adesso!

Isteria e una tazza di tè

“Buongiorno, signorina, mi esponga il suo caso.”

“Ecco, vede… io… sono qui per… perché…” scoppia in lacrime “perché ho subito uno stupro.”

I singhiozzi riempiono la stanza.

“Oh, cara, prego, si sieda! Tenga, prenda un tè caldo. Mia mamma diceva sempre che non c’è niente di più confortante di una tazza di tè caldo. Ora, mi racconti tutto!”

La ragazza deglutisce.

“Sa, stavo tornando a casa e ho incontrato questo amico del mio fidanzato. Ha insistito per accompagnarmi, anche se non serviva, in fondo abito a due isolati dal bar in cui avevo passato la serata con le mie amiche…”

“Oh. E mi dica, aveva bevuto?”

La ragazza rimane interdetta. “Beh… sì, uno spritz.”

“Uno o più di uno?”

“Uno. Ma perché me lo chiede?”

“Oh, nulla, cara! Si figuri, vada pure avanti col racconto!”

“D’accordo… vede, io mi fidavo di lui, lo credevo un bravo ragazzo. Solo che, insomma, lo vedevo che mi stava un po’ troppo vicino mentre camminavo. Però… pensavo che fosse un po’ protettivo. Forse troppo, in realtà, ma insomma, è amico del mio ragazzo. Chi ci pensava che fosse un modo per provarci con me?”

“Ma… lei com’era vestita?”

“Come, scusi?”

Verso spazientito. “I vestiti, signorina! Com’era vestita?”

“Io… con una camicetta, un paio di stivali e una gonna.”

“Mmmh… vada avanti.”

“Q-quando siamo arrivati sotto casa mia mi ha spinta verso il muro, mi ha afferrata per i polsi per tenermi ferma e… e poi… oddio, perché l’ha fatto??” la ragazza scoppia in un pianto dirotto.

La PM la fissa. Lascia che i singhiozzi si calmino. E poi…

“Signorina, ora io le chiedo: ha detto di no, a questo ragazzo?”

“…”

“Perché vede, deve essere chiaro che si è trattato di uno stupro!”

“Sì che gliel’ho detto…”

“L’ha urlato forte? Ha chiesto aiuto?”

“Io… non ne ho avuto la forza, ero come bloccata…”

“Sì, dicono tutte così. E dice che questo è un bravo ragazzo?”

“Lo sembrava, sì. È il migliore amico del mio fidanzato, lo conosco da due anni, non pensavo potesse arrivare a questo…”

“D’accordo. Lei mi sta raccontando che era vestita in maniera provocante, aveva bevuto, non ha opposto strenua resistenza al suo aggressore, che, tra l’altro, di norma è un bravo ragazzo.”

“Ma io non ero vestita in modo provocante! Non ero ubriaca! Non ho reagito perché non ci riuscivo!

“Sì, dicono tutte così. Sa che cosa le dico? Che lei ha semplicemente ingigantito le cose.”

“Ma guardi i miei polsi! Mi ha fatto male, ho ancora i segni!”

“Signorina, a me, quello che ha descritto, non sembra affatto uno stupro, al massimo lo definirei un fraintendimento tra due giovani! E quei segni… sicuramente lui si è solo lasciato un po’ andare!”

“Ma…”

“Dica la verità, lei ha tradito il suo fidanzato e si sente in colpa, vero?”

“Cosa? No, io…”

“Mi dispiace ma dev’essere per forza così. O è così, oppure lei è un’isterica che se la prende per delle ragazzate!”

“Ma non è vero!”

“Guardi, signorina, non mi faccia perdere tempo! Se ne vada e lasci spazio a chi ha davvero dei problemi! Guardi, quella, per esempio! Lei non è un’isterica! Se ne sta lì, nel suo sacco mortuario, tutta piena di lividi! Prenda esempio da lei, la prossima volta! Ora se ne vada! E mi ridia la tazza di tè! Con tutto quello che costa, le pare che lo debba sprecare con lei?”