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Iran: galera e prova costume

Sono stata di nuovo in carcere.
Questa volta penso sia stata la settima volta o l’ottava.

Sinceramente non ricordo bene, non solo perché ho un vago ricordo della mia vita prima dell’ultimo arresto, ma anche perché è vero che la sensazione è uguale.

È quella di sentirsi soffocare in una pozzanghera, ma ogni volta l’esperienza è diversa e quindi ti sfugge il conto (come le volte che hai deciso di essere più positiva e meno acida e arriva il ciclo e mandi a fare i bisognini, ovvero cagare, il mondo intero piangendo e mangiando un chilo di gelato).

Voi penserete che andare in galera, soprattutto per reati politici, come nel mio caso e in un paese come il mio, sia una cosa bruttissima, insopportabile e struggente.

Beh, io vi posso dire che non è così: è decisamente peggio.

Ma se uno riesce a trovare degli aspetti positivi nella morte – che per me è l’unica cosa per la quale non esistono dei rimedi – allora anch’io potrei trovare dei lati positivi in essere una comica persiana ex-carcerata.

Andare in prigione, soprattutto prima dell’estate, è un modo ottimale e garantito per prepararsi per la prova costume.

Anche se in Iran le donne non si possono mettere il costume e farsi il bagno nel mare come fate voi, ma questo non importa.

Cioè, cinque settimane in galera e ho perso undici chili.

Ne parlavo questa mattina con una mia amica che fa fatica a perdere quei 10 chili di troppo dopo il parto.

Così le ho suggerito la soluzione: uscirà un suo articolo domani su “la storia della ragazza picchiata dalla polizia morale perché non portava bene il velo”.
Per  sicurezza metterà anche l’hashtag ragazze_della_strada_Enghelab  perché non vorrebbe tornare libera prima di aver perso tutti i chili in eccesso.

Un altro aspetto positivo dell’andare in galera è che ti aiuta a relazionarti meglio con le persone, nel mio caso con altre donne.

È un ottimo modo di trovarsi delle amiche vere, specialmente per una come me, che fa fatica ad avere donne come amiche e tende a costruire rapporti di amicizia solo con gli uomini (anche con il rischio imminente di essere chiamata zo**ola da altre donne).

Io ho trovato delle amiche che mi volevano  bene a tal punto che si mangiavano tutti i miei pasti e qualche volta non mi facevano dormire per più di 72 ore. Loro sapevano che così mi stavano aiutando a raggiungere più velocemente il mio obiettivo (che era quello di perdere peso).

Non vi racconto del trucco migliore che usavano per tenermi sempre allerta, alzando il mio battito cardiaco, e rendendo la fame e il sonno minuscoli dettagli.

Vabbè sì, ve lo dico, ma che resti tra noi: scherzando, si fingevano drogate e malate di HIV e mi spaventavano con delle siringhe, chiedendo in riscatto dei soldi e del cibo.

Ahahahahaha, lo facevano solo per tenere la mia mente impegnata per non pensare alle persone fuori, ma io ci cascavo sempre!

Bisogna sapere che la cosa migliore di questa unica e istruttiva esperienza, cioè andare in galera, è stare lontana dai parenti e colleghi.
Intere settimane senza sentire la mia mamma lamentarsi del mio stile di vita o senza dovermi fingere impegnatissima per non aiutare una collega pigrona che non vuole fare il suo lavoro.
Anche se non puoi vedere nemmeno le persone che ami e che vorresti stringere e abbracciare ogni secondo di ogni minuto di ogni ora di ogni giorno che sei lì dentro… ma questo è un piccolo pensiero facilmente trascurabile grazie alle strategie delle amiche vere che ti fai dentro la cella.

Per una come me che scrive pezzi di satira per guadagnarsi da mangiare, andare in galera è un dono.
Perché innanzitutto ogni volta imparo un sacco di parolacce e espressioni offensive che poi mi aiutano a decifrare meglio i commenti sotto i miei post nei social, e poi trovo così tante situazioni comiche e paradossali che faccio una scorta di storie e racconti divertenti per almeno un mese.

Per esempio, la legge islamica dell’Iran, dice che non puoi tenere in galera una persona che non è stata ancora giudicata e condannata, ma invece io sono stata dentro per mesi e quando si è fatta l’udienza sono stata giudicata innocente!!!

Cioè:
– non devi pagare la palestra e i dietologi
– perdi peso a spese del popolo al quale hai urtato la sensibilità
– e trovi spunti per il tuo lavoro spendendo soldi delle tasse delle persone alle quali hai fatto un torto facendo vedere loro la realtà della loro vita.

Più satirico di così???

Alla fine vorrei dirvi che gli aspetti positivi e negativi ci sono in ogni atto umano, in ogni ingiustizia, in ogni cosa.

Però nulla di quello che ho scritto sopra è vero.

Andare in galera per un ideale fa schifo.
Essere condannati per un pensiero fa schifo.
Passare i momenti migliori dell’anno, il capodanno e il mio compleanno, in una stanza 2×2 con una che faceva fatica a stare in piedi per tutta la droga che consumava fa schifo.
Vivere in Iran fa schifo.

Ma ho trovato il lato veramente positivo di tutto questo:
Io, quando finalmente vivrò in un Iran libero, da donna libera, mi sentirò felice. Infinitamente felice. E assaporerò ogni istante della mia vita lottando per altre donne e altri uomini nel mondo che come “una volta anche da noi” soffrono l’ingiustizia.

Ecco.

Un minuto di quella vita che avrò, vale mesi di galera.

Una passeggiata senza velo per le strade meravigliose della mia città, vale mesi di galera per aver lottato contro il velo obbligatorio in Iran.