europe

Sveglia, maledetta sveglia.

Proprio adesso che i sogni passavano dal bianco e nero al colore e io dovevo dire l’ultima parola. Ormai l’autunno incalza, fuori pioviggina e il piumone ti urla insistentemente «Resta cuuuu mmmeeeeee». Ebbene sì: io ho il piumone partenopeo, non per darmi un tono, ma perché Giggino del mercato rionale ha tutta roba Made in Naples very original e te la tira dietro per due spicci. E poi vabbè, si chiama Giggino, che altro potrei aggiungere! Comunque mi alzo, infilo le ciabatte (cinesi) col pelo e mi accingo alla trasformazione: perdo le sembianze da cinquantenne dormiente e magicamente inizio a calarmi nei panni della Dea Kalì. Un’ora scarsa per alzarsi, lavarsi, portare fuori il cane a fare pipì, dare da mangiare al cane, portare di nuovo fuori il cane altrimenti ti fa il resto sul tappeto del soggiorno, che io ho un cane choosy e se piove non si vuole bagnare le zampette. Poi svegliare la pargola, preparare la colazione, preparare la merenda per scuola, tornare a vestirsi, truccarsi per rendere presentabile quella cosa spettinata ed informe che mi si presenta dinanzi allo specchio; ricordarsi di spegnere e chiudere tutto e soprattutto ricordarsi il telefono che, magicamente, sembra ricevere le chiamate importanti quando rimane attaccato al caricabatterie sul comodino. E via in macchina nel traffico. Già, il traffico. Che davvero, io non riesco proprio a capire come possa l’automobilista essere “sempre, costantemente incazzato come una bestia”, già di primo mattino: chi ti taglia la strada chi ti urla improperi, chi pensa di essere sul circuito di Monza con Alonso attaccato al culo quando c’è in gioco il mondiale di Formula 1. E mica se ne fottono se piove e quando freni parte l’acquaplaning. Prima tappa a scuola, dove ormai, dopo ben tre anni, hai rinunciato a trovare un parcheggio e tua figlia si ritrova coordinata con la mano sopra la maniglia, pronta a scendere al volo tra un flusso di auto e l’altro e a schizzare fuori come la Cristoforetti nello spazio, al tuo VIA.

E finalmente arrivi in ufficio, pronta ad affrontare una mattinata qualsiasi, con gli stessi immancabili problemi: il capo ti guarda, sorride e magari ti dice: riposato bene? Tu lo guardi, sorridi a tua volta, prendi il tempo per pensare nell’ordine:

-A che cosa significhi la parola riposo;

-A che cosa comporterebbe rispondere seraficamente al tuo capo: STOCAZZO;

-A girare le terga ritornare dal tuo piumone, mai veramente abbandonato;

ma rispondi: certo capo, benissimo, sono pronta ad INIZIARE la giornata…..Proprio adesso che i sogni passavano dal bianco e nero al colore e io dovevo dire l’ultima parola…

Ormai l’autunno incalza, fuori pioviggina e il piumone ti urla insistentemente «Resta cuuuu’ mmmeeee». Ebbene sì: io ho il piumone partenopeo! Non per darmi un tono ma perché Giggino del mercato rionale ha tutta roba Made in Naples very original e te la tira dietro per due spicci. E poi vabbè, si chiama Giggino, che altro potrei aggiungere? Comunque mi alzo, infilo le ciabatte (cinesi) col pelo e mi accingo alla trasformazione: perdo le sembianze da cinquantenne dormiente e magicamente inizio a calarmi nei panni della Dea Kali. Un’ora scarsa per alzarsi, lavarsi, portare fuori il cane, dare da mangiare al cane, portare di nuovo fuori il cane (altrimenti ti fa il resto sul tappeto del soggiorno, che io ho un cane choosy e, se piove, non si vuole bagnare le zampette).

Poi svegliare la pargola, preparare la colazione, preparare la merenda per scuola, tornare a vestirsi, truccarsi per rendere presentabile quella cosa spettinata ed informe che mi si presenta dinanzi allo specchio; ricordarsi di spegnere e chiudere tutto e soprattutto ricordarsi il telefono che, magicamente, sembra ricevere le chiamate importanti quando rimane attaccato al caricabatterie sul comodino. E via in macchina, nel traffico.

Già, il traffico.

Che, davvero, io non riesco proprio a capire come possa l’automobilista essere, già di primo mattino, essere incazzato come un elefante con l’otite: chi ti taglia la strada, chi ti urla improperi, chi pensa di essere sul circuito di Monza con Alonso attaccato al culo quand’è in gioco il mondiale di Formula 1. E mica se ne fottono se piove e quando freni parte l’aquaplaning.

Prima tappa a scuola, dove ormai -dopo ben tre anni- hai rinunciato a trovare un parcheggio e tua figlia si ritrova coordinata con la mano sopra la maniglia, pronta a scendere al volo tra un flusso di auto e l’altro e a schizzare fuori come la Cristoforetti nello spazio, al tuo VIA.

E finalmente arrivi in ufficio, pronta ad affrontare una mattinata qualsiasi, con gli stessi immancabili problemi. Il capo ti guarda, sorride e magari ti dice: “Riposato bene?”.

Tu lo guardi, sorridi a tua volta, prendi il tempo per pensare nell’ordine:

– a che cosa significhi la parola riposo;

– a che cosa comporterebbe rispondere seraficamente al tuo capo: “Stocazzo!”

– a girare le terga ritornare dal tuo piumone, mai veramente abbandonato;

…ma rispondi: “Certo capo, benissimo, sono pronta ad INIZIARE la giornata…”.