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Arezzo: un dramma moderno

ambulanza

Ci sono cose che non vorremmo mai sentir dire.
Cose che nemmeno negli incubi più neri dovrebbero materializzarsi.
E invece accadono.
Complice una società che richiede sempre di più ad un essere umano, donna, sempre più compiti, sempre più ruoli da ricoprire e portare avanti.
Madre, moglie, lavoratrice, e tutta una serie di microruoli a cui le donne devono far fronte per poter “pagare” il loro pedaggio in questo piccolo e assurdo mondo.
Una “giostra”di doveri su cui saliamo (o su cui a volte ci costringono a salire), a cui facciamo fronte nel modo in cui riusciamo, nella maniera in cui siamo capaci.
Colazione per la famiglia.
Spesa.
Lavoro in ufficio.
Pranzo.
Corso di danza/pianoforte/nuoto/pittura etc. per la figlia.
Allenamento di calcetto /basket/pallavolo per l’altro pargolo.
Due etti di prosciutto crudo tagliato fine, ricotta magra, sedano, insalata, qualche michetta al negozio in fondo alla strada.
Devo correre da mamma per darle le medicine…
Oddio mi starò dimenticando di qualcosa?
Eppure mi pare di aver fatto tutto.
Invece no, succede l’irreparabile.
Il “buco nero” che non vorremmo mai ci inghiottisse.
E dev’essere stato così per te, mamma che convinta di aver lasciato la tua pargola all’asilo, l’hai dimenticata sul sedile posteriore della tua automobile.
Sei lunghe ore al caldo di un giugno superiori alla media del periodo.
Purtroppo nessuno nota quella pargoletta chiusa nell’auto.
Sei lunghissime ore, in cui si è scritta la fine della bimba e quella della sua mamma.
Io non so quale inferno si troverà a dover vivere questa povera Donna.
Ma so che è Una di noi.ambulanza

 

Ci sono cose che non vorremmo mai sentir dire.
Cose che nemmeno negli incubi più neri dovrebbero materializzarsi.
E invece accadono.
Complice una società che richiede sempre di più ad un essere umano, donna, sempre più compiti,  sempre più ruoli da ricoprire e portare avanti.
Madre, moglie, lavoratrice, e tutta una serie di microruoli a cui le donne devono far fronte per poter “pagare” il loro pedaggio in questo piccolo e assurdo mondo.
Una “giostra”di doveri su cui saliamo (o su cui a volte ci costringono a salire), a cui facciamo fronte nel modo in cui riusciamo, nella maniera in cui siamo capaci.
Colazione per la famiglia.
Spesa.
Lavoro in ufficio.
Pranzo.
Corso di danza/pianoforte/nuoto/pittura etc. per la figlia.
Allenamento di calcetto /basket/pallavolo per l’altro pargolo.
Due etti di prosciutto crudo tagliato fine, ricotta magra, sedano, insalata, qualche michetta al negozio in fondo alla strada.
Devo correre da mamma per darle le medicine…
Oddio mi starò dimenticando di qualcosa?
Eppure mi pare di aver fatto tutto.
Invece no, succede l’irreparabile.
Il “buco nero” che non vorremmo mai ci inghiottisse.
E dev’essere stato così per te, mamma che, convinta di aver lasciato la tua pargola all’asilo, l’hai dimenticata sul sedile posteriore della tua automobile.
Sei lunghe ore al caldo di un giugno superiori alla media del periodo.
Purtroppo nessuno nota quella pargoletta chiusa nell’auto.
Sei lunghissime ore, in cui si è scritta la fine della bimba e quella della sua mamma.
Io non so quale inferno si troverà a dover vivere questa povera Donna.
Ma so che è Una di noi.