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La Casa di carta, la melanzana e il matriarcato

matriarcato

 

Arrivo a casa alle 8 meno un quarto dopo una giornata di lavoro, un extra di ricerche online  per prenotazione vacanze, un colloquio con le maestre, la lezione di musica. Mio marito mi accoglie con le chiavi in mano – sta per uscire – e mi informa che ha già lavato, tagliato, fatto sudare le melanzane e io devo solo fare la pastella e friggerle.

Ora… non so se ringraziarlo per il lavoro cominciato o se mandarlo a cagare per il lavoro non finito.

Ma proprio le melanzane fritte bisogna mangiare stasera???
Una minestrina coi risoni? Due tortellini col brodo granulare? Spaghetti burro e salvia, senza salvia?

Già mentre parcheggiavo la macchina stavo facendo l’elenco mentale delle attività da portare a termine una volta varcata la soglia: cambiare le lenzuola di almeno una delle due figlie, attivare la carta di credito nuova prima della mia classica figura di merda alla cassa del supermercato, ricontattare il tizio su airbnb per accaparrarmi la casa sul mare… E soprattutto: vedere almeno un’altra puntata della seconda stagione de La casa di carta.
E invece mi ritrovo a preparare l’ultima cena, come fossimo il gruppo di rapinatori prima della grande rapina alla Zecca di Toledo.

Non ho il coraggio di infrangere il programma culinario della serata e mi armo di pazienza, olio e deodorante per affrontare la sfida.
Berlino apprezzerebbe le mie melanzane.

Un sms sul telefono mi avvisa che anche il cavolo, già amorevolmente bollito, è pronto per essere messo in forno accompagnato da una semplice besciamella. Ma porc….
Respiro profondamente, ripasso mentalmente tutti i santi del calendario, dico addio alla casa sul mare e mi concentro sulle spezie.
Berlino apprezzerebbe le mie spezie.

Mentre controllo la gratinatura, mi merito un bicchiere di vino.
Magari cantando Bella Ciao…
Il Professore e Berlino apprezzerebbero.

Apro il frigo e di fianco al vermouth trovo una confezione di besciamella pronta e già aperta, che mi guarda sconsolata. Ma porc….

È ora della ribellione!

Tiro fuori l’insalata pronta, la griglia per le melanzane rimaste e la maionese. Costringo le mie figlie ad abbandonare temporaneamente Meggie e Bianca per mettere tavola, svuotare gli zaini della scuola e dare una sistematina alla loro stanza. Sistemo il portatile tra il vermouth e la padella e riesco a prenotare almeno una delle tredici tappe che faremo in vacanza. La melanzana è fritta, il cavolo è gratinato, la lavastoviglie è svuotata e il mio bicchiere è pieno. Comincia il tempo che dedico a me stessa. Comincia una nuova puntata della serie.
Comincia il matriarcato.

 

 Arrivo a casa alle 8menounquarto dopo una giornata di lavoro, un extra di ricerche online  per prenotazione vacanze, un colloquio con le maestre, la lezione lezione di musica. Mio marito mi accoglie con le chiavi in mano – sta per uscire – e mi informa che ha già lavato, tagliato, fatto sudare le melanzane e io devo solo fare la pastella e friggerle.

Ora… non so se ringraziarlo per il lavoro cominciato o se mandarlo a cagare per il lavoro non finito.

Ma proprio le melanzane fritte bisogna mangiare stasera???
Una minestrina coi risoni? Due tortellini col brodo granulare? Spaghetti burro e salvia, senza salvia?

Già mentre parcheggiavo la macchina stavo facendo l’elenco mentale delle attività da portare a termine una volta varcata la soglia: cambiare le lenzuola di almeno una delle due figlie, attivare la carta di credito nuova prima della mia classica figura di merda alla cassa del supermercato, ricontattare il tizio su airbnb per accaparrarmi la casa sul mare… E invece mi ritrovo a preparare l’ultima cena, come fossimo il gruppo di rapinatori della Casa di carta prima della grande rapina alla Zecca di Toledo.

Non ho il coraggio di infrangere il programma culinario della serata e mi armo di pazienza, olio e deodorante per affrontare la sfida.
Berlino apprezzerebbe le mie melanzane.

Un sms sul telefono mi avvisa che anche il cavolo, già amorevolmente bollito, è pronto per essere messo in forno accompagnato da una semplice besciamella. Ma porc….
Respiro profondamente, ripasso mentalmente tutti i santi del calendario, dico addio alla casa sul mare e mi concentro sulle spezie.
Berlino apprezzerebbe le mie spezie.

Mentre controllo la gratinatura, mi merito un bicchiere di vino. Apro il frigo e di fianco al vermouth trovo una confezione di besciamella pronta e già aperta, che mi guarda sconsolata. Ma porc….

E’ ora della ribellione!

Tiro fuori l’insalata pronta, la griglia per le melanzane rimaste e la maionese. Costringo le mie figlie ad abbandonare temporaneamente Meggie e Bianca per mettere tavola, svuotare gli zaini della scuola e dare una sistematina alla loro stanza. Sistemo il portatile tra il vermouth e la padella e riesco a prenotare almeno una delle tredici tappe che faremo in vacanza. La melanzana è fritta, il cavolo è gratinato, la lavastoviglie è svuotata e il mio bicchiere è pieno.
Comincia il matriarcato.