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La vendetta delle 5 leggende

cinque leggende

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La vendetta delle 5 leggende

Da qualche tempo a questa parte, tra i propositi dell’anno nuovo, c’è quello di dare finalmente un taglio a miti e leggende infantili, per favorire l’upgrade delle creature dal mondo delle fiabe dorate a quello dell’adolescenza incasinata. Il rito di passaggio non può che essere lo svelamento del segreto dei segreti, la vera identità di Babbo Natale.
Un approccio tipo soap opera potrebbe aiutare: in realtà Babbo Natale è il tuo vero nonno, è tua sorella travestita oppure è il cugino Armando fuggito dalla pampas argentina.

Ma poi ogni anno mi ritrovo a riempire tazze di latte per le renne e a comprare di nascosto una carta regalo che sia usata solo ed esclusivamente per i pacchi in arrivo dal cugino argentino. E come se non bastasse, quel bastardo di mio marito si trasforma improvvisamente in Bayron e comincia a scrivere lettere al computer per elogiare le buone azioni compiute durante l’anno e per motivare le bambine a comportarsi bene con mamma e papà (lo perdono solo per quest’ultima iniziativa).

 Ora siamo arrivati a una età in cui comincia a insinuarsi il dubbio, in cui alcune amichette cominciano a mettere in discussione il modo in cui Armando ha impacchettato i regali, lo scotch che ha usato e la sua brillante perspicacia a indovinare sempre i desideri sul tipo di dono atteso.
Ma le mie figlie non abboccano: preparano lavoretti da lasciare sul tavolo, pacchi di vestiti da distribuire ai bimbi poveri e dolcetti decorati con pezzetti di sedano e carote. E quest’anno, l’apoteosi: la più grande, fiera del suo intuito, mi fa sapere che “alcuni suoi compagni non credono a Babbo Natale ma chissà poveretti come ci rimarranno male quando diventeranno adulti e vedranno comparire  i regali per i figli sotto l’albero, senza averli comprati…” 

Non ho avuto cuore di ribattere e anche per quest’anno non se ne fa niente.

 Ma ora arrivano alla carica anche gli altri componenti di quella banda di delinquenti meglio conosciuti come le 5 leggende. Quella svampita della fatina dei dentini a casa nostra si dimentica spesso di passare nel giorno giusto e, come vuole la regola, quando passa in ritardo la paga è doppia. La malsana consuetudine è entrata in vigore in tempi non sospetti, quando ancora non pensavo di tirarla lunga per così tanti anni, avevo ancora soldi in abbondanza da destinare alla prole  e soprattutto non avevo idea del numero impressionante di denti che può stare dentro la bocca di un bambino.
E il Bayron di casa spesso lascia poetiche letterine insieme alle monete per giustificare il ritardo.

 Ma la vendetta è dietro l’angolo perché un giorno dalle candide labbra della mia bambina esce fuori una agghiacciante domanda:
Mamma, ma perché il mago sabbiolino non risponde alle mie lettere?”

Il mago sabbiolino? Cioè, mi stai dicendo che hai scritto anche al mago sabbiolino???
Avverto subito Bayron che nella prossima lettera metta qualche riferimento alla improvvisa infermità del mago, una paresi dopo un tornado, una perdita di identità dopo una vacanza tra i granelli di sabbia… insomma qualcosa che giustifichi questa imperdonabile mancanza.

Ora, mi chiedo solo una cosa: quel simpaticone del coniglio pasquale, le uova pensa di farcele trovare di nuovo in cantina come l’anno scorso o posso permettermi il lusso di comprarne una al supermercato?

 Nel frattempo, mi preparo per le sfide dell’adolescenza: come far capire a quelle due che anche il Principe Azzurro potrebbe tardare ad arrivare e che, nella migliore delle ipotesi, si chiamerà Armando…Da qualche tempo a questa parte, tra i propositi dell’anno nuovo, c’è quello di dare finalmente un taglio a miti e leggende infantili, per l’upgrade delle creature dal mondo delle fiabe dorate a quello dell’adolescenza incasinata. Il rito di passaggio non può che essere lo svelamento del segreto dei segreti, la vera identità di Babbo Natale. Un approccio tipo soap opera potrebbe aiutare: in realtà Babbo Natale è il tuo vero nonno, è tua sorella travestita oppure è il cugino Armando fuggito dalla pampas argentina.

Ma poi ogni anno mi ritrovo a riempire tazze di latte per le renne e a comprare di nascosto una carta regalo che sia usata solo ed esclusivamente per i pacchi in arrivo dal cugino argentino. E come se non bastasse, quel bastardo di mio marito si trasforma improvvisamente in Bayron e comincia a scrivere lettere al computer per elogiare le buone azioni compiute durante l’anno e per motivare le bambine a comportarsi bene con mamma e papà (lo perdono solo per quest’ultima iniziativa).

Ora siamo arrivati a una età in cui comincia a insinuarsi il dubbio, in cui alcune amichette cominciano a mettere in discussione il modo in cui Armando ha impacchettato i regali, lo scotch che ha usato e la sua brillante perspicacia a indovinare sempre i desideri sul tipo di dono atteso. Ma le mie figlie non abboccano: preparano lavoretti da lasciare sul tavolo, pacchi di vestiti da distribuire ai bimbi poveri e dolcetti decorati con pezzetti di sedano e carote. E quest’anno, l’apoteosi: la più grande, fiera del suo intuito, mi fa sapere che “alcuni suoi compagni non credono a Babbo Natale ma chissà poveretti come ci rimarranno male quando diventeranno adulti e vedranno comparire  i regali per i figli sotto l’albero, senza averli comprati….”
Non ho avuto cuore di ribattere e anche per quest’anno non se ne fa niente.

Ma ora arrivano alla carica anche gli altri componenti di quella banda di delinquenti meglio conosciuti come le 5 leggende. Quella svampita della fatina dei dentini a casa nostra si dimentica spesso di passare nel giorno giusto e, come vuole la regola, quando passa in ritardo la paga è doppia. La malsana consuetudine è entrata in vigore in tempi non sospetti, quando ancora non pensavo di tirarla lunga per così tanti anni, avevo ancora soldi in abbondanza da destinare alla prole  e soprattutto non avevo idea del numero impressionante di denti che può stare dentro la bocca di un bambino. E il Bayron di casa spesso lascia poetiche letterine insieme alle monete per giustificare il ritardo.

Ma la vendetta è dietro l’angolo perchè un giorno dalle candide labbra della mia bambina esce fuori una agghiacciante domanda: “Mamma, ma perchè il mago sabbiolino non risponde alle mie lettere?”
Il Mago sabbiolino? Cioè, mi stai dicendo che hai scritto anche al Mago Sabbiolino???
Avverto subito Bayron che nella prossima lettera metta qualche riferimento alla improvvisa infermità del mago, una paresi dopo un tornado, una perdita di identità dopo una vacanza tra i granelli di sabbia… insomma qualcosa che giustifichi questa imperdonabile mancanza.

Ora, mi chiedo solo una cosa: quel simpaticone del coniglio pasquale, le uova pensa di farcele trovare di nuovo in cantina come l’anno scorso o posso permettermi il lusso di comprarne una al supermercato?

Nel frattempo, mi preparo per le sfide dell’adolescenza: come far capire a quelle due che anche il Principe Azzurro potrebbe tardare ad arrivare e che, nella migliore delle ipotesi, si chiamerà Armando…