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Il prontuario delle serie tv: parte 1

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www.thesyndromemag.com

serie tv

Da Breaking Bad a Blackmirror: il prontuario delle serie tv

Lo so: dovrei trovare un modo delicato per dirlo. Purtroppo, però, non esiste, quindi lo scriverò tutto d’un fiato, come il famoso “strappo del cerotto”: sonopassatidieciannidallaprimapuntatadiBreakingBad. 10 anni.
Sono. passati. dieci. anni. dalla. prima. puntata. di. Breaking. Bad.
E solo chi, come me, l’ha vista quando è uscita, o poco dopo, può comprendere il mio trauma, ovvero:  non sono più una studentessa spettinata – che mangia caramelle – guarda serie tv – si fa tante domande – e non ha mai le risposte.
Adesso sono una non studentessa spettinata – che mangia caramelle – guarda serie tv e alle sue domande si aggiungono quelle non richieste, quelle della gente:
“Perché non fai un lavoro più sicuro?” “Ma non ti sposi? Guarda che non sei una ragazzina…” “Non lo vuoi fare un figlio?” O, più in generale…

guzz

Fino a poco fa, avrei potuto replicare che “Oh, sono giovane ancora… ”
Ma adesso, di fronte al fatto innegabile che sono passati dieci anni, ripeto – 10- da Breaking Bad, allora è proprio vero: sto invecchiando.

Urge avere un progetto, gettare delle basi solide per il futuro.
Lasciare in eredità qualcosa. Qualcosa di solido, inestimabile, necessario: un prontuario. Il prontuario delle serie tv. 
Ecco cosa risponderò al guzzantiano quesito: “Che cazzo fai nella vita?”
“Elaboro prontuari per i posteri, per i miei figli, i figli dei miei figli, o per me stessa che da vecchia, sarò ancora – spettinata – golosa di coloranti – fissa davanti a uno schermo ma magari non ricorderò che serie ho già visto, quale merita di essere rivista, o non mi ricorderò l’importanza di Sex and the city, gli effetti collaterali di Lost, o le indicazioni su come e dove guardare Stranger Things.
Non posso rischiare. Devo iniziare subito.


Breaking Bad

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Come
Sdraiati ma non troppo: il colpo di scena è dietro l’angolo. Fate in modo di poter schizzare in piedi senza dover finire al pronto soccorso, che poi bisogna interrompere la maratona.

Dove
In casa, comodi. Soli o al massimo con gente che sa quando non deve parlare.
Cioè mai, durante le puntate. Sono accettabili piccoli versi di stupore e gaudio, perché sono inevitabili.
Cellulare spento, citofono staccato (anche se non funziona dal 1998).

Quando
Il tempo è un concetto variabile. Su una serie come questa entra in gioco la relatività di Einstein e insomma: annullare tutti gli impegni per una settimana.
Anche quindici giorni. Più due giorni per riprendersi dal finale.

Finale
Salto in piedi, doppia piroetta… ospedale.
Per quanto sia comodo il divano, sarà impossible non fratturarsi qualcosa per l’esaltazione di un finale, una serie, una storia, una regia, una musica, un attore tanto eccezionali.

Effetto collaterale
Ospedale, appunto. Barella e collarino. Però col sorriso…

 

Dexter

dex

 

Tutto come Breaking Bad. Tranne il finale. Leggera delusione. Non enorme ma leggera. L’amore incondizionato per Debra Morgan lenirà tutto, la sua amabile volgarità sarà un balsamo per l’amarezza di un finale che farà storcere il muso.

 

Lost

lost

 

Come
Seduti. Seduti con quadernetto per gli appunti, per segnare l’infinità di nomi, cose, luoghi, animali, città…
Cellulare spento, per carità, già dovrete concentrarvi sugli appunti.

