noi altrove

Fammi. Tua. Bip.

robot

 

Avete mai pensato, guardando il Vostro Roomba, “Mi chiedo se Roombino mio si possa prendere un po’ di pausa da una giornata passata a raccogliere peli di cane e briciole per farsi… me”?

Per la maggior parte delle donne, la risposta è, con tutta probabilità, un “No” deciso.

Se siete come me, penserete che sia meglio avere un oggetto che metta tutto in ordine per voi piuttosto che farvi una sveltina con un qualcosa che sbatta continuamente contro le testiere del letto e le cui spazzole rotanti non siano dure a sufficienza per portare a termine il compito.

Secondo alcuni recenti focus group, tuttavia, questa è un’altra storia quando si tratta di uomini. A quanto pare, quando un uomo guarda un dispositivo meccanico, immediatamente gli vengono in mente idee su come trasformarlo in una schiava del sesso robotica che sorrida a comando, che faccia sandwich gustosissimi, e che sappia anche produrre birra artigianale senza neanche fare un accenno ai propri bisogni o mandare messaggi alle sue amiche dopo un incontro abbastanza deludente.

In sostanza, non erano gli zaini-jet a entusiasmare gli uomini, ma la possibilità che i sessobot potessero divenire realtà.

Non posso fare a meno di pensare a ciò che Rosie il Robot facesse con George Jetson quando sua moglie Jane era a fare shopping, o a quello che HAL 9000 in 2001 Odissea nello Spazio volesse esattamente dire quando insisteva con “Mi spiace David, purtroppo non posso farlo”, o al perché Bender in Futurama avesse la necessità di essere tanto flessibile. Ma datemi uno zaino-jet così siamo pari.

Nel frattempo, la tecnologia dei sessobot ha raggiunto dei livelli orgasmici.

Noel Sharkey, presidente della Fondazione per la Robotica Responsabile, il cui motto è: “siamo piuttosto sicuri che non ci uccideranno subito”, ha osservato che ciò che attrae il cliente maschile verso i sessobot sta nel fatto che questi non si pongono limiti, che non hanno problemi con i menages-à-trois e che possono essere programmati per dire “sei il migliore amante in assoluto”, senza dover poi ridere sotto i baffi con la faccia nascosta dal cuscino.

I sessobot odierni sono molto più simili agli umani di quanto lo fossero in passato.

Fino a poco tempo fa, gli uomini dovevano mettere addosso a un’ aspirapolvere un grembiulino da cameriera francese per ottenere un po’ realismo.

A ogni modo, molti dei sessobot moderni sono bambole realistiche a grandezza naturale che hanno movenze sofisticate e sensori che reagiscono al tatto, mimando così gli umani di sesso femminile.

L’unica cosa è che non sono programmate per mettere il broncio, lanciare occhiatacce di disprezzo, mettere le mani avanti, dire: “Vai piano, caro, non c’è alcuna fretta”, avere il ciclo, insistere nell’usare preservativi, chiedere reciprocità, o voler guardare Project Runway mentre fate sesso.

Con l’aumentare della richiesta da parte degli uomini che pensano sarebbero molto più al sicuro se evitassero qualsiasi tipo di contatto con le donne, per non trovarsi in situazioni analoghe a quella di Aziz Ansari, sono aumentate anche le opzioni.

Una compagnia ha creato un sessobot in grado di parlare e cantare. Questo si addice alla perfezione a quegli uomini che si eccitano con una bambola di gomma motorizzata se canta motivi da karaoke a letto. E, se una delle loro “partner” riesce a dare un’interpretazione sopraffina di “Let’s Get It On”, senza neanche dover respirare, immaginate quanto uno riuscirebbe a risparmiare su ITunes!

Un altro produttore dichiara che la sua “bambola” riesce persino a offrire un legame emotivo.

Coloro i quali vogliano disintossicarsi dai contatti umani gradualmente, sono probabilmente il mercato primario per il suo sessobot. Però i robot in grado di essere in contatto con le proprie emozioni potrebbero diventare popolari anche nel mondo LGTBQ+ e in quello delle donne eterosessuali che, pur non volendo sesso, sono disposte a pagare a peso d’oro chiunque volesse guardare Netflix e piangere davanti a un film insieme.

