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Donne e motori: meccanico e dolori

Stamattina sono stata dal meccanico per la seconda volta in due giorni: prima si accendeva la spia di iniezione, che già BOH, poi il triangolino col punto esclamativo che “non avevo considerato”, ma proprio Zero, Renato (ovvio).

La notizia stupefacente è che il tipo, dopo il casino di parole che gli ho rovesciato addosso, le mie ipotesi sull’autocombustione imminente della Fiat 500, lo spostamento dal baule di Converse e Esercitest per il test d’ingresso all’università (che ho sostenuto SOLTANTO nel 2005) e dopo avermi sostituito gli stop… non mi ha chiesto neanche un euro.
Ma proprio niente, nada!
Ha solo allargato le braccia, nel tipico gesto che fai quando tipo quando dici una preghiera a Dio Padre e mi ha detto “va bene così”. Penso fosse sollevato all’idea che presto avrei messo in moto e me ne sarei andata. Anzi, manco avrei messo in moto, visto che mi aveva lasciato la macchina già accesa e la portiera aperta. Ancora un po’ mi dava una spinta.
Sulle prime l’ho preso per un gesto galante, ho pensato che fosse davvero molto carino da parte sua offrirmi i sui servigi e le sue competenze aggratis.
Poi però ha iniziato ad assillarmi il dubbio che:
a) mi abbia reputato una poveraccia e non se la sia sentita di gravare sul mio bilancio familiare;
b) mi abbia manomesso la macchina in modo da farmi tornare presto da lui, per chiedermi 600 euro a prescindere, millantando danni ingenti e puntando al fatto che sono donna;
c) le Converse nel baule lo abbiano stordito con la puzza e abbia perso per un attimo di lucidità;
d) che io gli piaccia.
Ma ha 70 anni. Io no. Per altri 40.
Insomma, comunque la giri, è veramente vergognoso il suo comportamento.
Ripararmi la macchina e non pretendere nulla in cambio.
Certe cose non dovrebbero accadere.
Che stronzo.