Dove
In casa, con un tavolino accanto per scrivere sul quadernetto e la luce accesa per vedere cosa scrivete. A meno che non siate abituati agli appunti all’università, allora lì siete liberi, siete degli eroi. Meglio non guardare questa serie da soli. Se siete furbi, guardatela con uno più attento e che ha memoria e voglia di rammentarvi fatti, date e dettagli che vi sarete persi per sbavare dietro a Sawyer- ammettetelo-

sawyer

o all’altra, quella che era sempre “I’m so sorry”: Kate.

kate

Quando
All’inizio i tempi sono lenti. Una, due puntate alla volta.
La massa di nozioni richiede tempo per assimilare. Come all’università, appunto.
Verso la terza/quarta stagione vi convincerete di aver capito tutto e macinerete puntate su puntate per il gusto di scoprire che avevate ragione, avevate capito tutto.
Alla quinta stagione, scoprirete che, in effetti, non avevate capito un cazzo.
Ripeto: come all’università.
Smarrimento. Attacco di panico. Crisi di pianto. Abbracci con il compare che ha guardato con voi la serie. Ecco perché vi dicevo che è meglio non guardarla da soli.

Finale
Fase della negazione. Dopo aver preso a calci la sedia, ingoiato il quadernetto degli appunti, foglio dopo foglio, vi butterete a terra, neanche più sul divano, avrete una crisi che le tarantolate vi fanno un baffo, comincerete a parlare con Lost come se fosse una persona, nella fattispecie un ospite particolarmente rompipalle che non si decide ad andarsene “Lost, falla finita, devi finire, Lost, devi arrivare alla fine, bastaaaa”
Insulti.
L’ultimissima puntata vi vedrà stile Bob Geldof in The wall , sarete “comfortably numb”, ad aspetterete solo il momento in cui la serie vi deluderà.
E lo farà.
Ohhh se lo farà.
Ma va vista. Per ricordarsi sempre cosa non si è in grado di sopportare.

Effetto collaterale
Vi guarderete indietro, ripenserete a come, dove, quando, perché Lost.
E capirete che il modo in cui avete guardato Lost è la metafora della vostra triste vita. Universitaria. E non.

 

Sex and the city

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Come
Sole o in compagnia di donne. (Perché pare sia apprezzato quasi sempre da donne)
Comode ma anche scomode, in piedi, mentre cucinate. Carrie recita dagli anni 90 sul tacco 12 voi potete fare la fatica di guardare la serie anche senza stare comode sul divano, no?
Cellulare acceso per commentare con le amiche che non sono presenti.

Dove
In casa, sul tablet, in treno, sul cellulare, in bagno, Sex and the city parla di sesso, uomini e scarpe: è universale, sta bene ovunque.

Quando
Sempre. Vedi il ‘dove’. Consigliatissimo avere delle puntate o piccoli frame da consultare all’occasione, tipo “Cosa fece Carrie in questa occasione?” “Cosa le suggerirebbe Miranda?” “E, soprattutto: perché non sono un po’ più Samantha nella vita?”

Finale
Viva le donne, l’amore, lo shopping, i soldi -che non s’è capito come fa a campare Carrie, soprattutto all’inizio, ma va bene uguale- che bello <3
Nonostante i due film girati post serie, non smetterete di amare Carrie, Samantha, Miranda Charlotte. Mr Big <3 che bello <3. Oramai senza una ragione li considererete amici.

Effetto collaterale
Sì, ci si instupidisce, un pochetto.
Comincerete a discutere con le amiche su chi è chi: io sono Carrie, tu sei Miranda, tu sei Samantha “Oh, ma come Samantha? Puttana ci sarai tu” Litigherete.
Poi passerete all’analisi dei relativi maschi delle protagoniste.
Quella che guarda al ‘sodo’ -e non è un gioco di parole casuale- e tifa per Smith, quella che guarda al concreto e razionale e tifa per Harry, la masochista che tifa per Mr Big -eccomi- e la pazza, l’assassina: quella che tifa per Steve. Come si fa a tifare per Steve?
“Ma come? Steve è un tipo tranquillo, tanto caruccio, buono, c’è sempre per lei… ” “Appunto”

Non si vedeva tanta verve dai tempi di Sailor Moon e “Io sono Sailor Mars” e “Io sono Sailor Venus” “Ma che sfigata, ti piace Sailor Mercury (- eccomi di nuovo – )
Vi prenderete a capelli.
Ma poi andrete a fare shopping insieme e tutto tornerà nella norma.