Sergi Santos, il creatore di un sessobot di nome “Samantha” (ma che risponde anche a baby, tesoro, zuccherina, o a hey zoccola), dichiara che lei sia così sensuale che gli uomini cominciano a provare sentimenti reali per lei. Alcuni addirittura si innamorano e si lanciano in proposte di matrimonio. Loro rispondono “Sai che sono un robot, vero?”, oppure “ma se non ho neanche conosciuto i tuoi!”, ma poi sono già pronti ad andare dal giudice di pace, lui in grande spolvero con la sua maglietta migliore e lei nel suo négligé rosa più sofisticato.

Sergi afferma che Samantha è stata programmata con un “codice morale” e diventa ancor più sensuale con un uomo gentile amante dei sessobot, invece che con uno che la sminuisca e si lamenti che stia diventando come sua madre.

Come qualsiasi altra cosa, i sessobot sono disponibili solo all’1% della popolazione mondiale, poiché ognuno costa migliaia di dollari.

L’italiano medio Mario Pompa si dovrà accontentare di soffiare la sua cara vecchia bambola acquistata ne “La Casa del Feticcio”, almeno fin quando i prezzi dei sessobot saranno drasticamente ridotti. D’altra parte, I vari amministratori delegati possono crearsi veri e propri harem robosessuali, in modo tale da poter dire di aver fatto proprio tutto nella vita. D’accordo, questo può sembrare assurdo e disgustoso ai più, eppure l’harem robosessuale potrebbe costituire la seconda fase del movimento #metoo.

Quei pochi uomini rimasti nella fascia media fortunatamente hanno altre possibilità. Per esempio, possono andare in Spagna, precisamente a Barcellona e visitare il primo bordello robosessuale. Non ci è dato sapere dai suoi proprietari se i sessobot nella “migliore casa d’appuntamento per robosessuali di Barcellona” sappiano cantare o se le pareti siano rivestite in velluto rosso o meno, tutto questo viene lasciato alla nostra fantasia. Il bordello offre “sessobot iperrealistiche fatte di un polimero particolarmente morbido, che dà la sensazione quasi di visitare una prostituta in carne e ossa, con un doppio senso di colpa”. Il costo? Si aggira intorno ai $100 per mezz’ora, perché i sessobot non lavorano per pochi spiccioli. In fondo, hanno delle famiglie fatte di polimeri morbidi da mantenere.

Tuttavia, se rientrate nella categoria di donne indipendenti sessualmente disinibite e l’idea delle sessobot non vi scalda i motori, nonostante siano ben disposte ad ascoltarvi sulla giornata trascorsa senza stare con il cellulare sempre in mano, non preoccupatevi! I sessobot maschi stanno arrivando!

Beh, non proprio arrivando, o almeno non ancora, ma avranno peni bionici! O, almeno, questo è ciò che il marketing promette.

Ci si trova un po’ indietro con il lavoro, come del resto capita sempre quando si parla di prodotti per le donne, e sappiamo che i sessobot per donne probabilmente saranno soltanto rosa e costeranno almeno quattro volte tanto rispetto a quelli per uomini ma, poiché si trovano ancora a una fase di sviluppo, ci sarà la possibilità di entrare a far parte di un focus group per fare in modo che si venga incontro ai nostri bisogni.

Io, ad esempio, voglio un sessobot che mi porti i fiori una volta alla settimana senza alcun motivo, che non abbia peli sulla schiena, e che mi canti R-E-S-P-E-C-T di Aretha Franklin a letto. Ma forse sono solo io a volere questo. O no?

Bene, sembra che il sesso del futuro ci veda tutti a letto con robot realistici che utilizzano l’intelligenza artificiale per poter soddisfare i nostri bisogni sessuali senza starci a rompere le palle. Ma. C’è un possibile problema all’orizzonte. La psicologa Rebekah Rousi dice che a un certo punto anche i robot potrebbero sviluppare i propri desideri sessuali e richiedere che anche i loro bisogni vengano soddisfatti. E, se non vengono accontentati dagli umani ci saranno buone possibilità che cercheranno altri sessobot che sapranno bene come maneggiare organi genitali fatti di polimeri. La triste realtà allora sarà che gli umani dovranno, ahinoi, ricominciare a frequentarsi tra di loro.

Traduzione di: Roberta Polimanti

Per vedere l’articolo originale, clicca qui: http://thesyndromemag.com/sex-me-up-beep/