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L’occupazione femminile ai tempi della misoginia

occupazione femminile

Le donne italiane risultano essere le più istruite, ma coi livelli più bassi di occupazione: la questione femminile nel nostro Paese sta toccando livelli di misoginia altissimi.

Secondo i dati del World Economic Forum, siamo primi al mondo per iscrizioni di donne all’università, ultimi in Occidente per partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Praticamente abbiamo un sacco di dottoresse, ovvero donne che hanno impiegato anni e denaro per raggiungere un inserimento sociale consono alle richieste di occupazione nazionali e internazionali, relegate alle faccende domestiche o ai lavoretti in nero.

Secondo un rapporto redatto sul Global Gender Gap siamo il primo paese al mondo per quantità di donne che si iscrivono a percorsi di formazione terziaria, dall’università in su (ogni 100 uomini, ci sono 136 donne iscritte agli atenei), ma siamo 118esimi su 140, ovvero i peggiori in Europa e forse in tutto l’Occidente come impiego femminile. Senza considerare la vergognosa disparità di trattamento economico (poi si incazzano se ci facciamo pagare la cena, o ci prendono in giro se abbiamo un’automobile a pedali).

Cioè, ci rendiamo conto che per ogni uomo disoccupato, ci sono 3 donne senza lavoro?

Ma lo scopo è evidente, ragazze: Tenerci a casa a sfornare figli! Il part time, molto spesso imposto, riguarda il 40% delle lavoratrici e il 16% dei lavoratori. Strano eh? Nonostante sembri un ragionamento complottista, se ci pensate bene il prezzo degli assorbenti e delle pillole anticoncezionali, nonché dei profilattici, è alle stelle, mentre in alcuni Paesi decisamente più lungimiranti, certi prodotti sono gratis, a portata di tutti persino nei locali pubblici. Infatti l’Italia è al 12esimo posto nella classifica di fruitori di condom, vuol dire che 4 ragazzi su 10 non usano il preservativo, e te credo, con quello che costa!

Si sa, i ragionamenti fatti in grande sono un rompicapo per certi pseudo-ministri e affini, ma nelle famiglie l’esistenza del secondo figlio viene garantita dal secondo stipendio (quello della moglie/mamma, per capirci) e l’economia girerebbe alla grande, gli asili (dispendiosissimi) sarebbero meno vuoti e i mercati di pappine, grembiulini e girelli andrebbero in tilt. Ma no, è tutto fermo, e la colpa è nostra (ma de che?).

Non è tenendoci a casa a fare da incubatrici che risolverete lo stallo economico, e non ci vuole un genio per capirlo.

E ora scusate, devo andare a stirare e cambiare la lettiera al gatto, che a sentir parlare la sua ‘mamma’ di ‘ste cose, è stato colto da un attacco di dissenteria.