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Il ristorante “in”

lumiere

 

Sono stata a cena in un ristorante “in”.

Eravamo “in ” due, io e il cameriere.

ristorante”in”

La cosa mi è sembrata alquanto “in”quietante ma tant’è. Ormai ero “in” ballo e non restava che ballare.
Ho della serata un ricordo confuso. La mia mente si è focalizzata da subito sul cameriere marcatore ad uomo, cioè a donna, e non ne ha voluto sapere di ragionare d’altro.

Quella presenza costante alle mie spalle, evocava in me ancestrali paure, mi sentivo braccata, fissata, puntata aspettandomi da un momento all’altro la lancia tra le scapole o la clavata sulla nuca.

Non ricordo nulla di quello che ho mangiato e bevuto, solo la costante paura della morte “in”combente e i lamenti soffocati, come echi lontani, delle papille gustative .
Poi, all’improvviso, un’immagine familiare e consolante mi ha ridato il senno: una solitaria pallina di gelato alla crema mi si è parata davanti agli occhi, una visione, un ‘apparizione, e la mistica del mare sole spiaggia mi ha inondato di luce e di calor, sia gloria al Redentor.
Era troppo bello per essere vero e finito lì. Di nuovo all’improvviso, che tanto me l’aspettavo, ecco la voce apparentemente sommessa ma palesemente minacciosa del cameriere:
“Ed ecco un gelato alla crema di crema con olio extravergine dopgcxyz e sale grosso del mar di questo e quello”.
Oddio. Mon Dieu. My God. Il gelato condito.No.No.No. Volevo urlare ma le mie corde vocali erano pietrificate.
“Se vuole assaggiare e dirmi gentilmente cosa ne pensa?”
Se. la voce aveva detto “se”.

Era quindi ipotizzabile il poter scegliere di non assaggiare? In teoria si. In pratica, non potevo, rischiavo di dover rimpiazzare con i cantucci all’antigelo o la torta della nonna con la nonna-nonna dentro.
“Mhhh”
“Che ne dice? Che cosa le evoca?
“(Pensato) Che cosa mi evoca? Mi evoca “la trattoria del pesce morto” dove hanno finito le coppette per il gelato e te lo servono sul piatto del secondo, magari un branzino in crosta di sale, senza aver avuto nemmeno il tempo di fare la scarpetta o dare una passata con il tovagliolo di carta!”.
“Il mare”
“Interessante! E poi cosa le fa venire in mente?
“(Pensato) Mi fa venire in mente che se solo avessi osato presentarlo a casa mia, mio padre non solo mi ci avrebbe spataffiato il viso sopra ma mi avrebbe pure preso a cinghiate ed avrebbe fatto bene, anzi benissimo!”
“Mhhh!la famiglia”
“Cos’altro?”
“(Pensato) Cos’altro? Cos’altro? Ma cos’è, un esame in delirio culinario applicato? Ecco, penso a quanto mi costerà quest’ accostamento ignominioso, Algida, Sammontana, Carapelli! A me! Congelate il cuoco e conditelo a modo! E anche il cameriere, please”.
” Mhh!I valori”
“Complimenti davvero! Mai nessuno aveva commentato così  generosamente e carinamente …si?”
“Scusi…la toilette?”
“In fondo a destra”
In fondo a destra.

La banalità del posto “In”fondo a destra.

Sono entrata, ho srotolato un rotolo di carta igienica, ho preso una penna ed ho scritto. Poi , in punta di piedi, senza tirare lo scarico che altrimenti mi sgamavano, sono sgattaiolata via.
Immagino la faccia del cameriere quando, aprendo la porta del bagno preoccupato di trovarmi secca e dura, avrà invece visto il festone doppio velo parato davanti agli occhi con su scritto:
IL GELATO CONDITO E’ UNA CAGATA PAZZESCAAAAAAA!!!!!