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Cronaca di un dialogo interiore durante la sfilata – Il progetto

Torino Fashion Week, volume 3

Alle superiori un professore, Aldo Besso, ci ha raccontato l’importanza di “prendere ogni giorno un thè con sé stessi”. Io ci ho provato, ho conosciuto MS (Me Stessa) e poi la cosa mi è sfuggita di mano.

Io e MS siamo in prima fila, incredibile! Sta per succedere sul serio! Sto per vedere una sfilata dal vivo!!!

MS: Sono emozionata come la volta che siamo andate allo spettacolo del Cirque du Soleil!!

I: Faceva cagare poi lo spettacolo. Era probabilmente il più brutto che la compagnia avesse fatto.

MS: perché devi deludere le aspettative?

I: Sono realista

MS: Sei pessimista

I: Sono razionale

MS: Sei una palla mortale!

I: Hai fatto la rima!! (adoro le rime, MS le usa spesso per farmi perdere il focus dell’argomento)

MS: Ora devi concentrarti e ricominciare da zero. Abbiamo l’ opportunità di diventare donne vere! Basta solo scegliere lo stile e dopo compreremo solo abiti bellissimi! Smettiamola con questo bisogno di passare inosservate. Dobbiamo splendere!

I: Dici che la moda Sud Africa si presta bene a questo nostro obbiettivo?

MS: si si! Colore! Vita! Futuro! Felicità!

E’ questo lo spirito che ha accompagnato me ed MS durante tutto questo tripudio di colori, di forme, di bellezza. I vestiti sembravano addosso alle modelle, e lo hanno creduto tutti…. ma in realtà c’ero IO ad indossarli! C’ero io con quegli abiti in metr…no. In metro no… cioè, se indosso una cosa così non posso prendere la metro. Come minimo mi devo spostare in macchina.

MS: E vabbè! chi se ne frega! andiamo in macchina!

I: Infatti! E poi io arrivo e scendo e ho questo abito pazzesco.

MS: Si! Un abito fighissimo!

I: Aspetta MS. Arrivo dove, nello specifico?

MS: ehm… non lo so… Al lavoro?

I: Ma al lavoro ci vado in moto! come guido la moto con la gonna lunga? ma poi mi ci vedi dal paninaro in pausa pranzo con quest’abito? mhm… no. non è adatto per il lavoro. Lo metterò mentre vado a fare shopping, così le commesse mi vedono entrare e capiscono che sono una donna di classe!

MS: si! brava, proprio tu che dopo che ti sei provata 2 magliette da Zara ti esasperi ed esci in mutande per la città. Ma hai idea di quanto ci metti a metterti il vestito?

I: No.

MS: Appunto. Secondo me lo puoi usare quando vai a cena con M. (non amo che MS nomini il mio fidanzato a caso, perché non so mai se devo chiamarlo per nome, per cognome o per nome e cognome. Dipende dalla nostra relazione in quel momento e MS non sa mai se io sono incazzata con lui, quindi mette solo l’iniziale.)

I: M. mi porta in osteria

MS: Cafone.

I: Sa che mi piace il cibo “fatto in casa”.

MS: Vabbè…

I: Magari lo metto ad un matrimonio.

MS: ma così lo usi troppo poco!!! NO! Tu compri questo cazzo di vestito e ci vai in posta!

I: si! Hai ragione! Lo compro e ci vado in posta!

MS: E ci vai pure al Conad!

I: E ci vado pure al Conad!

MS: E in osteria!

I: Si!! Ci vado in osteria col vestito!

MS: SI! e che cazzo! Basta pensare sempre al giudizio altrui! Ma potrà mai una mettersi quello che cazzo vuole per andare in posta, al Conad e in osteria?????

I: Giusto!!!!! A fanculo le regole!!!! Rivoluzione modaiola!!!!!!

….

I: Senti, ma poi tu, in tutti questi posti, ci vieni con me?

MS: Ma non ci penso proprio.