La strage di Bologna 39 anni dopo.

39 anni nella vita di chiunque sono lo spartiacque tra i sogni e i fallimenti, tra i progetti e le certezze.
39 anni di distanza da una strage, sono il telescopio per osservarla, vivisezionarla, riassumerla, spiegarla a chi non c’era, cercare di farci pace ed archiviarla alla voce “Mai più”.

Ovviamente se non sei in Italia.

Il bel Paese dei misteri infami, degli armadi pieni di scheletri mai rivendicati, delle stragi commemorate solennemente tra l’eterno dolore dei sopravvissuti e la “beata minchia che sotto sotto ce ne frega” del fintissimo cordoglio dall’autorità di turno.

39 anni da quella stazione.
Bologna.
2 Agosto 1980.
h10.25:
Dai che si va in vacanza!
Sara, Franci, state fermi che sta arrivando il treno
Mamma, hai preso il mio costume giallo?
Aldo, quest’anno solo relax, voglio dormire una settimana
Hai avvisato i tuoi che arriveremo stasera?
Babbo, non vedo l’ora di vedere il mar………………………BOOOOMMMMM……………………………………………..

85 voci di noi spente per sempre
200 corpi sopravvissuti orribilmente devastati.
Quello di Anna non fu mai ritrovato.
La strage più grande del dopoguerra
Con Piazza Fontana, Piazza della Loggia e il treno Italicus a riempire armadi murati e minuti di silenzio più ipocriti di un discorso “Uniti nel cordoglio” davanti alle famiglie dei sopravvissuti.
In Italia abbiamo più anniversari di stragi che feste comandate.
Quando i minuti di silenzio non sono tutti uguali.
Straziante e vilipeso quello dei sopravvissuti e dei parenti.
Depistato e inquinato da apparati dello Stato quello delle istituzioni che hanno ereditato il cordoglio.

Decennio dopo decennio.
Sul silenzio di tomba fatto scendere su 85 di noi che sognavano solo di vedere il mare.

#ionondimentico