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Natale in Molise: la poesia della digestione

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Natale in Molise: la poesia della digestione

-Pronta?
Pronta.
-Chiavi di casa?
Prese.
-Chiavi dell’auto?
Prese. Ma è necessario questo interrogatorio, tutte le volte?

Seguono silenzio e sguardi allusivi.

Forse Juan sta pensando a quella volta che avevo detto “ho preso tutto” e poi avevo lasciato la valigia.
O quella volta che avevo detto “ho preso tutto” e poi avevo lasciato il suo pc a casa e lui ha dovuto lavorare per 15 giorni da un internet point, che ancora dobbiamo finire di pagare.
Io invece sto solo pensando che voglio partire.
Prima partiamo prima arriviamo, quindi: “Ok, vai avanti” dico.

-Cavetto usb per caricare il cellulare durante il viaggio?
Preso.
-Valigie?
Prese.
-Prese?
Sì, prese!
-No, dico… Le prese della corrente? Hai staccato tutti i fili?
Ah, Sì…
-Gas? Acqua? Finestre?
Chiuso tutto.
-Auto?
Pronta.

Cioè, speriamo…
Sì, perché l’ultima volta che ho viaggiato in auto fino in Molise:
“L’auto è pronta per partire” diceva il meccanico.
“Perfetto” rispondevo io.
“Sono 400 euro” diceva il tipo sul carro attrezzi, quando venne a riprendermi a Fabbro Ficulle, dove lo attendevo  in una piazzola, con il motore fumante a destra e il camionista 4 metri per 4  a sinistra che mi chiedeva, ogni due minuti, “Tutto ok?”, diminuendo, domanda dopo domanda, la sensazione che fosse tutto, davvero, ok.

Ma è un rischio che dobbiamo correre.

Non è che possiamo evitare di tornare in Molise, a Natale.
Si sa che sarebbe una ferita impossibile da rimarginare per l’onore di tutte le famiglie: la Mia famiglia, la Sua famiglia e pure la Sacra famiglia.
Bisogna tornare, non c’è scampo.

I più curiosi vorranno sapere come si fa a tornare in Molise. Soprattutto quando è periodo di feste.
Le opzioni sono varie.

1. TRENO.

Non importa se arrivate da Firenze, Pisa, Madrid o Helsinki.
A Roma Termini vi dovete fermare per aspettare la coincidenza e prendere il treno che va a Campobasso.
E la coincidenza, probabilmente, non arriverà.
Se arriverà non sarà in orario.
Se sarà in orario, ricordate che dovrete comunque raggiungere il binario 20bis e se non avete fatto almeno due volte il Cammino di Santiago de Compostela non potete farcela.
Se invece il Cammino lo avete fatto, e siete sopravvissuti, beh ma allora gambe in spalla! Potete tranquillamente raggiungere il Molise a piedi e lasciare il posto sul treno a qualcun’altro.
Ma se, come dicevamo, il Cammino non l’avete fatto, allora l’unico modo che potrebbe motivarvi e permettervi di arrivare alla mèta, è avere una famiglia di parenti molisani che vi aspetta con 66 metri di salsicce secche, 22 chili di caciocavallo e diverse pagnotte di pane salato a crosta dura che, se caso mai dovesse avanzare, potrebbe essere usato come corpo contundente.
E in Molise la crosta è dura davvero, quindi se non volete che alla prima occasione venga usata contro di voi che vi siete persi il Natale in famiglia, vi conviene correre per raggiungere il treno.
E sperare che ci sia posto.
Ma il treno è piccolo e il Molise pure, è vero, ma non così piccolo, dai.
Durante le feste di Natale, poi, i passeggeri si moltiplicano senza contare che oltre a quelli che vanno in Molise ci sono sempre quelli che si fermano prima, a Cassino e allora “siamo troppi” e allora “qualcuno deve restare a terra”, così fanno i bus sostitutivi, ma poi dovete mettervi nel traffico dell’autostrada ma nessuno vuole mettersi nel traffico “e se no me ne tornavo in auto, bello mio”.
E allora, se sei studentessa, zaino in spalla, cuffie e ingenuità, ci provi ad affrontare la guerra del rientro, seduta a terra, tra i vagoni, a chiacchierare con i coetanei, a ridere, a raccontare degli esami, a scambiarti notizie, numeri che non richiamerai, a fare lo slalom tra piedi e altri zaini per raggiungere il bagno e fumare, anche se non si può fare.
Dopo 12 anni però, dai, anche basta.

2. PULLMAN

No.
No. Davvero.

Traffico, posti minuscoli, bagni: no.
NO.

3. AEREO
AHAHAHAH

4.AUTO
Sì.
A scrocco con amici, in autostop, in taxi, uber, come volete: tutto è meglio delle opzioni 1 e 2. (la 3 non esiste, lo sapete che non c’è l’aeroporto in Molise, no?)
Ed ecco che torniamo a me e Juan che ci mettiamo in viaggio.
Si parte.

Ok, e che strada si fa, in auto, per raggiungere il Molise? Vi chiederete voi, a questo punto
È semplice, rispondo io: seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino.

Esattamente come l’Isola che non c’è.
Con i parenti antipatici al posto dei pirati,  
gli altri fuori sede che rientrano, al posto dei bimbi sperduti, i pranzi al posto dei pensieri felici che fanno volare e la polvere di citrosodina al posto della polvere di fate.

