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Je suis coreografò

debbie e bastone
Tutti mi chiedono cosa farò finita la carriera da ballerina.
Solitamente, una punta a diventare coreografa ma sinceramente ho paura di come diventerei.
I coreografi sono sempre in guerra: hanno lavorato insieme, si conoscono, eppure tra loro si evitano peggio dei cassonetti della differenziata a Roma.
***
Ci sono alcuni che si legano al dito se lavori con un altro coreografo.
Tanto che se torni alla loro audizione ti guardano, ti fanno arrivare fino alla fine e poi, con il sorriso sadico, non ti depennano… no.
Strappano direttamente il tuo cv, se lo mangiano come fossero patatine e, alla fine, si leccano pure le dita. Che, a saperlo prima, lo stampavo con inchiostro indelebile mischiato al guttalax.
***
Il più tenace è il coreografo che ormai ha una certa.
O meglio, era già coreografo affermato quando l’Italia era ancora una monarchia, le gemelle Kessler due pastorelle tedesche e Raffaella Carrà mora coi ricci.
E’ lo stesso che poi, all’audizione, siccome hai 18 anni e due lavori non ti prende perché “servono volti freschi”.
Ma come, che l’unico lavoro che ho fatto era da ombra cinese…!
( beh se non ne capisce lui di freschezza che l’hanno scongelato ieri…)
***
I coreografi più tranquilli li ho incontrati all’estero.
Non so se è un caso ma, per loro, anche quando ballavo ‘na ciofeca ero NICE.
Per i coreografi italiani, NO.
Per quanto m’impegnassi, dopo settimane di prove non pagate, d’agosto, a 40 gradi che pure le lucertole girano con l’ombrellino da cocktail, l’impegno non era mai abbastanza.
C’erano ballerini che, nelle zone d’ombra, smerciavano Polase di contrabbando a 80 euro la bustina.
I più deboli svenivano come conigli, mentre tu continuavi a ballare e ad inciampare sui corpi. 
Eppure, dopo tutto questo, per il coreografo rimanevi sempre una chiavica.
Se per il coreografo straniero ”everybody can, you can” la traduzione per il coreografo italiano è ”nun ce la pò fa, nun ce la pò fa…” .
***
Quello che non sopporto è quando, dopo tutte queste prove per un solo balletto di 20 secondi di cui 10 per prendere posizione, un attimo prima di entrare in scena… il coreografo ti cambia tutti i passi.
Perché? Boh!
Non c’è un motivo, è come quando alla prof le girava male e iniziava ad interrogare non più in base all’elenco ma dall’ultimo o peggio dal mezzo…
Il coreografo è uguale: ti deve far venire l’ansia da preshow solo per rispetta’ la categoria degli stro… estroversi, volevo dire.
‘Sto caca….novista che non è altro.
Lo so, fare il coreografo è una gran bella responsabilità.
Il coreografo è un po’ come una mamma per i figli.
Per esempio, la mia dice sempre: ”che con i figli come fai fai tanto sbagli, se gli dai tanto è troppo, se gli dai poco è niente.”
E  allora, nel dubbio, se proprio bisogna sbagliare, meglio fa’ la mamma che la coreografa…

debbie e bastone
Tutti mi chiedono cosa farò finita la carriera da ballerina.
Solitamente, una punta a diventare coreografa ma sinceramente ho paura di come diventerei.
I coreografi sono sempre in guerra: hanno lavorato insieme, si conoscono, eppure tra loro si evitano peggio dei cassonetti della differenziata a Roma.
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Ci sono alcuni che si legano al dito se lavori con un altro coreografo.
Tanto che se torni alla loro audizione ti guardano, ti fanno arrivare fino alla fine e poi, con il sorriso sadico, non ti depennano… no.
Strappano direttamente il tuo cv, se lo mangiano come fossero patatine e, alla fine, si leccano pure le dita. Che, a saperlo prima, lo stampavo con inchiostro indelebile mischiato al guttalax.
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Il più tenace è il coreografo che ormai ha una certa.
O meglio, era già coreografo affermato quando l’Italia era ancora una monarchia, le gemelle Kessler due pastorelle tedesche e Raffaella Carrà mora coi ricci.
E’ lo stesso che poi, all’audizione, siccome hai 18 anni e due lavori non ti prende perché “servono volti freschi”.
Ma come, che l’unico lavoro che ho fatto era da ombra cinese…!
( beh se non ne capisce lui di freschezza che l’hanno scongelato ieri…)
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I coreografi più tranquilli li ho incontrati all’estero.
Non so se è un caso ma, per loro, anche quando ballavo ‘na ciofeca ero NICE.
Per i coreografi italiani, NO.
Per quanto m’impegnassi, dopo settimane di prove non pagate, d’agosto, a 40 gradi che pure le lucertole girano con l’ombrellino da cocktail, l’impegno non era mai abbastanza.
C’erano ballerini che, nelle zone d’ombra, smerciavano Polase di contrabbando a 80 euro la bustina.
I più deboli svenivano come conigli, mentre tu continuavi a ballare e ad inciampare sui corpi. 
Eppure, dopo tutto questo, per il coreografo rimanevi sempre una chiavica.
Se per il coreografo straniero ”everybody can, you can” la traduzione per il coreografo italiano è ”nun ce la pò fa, nun ce la pò fa…” .
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Quello che non sopporto è quando, dopo tutte queste prove per un solo balletto di 20 secondi di cui 10 per prendere posizione, un attimo prima di entrare in scena… il coreografo ti cambia tutti i passi.
Perché? Boh!
Non c’è un motivo, è come quando alla prof le girava male e iniziava ad interrogare non più in base all’elenco ma dall’ultimo o peggio dal mezzo…
Il coreografo è uguale: ti deve far venire l’ansia da preshow solo per rispetta’ la categoria degli stro… estroversi, volevo dire.
‘Sto caca….novista che non è altro.
Lo so, fare il coreografo è una gran bella responsabilità.
Il coreografo è un po’ come una mamma per i figli.
Per esempio, la mia dice sempre: ”che con i figli come fai fai tanto sbagli, se gli dai tanto è troppo, se gli dai poco è niente.”
E  allora, nel dubbio, se proprio bisogna sbagliare, meglio fa’ la mamma che la coreografa…