 

Stranger Things

 

 

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Come
Tornate sul divano. Va seguita per bene, in relax, divano, calzettoni di spugna e cappellino con visiera. Stile anni 80. Vi dovete immedesimare.
Se vi sentite troppo giovani per capire di cosa parlo… beati voi.
Cellulare acceso per googlare le canzoni che non conoscete.

Quando
La sera, ma anche il pomeriggio
Da vedere tutta d’un fiato. Prendersi della pause per tirar fuori fazzoletti e commuoversi sulle infinite citazioni a musica anni 80, musicassette e robe che se, di nuovo, vi sentirete troppo giovani per sapere di cosa parlo… beh, in questo caso, poveri voi.

Finale
Né scioccante né noioso. Vi riconcilierete col mondo.
E con gli anni 80.

Effetti collaterali
Potreste appassionarvi al punto da cotonarvi e vestirvi di merda, convinti sia un’ idea buona e originale: non lo è.
Rinunciate. Già visto. Ve ne penitrete.

 

Dark

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Esattamente come Stranger Things ma tedesco, tetro, musica ricercata -figa ma preoccupante- niente cappellini con visiera, bambini con l’apparecchio e musica cult. Quindi non guardatelo in totale relax. Non guardatelo la sera: inquietudine a go go.

Effetti collaterali
L’impermeabile giallo del protagonista è l’unico tono di luce e vita dell’intera stagione, vi tornerà in mente la bimba dello spot Barilla anni 80.
Se continuate a non sapere di cosa parlo… beh avete pure un po’ rotto.

 

Black Mirror

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Come
Col culo in punta si sedia. Del tutto coinvolgente, dalla prima stagione.
Seconda e terza stagione, passerete dal culo in punta di sedia, a stare seduti composti.
La 4… divano. Col cellulare in mano, a cazzeggio. Brutto segno.
Da guardare con partner. A breve scoprirete perché.

Quando
Sempre la sera, ma una puntata alla volta perché vi prenderà la riflessione filosofica e una riflessione filosofica post apocalittica al giorno è sufficiente.

Finale
Il futuro è vicino, è cupo, è automatizzato.

Leggeremo nella mente. Individueremo il partner ideale grazie a una app, potremo controllare i figli seguendoli e vedendo quello che vedono loro, i tweet avranno sempre più potere, potremo riportare in vita la coscienza di una persona morta e infilarla del corpo di un pupazzo o nel nostro stesso cervello, potremo riportare in vita il corpo di una persona che abbiamo perso, potremo vivere in un mondo virtuale, in un videogioco. Gironzolare nel regno dei morti.

Ma nonostante tutto, ci faremo ancora le paranoie se lui guarda un’altra, ci annoieremo allo stesso modo se lui farà un verso fastidioso e spontaneo, avremo ancora ‘l’annoso problema’ di dover fare il caffè la mattina e piuttosto inventeremo un clone per farlo al posto nostro. Ma soprattutto, anche la più robotica, macchinosa e geniale delle invenzioni, come fa esempio un caschetto pieno di lucine blu che trasmette le sensazioni fisiche ed emotive, sarà utilizzabile per tanti scopi.
Ma soprattutto per il sesso.
Gira che ti rigira, è tutto lì. Che magari è grottesco.
O magari è l’ultima cosa umana che ci resterà.
E probabilmente è quello che deciderete di fare invece di finire la quarta stagione che delude. Onestamente.

