adesso!

Quando una donna cede alle avances

avances,donne,molestie,denuncia

Quando si cede alle molestie?

Motivi per cui una donna cede alle avances di un superiore-datore di lavoro:
– Ha paura di rappresaglie (solitamente le molestie sono seguite da minacce e, a meno che non siano avvocati o Wonder Woman, in molte glissano e cercano di dimenticare)
– Ha bisogno di guadagnare (per molte i soldi non servono a togliersi lo sfizio di una borsetta griffata ma a sopravvivere, quindi chiudono gli occhi, esattamente come coloro che mercificano il proprio corpo per strada ma nel salotto dell’orrore).
– Si sente lusingata al momento ma poi si pente, indietreggia e viene trattata da rizza piselli, il che la fa sentire in colpa e sbagliata (ma lo è? Non credo, essere corteggiata da un uomo potente ti fa sentire particolarmente bella e desiderata ma poi capisci che è abuso di potere, che fa così con tutte, e scappi, perché non è mai troppo tardi per farlo).
– Ha già subito molestie e rimane paralizzata perché riaffiorano tutto il male e l’orrore, a valanga.
Confonde un provolone seriale con un provino a sfondo sessuale (e quindi si spoglia e bacia o tocca, perplessa, anche se preferirebbe essere al parco col cane, però fugge di fronte all’approccio “profondo” perché ha capito, tardino ma non troppo, l’antifona).
– Il molestatore è forte o violento per cui non c’è via d’uscita, la donna chiude gli occhi e muore.
– È attratta dal molestatore (tutti contenti, olé, in apparenza non c’è molestia, solo abuso di potere, ma mica staremo a vedere il capello, neh?)
– Vuole il lavoro e cede, perché ne è fermamente convinta. (Questa categoria di donne vanifica decenni di sforzi di tutte coloro che hanno invocato la parità di diritti, equivocando libertà sessuale con mercificazione del corpo, senza capire che è proprio questo atteggiamento e non la pedata nei coglioni del tizio, a tutelare questi uomini malati di potere).
Quelle che non scappano o non denunciano non necessariamente appartengono alle ultime due ‘categorie’, preferisco pensare che non abbiano spirito di iniziativa, genitori presenti o abbastanza soldi per affrontare un lungo, infinito e costosissimo iter giudiziario (infatti può capitare che in seguito si accodino ad altre che denunciano, per rafforzare la voce).
Quelle che scappano o si rivolgono alla giustizia nell’immediato non sono necessariamente più serie ma forse solo più pronte, fortunate o benestanti.
(“Sono tutti innocenti fino a prova contraria” non vale solo per chi aggredisce o ci prova, bensì anche per le vittime, mi spiego?)

Io sono scappata di fronte ad una proposta indecente a ‘scopo’ lavorativo, ma non mi sento di puntare il dito su alcuna donna, nemmeno se l’ha fatto per soldi, cavoli suoi, a meno che dopo non denunci, allora lì mi arrendo perché sono di fronte all’ indifendibilità del non-principio.
Alziamo la voce donne, non solo per dire che è pronto in tavola.
Ce la possiamo fare!

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Quando si cede alle molestie?

Motivi per cui una donna cede alle avances di un superiore-datore di lavoro:
– Ha paura di rappresaglie (solitamente le molestie sono seguite da minacce e, a meno che non siano avvocati o Wonder Woman, in molte glissano e cercano di dimenticare)
– Ha bisogno di guadagnare (per molte i soldi non servono a togliersi lo sfizio di una borsetta griffata ma a sopravvivere, quindi chiudono gli occhi, esattamente come coloro che mercificano il proprio corpo per strada ma nel salotto dell’orrore).
– Si sente lusingata al momento ma poi si pente, indietreggia e viene trattata da rizza piselli, il che la fa sentire in colpa e sbagliata (ma lo è? Non credo, essere corteggiata da un uomo potente ti fa sentire particolarmente bella e desiderata ma poi capisci che è abuso di potere, che fa così con tutte, e scappi, perché non è mai troppo tardi per farlo).
– Ha già subito molestie e rimane paralizzata perché riaffiorano tutto il male e l’orrore, a valanga.
Confonde un provolone seriale con un provino a sfondo sessuale (e quindi si spoglia e bacia o tocca, perplessa, anche se preferirebbe essere al parco col cane, però fugge di fronte all’approccio “profondo” perché ha capito, tardino ma non troppo, l’antifona).
– Il molestatore è forte o violento per cui non c’è via d’uscita, la donna chiude gli occhi e muore.
– È attratta dal molestatore (tutti contenti, olé, in apparenza non c’è molestia, solo abuso di potere, ma mica staremo a vedere il capello, neh?)
– Vuole il lavoro e cede, perché ne è fermamente convinta. (Questa categoria di donne vanifica decenni di sforzi di tutte coloro che hanno invocato la parità di diritti, equivocando libertà sessuale con mercificazione del corpo, senza capire che è proprio questo atteggiamento e non la pedata nei coglioni del tizio, a tutelare questi uomini malati di potere).
Quelle che non scappano o non denunciano non necessariamente appartengono alle ultime due ‘categorie’, preferisco pensare che non abbiano spirito di iniziativa, genitori presenti o abbastanza soldi per affrontare un lungo, infinito e costosissimo iter giudiziario (infatti può capitare che in seguito si accodino ad altre che denunciano, per rafforzare la voce).
Quelle che scappano o si rivolgono alla giustizia nell’immediato non sono necessariamente più serie ma forse solo più pronte, fortunate o benestanti.
(“Sono tutti innocenti fino a prova contraria” non vale solo per chi aggredisce o ci prova, bensì anche per le vittime, mi spiego?)

Io sono scappata di fronte ad una proposta indecente a ‘scopo’ lavorativo, ma non mi sento di puntare il dito su alcuna donna, nemmeno se l’ha fatto per soldi, cavoli suoi, a meno che dopo non denunci, allora lì mi arrendo perché sono di fronte all’ indifendibilità del non-principio.
Alziamo la voce donne, non solo per dire che è pronto in tavola.
Ce la possiamo fare!