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Il vaffanculo e la ricerca della felicità

bambini-maleducati

Quand’ero piccola non potevo dire le parolacce: una signorina per bene non doveva assolutamente trascendere in simili volgarità. Sono cresciuta e direi che mi sono rifatta con gli interessi perché un “vaffanculo” è per sempre.

E sì, perché la parolaccia è trasgressione all’ordine prestabilito (ovviamente da qualcun altro), è sfogo terapeutico (evita il coccolone) e ti permette di sottolineare qualcosa in modo esponenziale.

Ma come tutte le terapie, va ben dosate: se ne eccedi, puoi farti del male oppure offendere qualcuno senza ottenere lo scopo prefissato; se invece non è abbastanza forte, non ottieni quell’effetto sperato, quello che ti serve per lasciare finalmente andare ciò che ti attanaglia.

Va da sé che occorra anche essere dalla parte della ragione. Se ad esempio hai parcheggiato nel posto dei disabili e qualcuno te lo fa notare, non è corretto rispondere con un “vaffanculo, fatti i cazzi tuoi”: qui infatti la parolaccia è solo una volgare scusa per sviare l’attenzione dalla tua inciviltà (ma si sono accorti tutti che sei solo una merda, fattene una ragione).

Invece ci sono occasioni in cui un bel “ma vaffanculo, va’”, detto al posto di mille parole, ha il potere di liberarti l’anima e risollevarti lo spirito. È quello che ti permette di riconciliarti con la vita, di uscire da una buca, di lasciarti alle spalle situazioni senza senso. È quello che ti aiuta a voltare pagina. E sì, perché a volte un “vaffanculo” altro non è che una presa di coscienza.

Ora non occorre che un po’ di coraggio: ma mi volete dire che chi è stato scelto dalla natura come più adatto a partorire, non ne abbia? Perciò forza, perché la felicità passa anche dal poter dire ciò che non si può più tenere dentro: guarda il tuo bersaglio dritto negli occhi e con voce ferma ma chiara colpisci: “Ma vaffanculo, va’!”.bambini-maleducati

Quand’ero piccola non potevo dire le parolacce: una signorina per bene non doveva assolutamente trascendere in simili volgarità. Sono cresciuta e direi che mi sono rifatta con gli interessi, perché un “vaffanculo” è per sempre.

E sì, perché la parolaccia è trasgressione all’ordine prestabilito (ovviamente da qualcun altro), è sfogo terapeutico (evita il coccolone) e ti permette di sottolineare qualcosa in modo esponenziale.

Ma come tutte le terapie, va ben dosata: se ne eccedi, puoi farti del male oppure offendere qualcuno senza ottenere lo scopo prefissato; se invece non è abbastanza forte, non ottieni quell’effetto sperato, quello che ti serve per lasciare finalmente andare ciò che ti attanaglia.

Va da sé che occorra anche essere dalla parte della ragione. Se ad esempio hai parcheggiato nel posto dei disabili e qualcuno te lo fa notare, non è corretto rispondere con un “vaffanculo, fatti i cazzi tuoi”: qui infatti la parolaccia è solo una volgare scusa per sviare l’attenzione dalla tua inciviltà (ma si sono accorti tutti che sei solo una merda, fattene una ragione).

Invece ci sono occasioni in cui un bel “ma vaffanculo, va’”, detto al posto di mille parole, ha il potere di liberarti l’anima e risollevarti lo spirito. È quello che ti permette di riconciliarti con la vita, di uscire da una buca, di lasciarti alle spalle situazioni senza senso. È quello che ti aiuta a voltare pagina. E sì, perché a volte un “vaffanculo” altro non è che una presa di coscienza.

Ora non occorre che un po’ di coraggio: ma mi volete dire che chi è stato scelto dalla natura come più adatto a partorire, non ne abbia? Perciò forza, perché la felicità passa anche dal poter dire ciò che non si può più tenere dentro: guarda il tuo bersaglio dritto negli occhi e con voce ferma ma chiara colpisci: “Ma vaffanculo, va’!”.