Effetto collaterale
Se non avete ascoltato il mio consiglio all’inizio, quello di vederla con un partner, non avrete nessuno con cui andare a letto invece di finire la stagione.
E resterete a fissare lo schermo, più o meno così…

croco


Note

-Il prontuario è sempre aperto ad aggiornamenti.
-Il prontuario non vuole essere un giudizio o una classifica: è solo la lista personale delle cose che finora ho amato di più.
-Alcune serie del prontuario non sono finite
-Il prontuario è soggetto a modifiche e chissà, magari fra altri dieci anni, cambierò idea su tutto.
Tranne su una cosa: Mr Big.
Mr Big vince su tutto. (e, ahimé, pure il mio masochismo, lo so)

mrbig

serie tv

Da Breaking Bad a Blackmirror: il prontuario delle serie tv

Lo so: dovrei trovare un modo delicato per dirlo. Purtroppo, però, non esiste, quindi lo scriverò tutto d’un fiato, come il famoso “strappo del cerotto”: sonopassatidieciannidallaprimapuntatadiBreakingBad. 10 anni.
Sono. passati. dieci. anni. dalla. prima. puntata. di. Breaking. Bad.
E solo chi, come me, l’ha vista quando è uscita, o poco dopo, può comprendere il mio trauma, ovvero:  non sono più una studentessa spettinata – che mangia caramelle – guarda serie tv – si fa tante domande – e non ha mai le risposte.
Adesso sono una non studentessa spettinata – che mangia caramelle – guarda serie tv e alle sue domande si aggiungono quelle non richieste, quelle della gente:
“Perché non fai un lavoro più sicuro?” “Ma non ti sposi? Guarda che non sei una ragazzina…” “Non lo vuoi fare un figlio?” O, più in generale…

guzz

Fino a poco fa, avrei potuto replicare che “Oh, sono giovane ancora… ”
Ma adesso, di fronte al fatto innegabile che sono passati dieci anni, ripeto – 10- da Breaking Bad, allora è proprio vero: sto invecchiando.

Urge avere un progetto, gettare delle basi solide per il futuro.
Lasciare in eredità qualcosa. Qualcosa di solido, inestimabile, necessario: un prontuario. Il prontuario delle serie tv. 
Ecco cosa risponderò al guzzantiano quesito: “Che cazzo fai nella vita?”
“Elaboro prontuari per i posteri, per i miei figli, i figli dei miei figli, o per me stessa che da vecchia, sarò ancora – spettinata – golosa di coloranti – fissa davanti a uno schermo ma magari non ricorderò che serie ho già visto, quale merita di essere rivista, o non mi ricorderò l’importanza di Sex and the city, gli effetti collaterali di Lost, o le indicazioni su come e dove guardare Stranger Things.
Non posso rischiare. Devo iniziare subito.


Breaking Bad

breaking-bad-movie

 

Come
Sdraiati ma non troppo: il colpo di scena è dietro l’angolo. Fate in modo di poter schizzare in piedi senza dover finire al pronto soccorso, che poi bisogna interrompere la maratona.

Dove
In casa, comodi. Soli o al massimo con gente che sa quando non deve parlare.
Cioè mai, durante le puntate. Sono accettabili piccoli versi di stupore e gaudio, perché sono inevitabili.
Cellulare spento, citofono staccato (anche se non funziona dal 1998).

Quando
Il tempo è un concetto variabile. Su una serie come questa entra in gioco la relatività di Einstein e insomma: annullare tutti gli impegni per una settimana.
Anche quindici giorni. Più due giorni per riprendersi dal finale.

Finale
Salto in piedi, doppia piroetta… ospedale.
Per quanto sia comodo il divano, sarà impossible non fratturarsi qualcosa per l’esaltazione di un finale, una serie, una storia, una regia, una musica, un attore tanto eccezionali.

Effetto collaterale
Ospedale, appunto. Barella e collarino. Però col sorriso…

 

Dexter

dex

 

Tutto come Breaking Bad. Tranne il finale. Leggera delusione. Non enorme ma leggera. L’amore incondizionato per Debra Morgan lenirà tutto, la sua amabile volgarità sarà un balsamo per l’amarezza di un finale che farà storcere il muso.

Continua…