adesso!

Il ddl Pillon visto dalle “Zoccole”

(o “Puttane” va bene uguale)

Metti una conferenza organizzata nella sala consiliare (aperta al pubblico) del Municipio per parlare di riforma del ‘diritto di famiglia’ perpetrata da Pillon.

Metti che in questa riunione si parli di affido condiviso paritario e di introduzione del concetto astruso di “alienazione parentale”.

Metti che le donne in questo dibattito vengano messe all’ultimo posto per diritti inconfutabili, quali parità di genere e aborto, che sono le basi di una civiltà umana e democratica.

Metti che le nostre sorelle attiviste del movimento Non Una di Meno (fra cui la senatrice Cirinnà) abbiano organizzato un sit-in fuori dal Municipio, per contestare i principi che manco l’uomo di Nehandertal mentre brandiva la clava avrebbe potuto formulare.

Metti che la sala fosse accessibile da chiunque, tranne queste donne che volevano far sentire le voci di una comunità femminile che è stufa di essere relegata ai fornelli.

Ecco.

Dopo un acceso battibecco solo una piccola delegazione di attiviste è riuscita ad entrare, agitando (udite udite) striscioni e animi, ma sempre nel limite della correttezza, mentre Pillon enunciava la sua teoria (così riporta FanPage) sulla sostituzione etnica della popolazione italiana da parte dei migranti organizzata dalle ‘solite’ Ong.
Bene.
Gli epiteti più carini usati nei confronti di queste signore sono stati “zoccola” e “puttana”, (giusto per arrivare ad un colloquio serio e costruttivo, certo).
Come se non fosse sufficiente, un sostenitore di Pillon ha pure strattonato e spintonato con vigore alcune attiviste, senza ombra di benevolenza o ricerca di dialogo né confronto (cioè, il dialogo c’è stato: “Hai rotto il cazzo” – ha detto spintonandola)

Se non basta manifestare per ottenere diritti, o riottenere quelli esistenti che si vanno perdendo nei meandri di un’ideologia oscurantista e misogina galoppante, mi dite dove andremo a finire, se non nel più profondo dei burroni dove sedimenta l’involuzione sociale?

Prendiamoci per mano e scendiamo in piazza, finché siamo in tempo, e tutte insieme (ricalcando le orme delle nostre sorelle attiviste, NON UNA DI MENO!)