Insomma, con qualche accorgimento, potrete vivere una vera favola, in Molise.
Una favola dove fondamentalmente si mangia.
Il fil rouge è questo ma seguendolo ci si ritrova anche a vivere degli sporadici momenti in cui si è bocca vuota e si può provare a fare altro.
Ad esempio, potrete provare a tenervi in forma e andare a correre ma se, come nel mio caso, vivete in un paesino dove ci sono più salite che persone, potrebbe passarvi la voglia.

Potreste andare a trovare qualche parente. Ma dovrete farlo in un momento in cui la digestione ancora non è iniziata o è appena finita, altrimenti potreste  andare in tilt perché di sicuro, ovunque andrete, vi offriranno da mangiare.

A questo proposito, è importante un accorgimento.
Se portate in Molise un partner che non mangia carne, tipo Juan, preparatevi: ditelo piano, non guardate dritto negli occhi i commensali, sussurrate, buttate la frase lì e poi lasciate che la notizia si diffonda lenta, fino ad arrivare al nonno seduto accanto al fuoco.
Il nonno che non capirà bene, non capirà subito e non perché è scemo ma perché l’opzione vegetariana proprio non è contemplata nel DNA molisano, specie quello di una certe generazione
Non importa se il partner vegetariano mangerà una frittata da 700 uova, un barattolo intero di zucchine sott’aceto, 9000 mozzarelle, 480 tortini di melanzana… se non ha assaggiato la carne sarà sempre quello che “non ha mangiato niente”.
E non importa da quanti anni avrete spiegato che lui non mangia carne, ogni volta sarà uguale, dovrete spiegare tutte le volte, intavolare la discussione, consolare il nonno.
Si potrebbe cedere alla tentazione di cambiare direttamente partner, sarebbe più semplice.
Ma questo lo deciderete in un altro momento. 
Se dovete troncare fatelo prima o dopo il soggiorno natalizio in Molise, perché durante le feste non c’è tempo di lasciarsi o litigare: dovete mangiare.
A stomaco pieno si ragiona meglio, si dice. E forse è  vero.
Ma mentre si ragiona è meglio fare una passeggiata che qui, tra le feste, il fatto che vi vedono sempre sciupati, il fatto che magari, come me, vi accompagnate a un vegetariano che, per osmosi, vi avrà passato sicuramente il “morbo della verdura”, il vostro stomaco non sarà pieno ma intasato.
E allora bisogna camminare. Io e Juan lo abbiamo imparato.
E fa freddo in Molise, eh. Ma io e Juan siamo attrezzati.
Ci sono i boschi, ci sono i paesini arroccati, ci sono le cittadine, ci sono i bar con la gente fuori, ci sono i panorami che sembra ti caschino addosso da un momento all’altro. È tutto ruvido, è tutto esposto per quello che è, bello e violento, per quanto graffia. E graffia perché nessuno lo conosce, perché non vuole essere toccato. E, a Natale, graffia perché fa freddo.
Ci sono diversi paesini di montagna dove fa freddo davvero. Ma Juan è attrezzato. Io no.
Io ho rinunciato ai pile e i lupetti da boscaiola canadese, per fare quella di città con i body di Tezenis ma in Molise come possosopravvivere?

In questi casi è una buona soluzione tenersi stretta al partner salutista e avviarsi.
Di solito io e Juan ci fermiamo al falò di Natale che si fa al centro della piazza. Siamo abituati, ci piace.
Ci fermiamo perché vogliamo vedere lo spettacolo ma soprattutto perché, davvero, santo cielo, il body di Tezenis non protegge dal freddo porco del paesino di montagna e allora sarà meglio avvicinarsi al falò.
E a quel punto lo sentiamo: lo scoppiettìo del fuoco che, non importa quanto rumore ci sia intorno, sembra sempre che zittisca tutto. Il braccio di lui che è lì da una vita e che è cresciuto insieme a me in questo paese strano.
A questo punto, c’è sempre un momento in cui alzo lo sguardo e vedo la gente fluttuare in quell’aria tremolante che fa il fuoco, sembrano ologrammi. E mi incanto due minuti.
Forse è vero che il Molise non esiste.
Esattamente come lo spirito natalizio, esiste solo negli occhi di chi lo cerca, di chi è un po’ genuino come un bimbo e soprattutto negli occhi di chi è confuso perché ha mangiato troppo.  
Di solito è questo il momento in cui mi volto verso Juan, per esser certa che almeno lui non sia un ologramma e proprio in questo momento, in genere, cerco di trattenere il lieve e sussurrato rutto che interromperebbe il momento. In genere è colpa del 60esima scurpella, ovvero pasta di pane fritta. A questo punto si ride.

Il tepore, il silenzio e quel tremolio surreale, il freddo alle spalle e il caldo delle risate che  infiamma la faccia, la stanchezza nelle cosce per le troppe salite. Questo è il Natale in Molise. 
E quando scatta un momento di romanticismo ci sarà sempre qualcuno che sugellerà il momento dicendo:  “Uagliù, ru volet ru panetton”

A Natale, in Molise, non si finisce mai di mangiare, davvero.
Io e Juan lo sappiamo e siamo in viaggio preparati alla digestione difficile e romantica che ci aspetta.
Ma a voi, qualcuno, doveva dirlo.