessi uomini non avere neanche la decenza di tacere davanti a un morto che in vita, è stato assai più grande di loro.

Vedo questi uomini sbeffeggiare chi ormai non può più rispondere, come se il fatto di avere l’ultima parola in un dibattito facesse di loro i vincitori. Io questi uomini non li ritengo nemmeno uomini. Li vedo come piccole larve, parassiti che si nutrono del cibo e del lavoro altrui, li vedo come sanguisughe pronte a ciucciare l’ultima goccia di sangue da un corpo mille volte più forte e vivo di loro. È a loro che va tutta la mia pena e tutta la mia rabbia.

Io non sono credente, non prego la Madonna, non invoco i santi ma ho dentro di me la sicurezza di essere una persona pulita e per bene, so di non dover pregare per la mia anima né per quella di nessun altro. Ho una bella vita, normale senza chissà che guizzi ma me la godo, faccio ciò che mi piace senza danneggiare gli altri e credo che questo sia il senso più profondo.

Gioire ed essere felici se gli altri stanno bene.

Non guardare nelle camere da letto altrui, non analizzare quello che fanno, farsi insomma un po’ di fatti propri.

Sono piuttosto convinta anche un’altra cosa, che se un Dio veramente esiste è con chi dice agli altri cosa fare che se la prenderà.

Ed è chi sbeffeggia un morto che spedirebbe dritto all’inferno.

Ps. Sì, Pillon, sto parlando di te.