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Zalando: il peso mediatico di una taglia 46

taglia 46 Zalando

Zalando, il famoso negozio on line d’abbigliamento, pubblicizza sui propri social alcuni capi di intimo femminile, utilizzando l’immagine di modelle con una taglia che va dalla 46 alla 48 (a occhio), molto giovani, carine, proporzionate e toniche. Fa notizia il fatto che diversi estremisti della geometria umana si siano riversati a commentare in maniera sgradevole tali immagini, insultando democraticamente, tanto le donne dalle curve generose, quanto quelle longilinee attraverso esclamazioni e sentenze che naturalmente si vedrebbero bene dall’utilizzare in un bar o durante una festa, almeno prima del terzo Negroni.

Immancabili i commenti a sostegno del prototipo di donna prosperosa, basati su un costrutto di insulti ai danni delle incolpevoli longilinee.

Mi fa sempre sorridere il politicamente-banale che si sente in dovere di ricordare alle signore che dovrebbero essere d’accordo con chiunque sia dotata di vagina, per la legge non scritta della “solidarietà femminile”. Credo che questa regola non scritta sia stata creata dal media manager di una ditta di costumi da bagno, interi e di ciniglia: se pensi che stiano malissimo a chiunque, pure a Audrey Hepburn, non devi dirlo, non far notare il tuo disgusto, anzi! Dille che le dona da morire: è la solidarietà femminile e non sta bene far notare a una sorella di patata che ha sbagliato l’acquisto.

Il problema non riguarda una sorta di “invidia della taglia” o di disprezzo della morbidezza, in quanto, se fosse così non verrebbero usate, nella stessa discussione, espressioni odiose tipo “le ossa ai cani” per indicare il fatto che il fascino e la bellezza non alberghino tra le curve più timide delle donne esili. Mi chiedo: e se fossimo soltanto mortalmente annoiati?

Se cercassimo di ricreare attraverso i social quelle ataviche dinamiche gossippare da gruppetto di amici alla festa del liceo?

Immagino il commentatore che scrolla i post o i tweet sui suoi social, mentre è in fila al supermercato o in pausa tra un compito di matematica e un capitolo di storia, o mentre aspetta che l’acqua sul fuoco cominci a bollire per buttare la pasta: intravede la foto di una modella dalle forme inusuali per il contesto (la promozione di un abito o un intimo) e ciò attira la sua attenzione. Scrive qualcosa di provocatorio nella speranza di attirare l’attenzione di altri commentatori e “fare branco” per passare un po’ di tempo a spettegolare e possibilmente ingaggiare prevedibili guerriglie tra fazioni. Invio, attendi, refreshia, attendi… like, like, faccina brutta, commento solidale di Tony 21, like, like, insulto di Giovanna 64; questo è inaudito, si va sul personale! Si va a perquisire il profilo del nemico per carpirne il punto debole e intanto si cerca di consolidare il rapporto di solidarietà con Tony 21 che intanto si è esposto nettamente appoggiando la tesi del nostro eroe; arrivano a decine, tutti agguerriti, tutti alla ricerca di un’emozione. I più agguerriti appoggeranno la fazione di minoranza perché hanno voglia e tempo per argomentare le proprie posizioni, con l’ausilio di link googlati di fresco o estrapolati dai blog di riferimento (“yoga e felice”, “7 taglie in 7 giorni”, “la dieta delle 27 ore”, “in forma con Magalli”). Per alcuni diventa un lavoro, le notifiche sono costantemente monitorate e non si fanno prigionieri.

Nel caso specifico, Zalando ha ritenuto opportuno cancellare i messaggi denigratori, gli insulti e i post contenenti un linguaggio volgare o violento, posizione apprezzabile che peraltro ha suscitato l’interesse di bloggers e addirittura testate on line che si sono così prestate a fare dell’ottima e gratuita pubblicità al portale.

Alla fine della giornata siamo tutti felici. Chi ha espresso le tesi più indifendibili ha vinto portando dalla sua uno sparuto numero di osservatori incerti, il politicamente corretto ha trionfato sollevando lo scettro della sua incommensurabile saggezza, il curioso ha letto due sfondoni e li ha condivisi tramite screen per divertirsi coi suoi contatti e il più annoiato non ha neanche capito di cosa si parlasse ma, tuttavia, ha comunque infilato una bestemmia e tre imprecazioni con errori grammaticali e lessicali tali da renderle incomprensibili.

Domani si cambia post. Altro argomento e forse, addirittura, altra opinione: perché i commentatori seriali da social, solitamente, non hanno opinioni ma solo un po’ di tempo da buttar via.