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Errore di valutazione medica

Quando sono nata, sono stata una sorpresa.

Si chiama errore di valutazione medica.

Poi, la situazione si è trasformata in routine, solo grazie all’unione e alla forza dei miei genitori, che invece di distruggere, hanno saputo costruire.

Nonostante ormai sono e sarò per sempre “un’addetta ai lavori del mondo della disabilità” (perché ci vivo), non mi sentirete mai giudicare una persona che si trova davanti alla medesima situazione con un finale diverso, né tirerò in ballo qualsiasi Dio che castiga e regala in base alle vostre stagioni.

La coscienza di ognuno deciderà la propria strada, ma trovo che poter scegliere cosa fare ed essere informati sia un atto di amore indescrivibile, sia verso la creatura che nasce o decidi di non far nascere, sia verso se stessi riconoscendo i propri limiti.

Questo non vuol dire che la scelta è certamente la più facile o che sponsorizzo la parola FINE come soluzione indolore.
Un bambino disabile con un genitore non sereno, non in pace, è un sorriso spento che si trascina e galleggia in un mare di problemi fino a che la vita lo fa affogare.

Io, davanti alla situazione vorrei essere messa nelle condizioni di poter scegliere, la società non è pronta. E non tutti i bambini saranno adulti pronti a sopportare gli altri che non li capiranno.

E sì, ve lo dico io che sono attaccata alla vita a mandata doppia e se posso raccontarvelo è merito di scelte dei miei genitori, lo ammetto.

Quindi, per favore, dite pure la vostra, commentate tutto ciò che vi capita sotto mano, ma prima di scrivere deponete il grembiule della famiglia del Mulino Bianco, non è obbligatorio indossarlo.

errore di valutazione

Quando sono nata, sono stata una sorpresa.

Si chiama errore di valutazione medica.

Poi la situazione si è trasformata in routine solo grazie all’unione e alla forza dei miei genitori che, invece di distruggere, hanno saputo costruire.

Nonostante ormai io sia e sarò per sempre “un’addetta ai lavori del mondo della disabilità” (perché ci vivo), non mi sentirete mai giudicare una persona che si trova davanti alla medesima situazione con un finale diverso, né tirerò in ballo qualsiasi Dio che castiga e regala in base alle vostre stagioni.

La coscienza di ognuno deciderà la propria strada, ma trovo che poter scegliere cosa fare ed essere informati sia un atto di amore indescrivibile, sia verso la creatura che nasce o decidi di non far nascere, sia verso se stessi riconoscendo i propri limiti.

Questo non vuol dire che la scelta è certamente la più facile o che sponsorizzo la parola FINE come soluzione indolore.
Un bambino disabile con un genitore non sereno, non in pace, è un sorriso spento che si trascina e galleggia in un mare di problemi, fino a che la vita non lo fa affogare.

Io, davanti alla situazione, vorrei essere messa nelle condizioni di poter scegliere, perchè la società non è pronta. E non tutti i bambini saranno adulti capaci di sopportare gli altri che non li capiranno.

E sì, ve lo dico io che sono attaccata alla vita a mandata doppia e se posso raccontarvelo è merito di scelte dei miei genitori, lo ammetto.

Quindi, per favore, dite pure la vostra, commentate tutto ciò che vi capita sotto mano, ma prima di scrivere deponete il grembiule della famiglia del Mulino Bianco, non è obbligatorio indossarlo.