adesso!

Talaq talaq talaq

donna con niqab

donna con niqab che può ricevere talaqTalaq talaq talaq.

Basta dirlo tre volte per divorziare in India secondo la legge musulmana. Bisogna pronunciare le parole col dito alzato, probabilmente con l’espressione accigliata, meglio se digrignando i denti come quando si ha l’acidità di stomaco.

L’idea, in realtà, è poterle vomitare d’un fiato, ma solo fino al secondo “talaq”, lasciando presagire il terzo nel silenzio della stanza. Creare un vuoto, insomma, come quando si apre il sipario e il pubblico applaude. Come in quei film di suspense dove la mano dell’assassino indugia prima di infierire sulla vittima.

Forse è superfluo specificare, il privilegio è solo maschile. Il marito può alzarsi la mattina, essere indispettito per la polvere sul comò, e proferirlo seduto sul water. Perché il comò ha un certo valore, ma la moglie può tranquillamente andare a farsi benedire.

Il luogo non è importante, tanto che ultimamente la formula è spedita per email o per messaggio telefonico. “Cara, ricordati di comprare il latte. Tra l’altro: talaq, talaq, talaq.” Segue emoticon con strizzatina d’occhio, per mitigare il colpo.

A dir la verità, neppure la presenza della donna è indispensabile. Nel momento in cui la voce dà fiato al rituale, il legame è dissolto legalmente, la porta di casa chiusa per sempre.

90 milioni di donne musulmane possono potenzialmente finire per strada. Molte di loro lo sono già, con bambini a carico.

La Corte di Allahabad ha dichiarato la sua opposizione alla pratica, in quanto lesiva dei diritti delle donne. In tutta risposta la All India Muslim Personal Law Board (AIMPLB) ha fatto notare che era meglio il ripudio dell’assassinio: meglio che un uomo cacci la moglie piuttosto che la uccida come già fanno molti indù per incassarne la dote. Un’osservazione sagace, sottile e profonda. Anche Giovanna D’Arco se l’era appuntata prima di finire sul rogo: meglio un bel processo per eresia che una serata con falò in piazza.

Ora la Corte di Delhi ha stabilito che “ripudiare” una donna diventa incostituzionale, con buona pace della AIMPLB.

La mano, se non altro, verrà alzata al cielo con un po’ più di cautela, le parole mascherate da circonlocuzioni oscure. “Bidibi bodibi bù!”, ad esempio, “Con la mano fai tutto quel che vuoi tu.”donna con niqab che può ricevere talaqTalaq talaq talaq.

Basta dirlo tre volte per divorziare in India secondo la legge musulmana. Bisogna pronunciare le parole col dito alzato, probabilmente con l’espressione accigliata, meglio se digrignando i denti come quando si ha l’acidità di stomaco.

L’idea, in realtà, è poterle vomitare d’un fiato, ma solo fino al secondo “talaq”, lasciando presagire il terzo nel silenzio della stanza. Creare un vuoto, insomma, come quando si apre il sipario e il pubblico applaude. Come in quei film di suspense dove la mano dell’assassino indugia prima di infierire sulla vittima.

Forse è superfluo specificare, il privilegio è solo maschile. Il marito può alzarsi la mattina, essere indispettito per la polvere sul comò, e proferirlo seduto sul water. Perché il comò ha un certo valore, ma la moglie può tranquillamente andare a farsi benedire.

Il luogo non è importante, tanto che ultimamente la formula è spedita per email o per messaggio telefonico. “Cara, ricordati di comprare il latte. Tra l’altro: talaq, talaq, talaq.” Segue emoticon con strizzatina d’occhio, per mitigare il colpo.

A dir la verità, neppure la presenza della donna è indispensabile. Nel momento in cui la voce dà fiato al rituale, il legame è dissolto legalmente, la porta di casa chiusa per sempre.

90 milioni di donne musulmane possono potenzialmente finire per strada. Molte di loro lo sono già, con bambini a carico.

La Corte di Allahabad ha dichiarato la sua opposizione alla pratica, in quanto lesiva dei diritti delle donne. In tutta risposta la All India Muslim Personal Law Board (AIMPLB) ha fatto notare che era meglio il ripudio dell’assassinio: meglio che un uomo cacci la moglie piuttosto che la uccida come già fanno molti indù per incassarne la dote. Un’osservazione sagace, sottile e profonda. Anche Giovanna D’Arco se l’era appuntata prima di finire sul rogo: meglio un bel processo per eresia che una serata con falò in piazza.

Ora la Corte di Delhi ha stabilito che “ripudiare” una donna diventa incostituzionale, con buona pace della AIMPLB.

La mano, se non altro, verrà alzata al cielo con un po’ più di cautela, le parole mascherate da circonlocuzioni oscure. “Bidibi bodibi bù!”, ad esempio, “Con la mano fai tutto quel che vuoi tu.”