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Sesso e Agenti Immobiliari

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Sesso e Agenti Immobiliari

La ricerca della casa perfetta continua da mesi ormai e finalmente intravedo uno spiraglio di luce: trovo l’annuncio di una villetta, 200 metri quadri, da finire (ci sono solo i muri esterni) e un po’ di terreno intorno.

Ottimo. Vado in agenzia e chiedo informazioni.

Il mio agente mi avverte che il padrone di casa chiede 400 (quattrocento) mila euro, perché sai, c’è la possibilità di usare la struttura per uso commerciale… “Sì, ma io voglio viverci” – oso obiettare – “Sì, ma se si acquistasse per uso commerciale, il prezzo sarebbe più alto”- risponde lui- “Sì, ma io voglio sempre, solo, viverci”…
Mi farà sapere dopo aver parlato col proprietario.

Passa una settimana e non ricevo aggiornamenti. Sono sempre più tentata di passare casualmente davanti all’agenzia e “Oh! Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?!”, frase sempre attualissima ma più adatta al rimorchio che a un patetico tentativo di avere informazioni su una casa che voglio disperatamente. Desisto.

Passano due settimane e comincia a configurarsi un quadro clinico che suggerisce il delirium tremens da astinenza di notizie. Non posso farmi vedere debole adesso, devo tenere duro che da 400 mila a 500 è un attimo.

Entro nella terza settimana e comincio il travaglio: devo partorire questa transazione. Entro risoluta in agenzia, indosso una fintissima espressione da Crudelia De Mon e mi arrotolo un’immaginaria stola di visone al collo: “Salve, mi sono ricordata di non aver lasciato il numero di telefono, la volta scorsa…” e intanto mi chiedo quanto in basso possa ancora cadere, dato che sono cliente di quella agenzia da anni, con un mio locale messo in affitto da loro.

Si affaccia l’agente dall’ufficio e mi invita ad entrare.

“Salve, non l’ho richiamata perché non ho buone notizie: il padrone di casa della villetta chiede sempre 400 (quattrocento) mila euro”.
Mi cade la stola.
“Ah, e la Porsche inclusa dov’è parcheggiata?” chiedo mentre mi rendo conto di aver perso la mia casetta dei sogni.

Lui è più ottimista di me “Però avrei una multifamiliare… ”

Allora non mi ascolta? “Come ho già detto all’inizio: non voglio gente attaccata a me”.

“Ma ci sarebbe solo un muro in comune e poi è nuova… ”

“Non voglio gente a fianco a me”

“Ed è molto spaziosa… ”

“Non voglio gente che respiri il mio stesso ossigeno”

“Ed è vicino al centro… ”

“Non concepisco la possibilità di poter percepire attività umana nei pressi della mia abitazione”

“Ha un costo adeguato… ”

“Mi pagano loro per abitarci? No. Allora non è adeguato”

E così, con la stola ridotta a un cencio, il trucco colato, la pelle accaldata, esco dall’agenzia, dopo aver consumato un tipico “rapporto sessual immobiliare” che anche stavolta mi ha lasciato insoddisfatta.

E neanche una telefonata il giorno dopo!